
L'ultimo regalo del Como ai suoi tifosi per il debutto in Champions è speciale Il presidente Mirwan Suwarso rinuncia al suo posto in tribuna
Dalla Serie B alla Champions League, il Como non ha mai smesso di muoversi secondo una filosofia precisa, dentro e fuori dal campo. Una linea che negli anni si è tradotta in scelte spesso coraggiose, a volte sorprendenti, non sempre immediate da comprendere. Come nel novembre 2023, quando il club decise di interrompere il rapporto con Moreno Longo nonostante il sesto posto in Serie B, affidando la panchina a un esordiente assoluto come Cesc Fàbregas. Oppure nella scelta di costruire il futuro puntando con decisione sui giovani talenti, trasformando giocatori come Nico Paz in simboli di un progetto che guarda ben oltre il presente.
La stessa determinazione ha accompagnato il percorso verso la Champions League. La volontà della proprietà è stata chiara fin dall'inizio: il debutto europeo del Como contro il Lipsia doveva avvenire nella sua casa, al Sinigaglia. Una scelta che ha richiesto una corsa contro il tempo per completare i lavori di adeguamento dello stadio, ma che ha permesso al club di portare la propria prima notte europea proprio dove tutto è cominciato.
Il presidente Suwarso rinuncia ai suoi posti
E proprio perché questa prima parte del percorso deve chiudersi dove è cominciata, il Como ha deciso di fare un ulteriore passo per andare incontro alla propria gente. Anzi, per regalare una serata da sogno a chi c'era prima che il quiet luxury facesse il suo ingresso sulle tribune del Sinigaglia, insieme ad attori, cantanti, ex calciatori e a una nuova dimensione di star power. In occasione della partita contro il Lipsia, il presidente Mirwan Suwarso ha infatti annunciato di aver rinunciato, insieme ad alcuni membri della dirigenza, ai propri posti in tribuna per lasciarli ai tifosi più anziani. Una scelta dettata dalla capienza ridotta dello stadio e dal numero limitato di biglietti disponibili, ma soprattutto dalla volontà di fare spazio a chi ha aspettato questa notte più a lungo di chiunque altro. Nel dettaglio i tifosi nati nati nel 1950 o prima, che hanno seguito il Como in ogni categoria e in ogni epoca.
È un gesto che racchiude perfettamente il doppio binario lungo cui si sta muovendo il Como. Da una parte, la ferma volontà di costruire un club capace di competere anche sul piano dell'immagine con le grandi realtà del calcio europeo, creando intorno alla squadra un ecosistema in cui calcio, moda, entertainment e lifestyle convivono naturalmente. Dall'altra, la consapevolezza che nessuna trasformazione può prescindere dalle proprie radici. Perché prima delle notti di Champions League c'erano le trasferte di Serie D. Prima degli attori e degli ex calciatori in tribuna c'erano gli anni più complicati, i fallimenti societari e le ripartenze. Prima che il nome Como diventasse internazionale, c'erano tifosi che continuavano a esserci, indipendentemente dalla categoria, dal risultato o dalle ambizioni del club.
La Champions League come nuovo punto di partenza
In questo percorso virtuoso, non tutte le decisioni sono state accolte dagli applausi. È il caso della scelta, comunicata a inizio stagione, di ritirare l’abbonamento ai tifosi che accumulano tre assenze ingiustificate, una misura che ha inevitabilmente generato discussioni. Ma anche in questo caso, dietro una decisione che può apparire rigida, si intravede la stessa filosofia che accompagna il progetto Como: costruire un rapporto con la propria tifoseria che non sia legato esclusivamente al risultato della domenica.
L’obiettivo è creare una community coesa, presente e consapevole, capace di rimanere vicina al club indipendentemente dalla categoria, dalla classifica o dal momento della stagione. Un legame che non si esaurisca nei 90 minuti, ma che diventi parte dell’identità stessa della società. Perché se il Como sta costruendo una squadra capace di confrontarsi con il calcio europeo, allo stesso tempo vuole costruire intorno a sé una tifoseria che possa accompagnarlo nel lungo periodo. Fedele non soltanto quando tutto funziona, ma soprattutto quando arriveranno inevitabilmente momenti più complicati. È un'altra faccia della stessa ambizione: portare il Como verso un nuovo livello senza perdere quella dimensione di appartenenza che, prima ancora dei grandi nomi e delle notti di Champions League, ha permesso al club di arrivare fin qui.