
Storia ed estetica dello Stadio Diego Armando Maradona di Napoli E come potrebbe cambiare per Euro 2032
Il 6 dicembre 1959 veniva inaugurato con il nome di Stadio del Sole, quella che è la casa del Napoli da quasi settant’anni. La struttura realizzata dall’architetto Carlo Cocchia in stile brutalista poteva inizialmente contenere circa 87500 mila spettatori in piedi, diventando uno degli impianti più capienti della Penisola. Tra ristrutturazioni e messe in sicurezza, lo stadio ha subito riduzioni di capacità, fino ad arrivare agli attuali 54.732 posti. La storia dell’attuale Diego Armando Maradona ha attraversato momenti di iniziale vanto e fascino, passaggi intermedi segnati da criticità della struttura, ammodernamenti, progetti di rifacimento naufragati, fino ad arrivare allo stato odierno e al cruciale piano di restyling, presentato lo scorso agosto al fine di rientrare tra i cinque stadi italiani che verranno scelti per Euro 2032.
L’attuale condizione del Maradona
L’impianto sportivo odierno, come accennato, si presenta intitolato a Diego Armando Maradona dal 5 dicembre 2020, a soli nove giorni dalla scomparsa del Pibe de Oro. Il nome del campione argentino è andato a scrivere una nuova pagina di quello che per 57 anni è stato lo stadio San Paolo in onore di Paolo di Tarso, santo che secondo la tradizione approdò in Italia sbarcando a Fuorigrotta, quartiere di Napoli ovest dove sorge l’impianto. La struttura rimane quella originale a pianta ovale, con un primo anello sotto il livello stradale ed un secondo anello più ampio. Ad essi se ne aggiunge un terzo tutt’oggi inaccessibile, di cui parleremo più avanti. I precedenti seggiolini di colore rosso sbiadito sono stati sostituiti a partire dall’estate del 2019 con tonalità di blu ed azzurro, bianco e giallo, oltre alla composizione della scritta “Napoli” nei Distinti.
Gli spogliatoi, per volere del presidente Aurelio De Laurentiis, sono stati disegnati dallo scenografo cinematografico Tonino Zera, con riferimenti a giocatori e simboli del club. A metà strada tra lo spogliatoio di casa e quello degli ospiti campeggia poi una statua di Maradona realizzata dalla Fonderia Nolana, a dimensioni reali e dal peso esatto del campione durante i Mondiali di Messico 1986. Luciano Spalletti, scaramanticamente, toccava il piede mancino della scultura prima dell’ingresso in campo della squadra, Antonio Conte appoggiava la mano sul pallone o sul polpaccio. Con una pista d’atletica ingombrante e pressoché inutile, come in tanti altri stadi d’Italia, il San Paolo non è propriamente considerato un impianto virtuoso, bensì una cattedrale sportiva dal forte simbolismo con necessità di rinnovamento.
Il progetto di ristrutturazione
Una dicotomia di vedute, non ancora sopita, esiste storicamente tra le istituzioni territoriali e i presidenti del Calcio Napoli per ciò che riguarda lo stadio. Già negli Anni Ottanta Corrado Ferlaino, patron del club durante l’era maradoniana, avrebbe voluto costruire un megastadio da 150 mila posti a Casoria. Attualmente il braccio di ferro è tra il Comune, promotore per il restyling del Maradona e Aurelio De Laurentiis, che ambisce ad un nuovo impianto a Bagnoli. Ad inizio agosto è stato presentato dal sindaco di Napoli Gaetano Manfredi il progetto di fattibilità tecnico-economica per il restyling approfondito dello Stadio Maradona. Tutte le autorizzazioni necessarie sono state tutte ottenute per procedere al bando, l’obiettivo dichiarato è quello di ospitare Euro 2032.
Il primo punto fondamentale è l’aumento di capienza che porterebbe lo stadio da 54.732 a 63.300 posti, di cui oltre 50 mila che soddisferebbero la normativa UEFA. Tra questi, sono previsti anche posti per persone con disabilità e ben 36 sky box. Destinati alle nuove aree VIP e hospitality, vi sarà la riapertura dei parcheggi sotterranei, in disuso dai tempi del Mondiale italiano del 1990. Verrà poi rimossa la pista d’atletica per avvicinare le tribune al campo da gioco, portando il nuovo primo anello a circa 6-7 metri dal rettangolo verde. In tema di sostenibilità, verranno installati 5300 metri quadri di pannelli fotovoltaici, oltre ad un sistema di recupero delle acque piovane che verranno convertite in energia. La copertura superiore sarà estesa di 15 metri e si passerà dagli attuali 28 piloni che sostengono la struttura a 23, con una sensibile riduzione delle oscillazioni. Sarà poi interessante vedere come si svilupperà la facciata esterna che, secondo quanto comunicato, avrà richiami alla struttura originaria, al club ed inevitabilmente alla figura di Diego Armando Maradona.
L’obiettivo è creare un polo sportivo e socio-culturale operativo sette giorni su sette, con aree verdi esterne ed attività in un’area, quella di Fuorigrotta, con una posizione strategica che consente una buona accessibilità e mobilità, con trasporti diretti dall’aeroporto di Capodichino e il servizio di tre linee della metropolitana cittadina. L’investimento complessivo sarà di 200 milioni di euro, dei quali 150 stanziati dalla regione e 50 dal comune. L’inizio dei lavori è previsto nel 2027 con l’opera pronta entro il 2030, salvo eventuali ritardi. Le attività di ristrutturazione, in ogni caso, non impediranno l’utilizzo dell’impianto durante il loro svolgimento né la riduzione temporanea della capienza, dato l’ampliamento del terzo anello.
Il problematico terzo anello
@nssedicola Oggi, nel giorno che sarebbe stato il 65º compleanno di Maradona, abbiamo seguito la processione organizzata dal Museo Maradona Collezione Vignati nel suo percorso tra il centro di Napoli e lo Stadio, in attesa di vederla dalle 18 da nss edicola. Un percorso a tappe in cui tifosi e appassionati di Diego hanno reso omaggio, ognuno a modo suo, all’eterno numero 10. #nssedicola #maradona #diegoarmandomaradona #napoli #naples suono originale - nss edicola
Nato in ritardo, vissuto per poco tempo, chiuso da oltre vent’anni: è questa la storia del terzo anello dello Stadio Maradona. Nell’importante opera di restyling dell’impianto, in previsione di Italia ‘90, rientrava la costruzione di un nuovo anello superiore, direttamente collegato alla copertura, anch'essa realizzata per lo stesso evento. Non tutti i lavori furono però ultimati in tempo per la competizione iridata, con il terzo anello così inserito tra gli interventi postumi all’evento. La sua vita è stata molto breve, il suo utilizzo esiguo, essendo stato chiuso dopo poco tempo per ragioni di sicurezza.
La sua struttura differisce da quella dei primi due anelli, come se fosse un corpo metallico a sé stante, il quale mal sopportava i problemi vibrazionali che, durante le gare, venivano causate dalle esultanze degli spettatori e dai loro movimenti. Attraverso i sostegni della struttura, infatti, le oscillazioni si propagavano anche all’esterno dello stadio, fino a provocare lesioni all’interno di alcuni appartamenti nelle aree circostanti. La soluzione più pragmatica è stata dunque quella di chiudere l’intero anello già ad inizio Anni 2000, rendendolo inaccessibile da oltre 20 anni, con la definitiva chiusura del 2005. Lo scorso maggio, però, la Regione Campania ha stanziato i primi fondi con i quali sono iniziate le prime indagini sperimentali e di messa in sicurezza, previ alla sua ricostruzione prevista nel piano del nuovo Maradona.
La selezione degli stadi per Euro 2032
Entro il 31 luglio scorso la FIGC ha ricevuto le candidature di 13 città e 16 diversi stadi, ciascuna con il proprio dossier da esaminare, per il Campionato Europeo del 2032 organizzato da Italia e Turchia. Ad ambire ad ospitare una delle maggiori competizioni calcistiche a livello internazionale sono le seguenti venues: Bari con il San Nicola, Bologna con il Dall’Ara, Cagliari con un nuovo impianto, Firenze con il Franchi, Genova con il Ferraris, Lecce con il Via del Mare, Milano con l’attuale o il nuovo San Siro, Napoli, Palermo con il Barbera, Roma con l’Olimpico o un nuovo stadio a Pietralata, Salerno con l’Arechi, Torino con l’Allianz Stadium e Verona con il Bentegodi. Il prossimo passo verrà effettuato entro il 1° ottobre, quando la Federazione trasmetterà all’UEFA gli stadi individuati per proseguire il processo di selezione.
La lista finale che verrà presentata vedrà una scrematura a 5 sedi definitive, con due stadi supplementari di riserva. Gli stringenti criteri UEFA prevedono una capienza minima di 30 mila spettatori, alti livelli di sostenibilità ed accessibilità e con un inizio dei lavori di ristrutturazione con start nel 2027. Allo stato attuale delle cose, l’unica sede che può essere pressoché certa del posto, poiché rispetta tutti i requisiti, è Torino con l’Allianz Stadium. Alla prima capitale d’Italia si accoda quella attuale, poiché Roma, pur avendo ancora molteplici incognite, non può essere esclusa dalla lista anche per un semplice fattore di status. Per tutti gli altri, rimangono ad oggi progetti che dovranno essere concretizzati, tra proposte di strutture ex novo o con massicci restyling. Il margine di tempo si riduce sempre più, i sogni e le speranze dovranno diventare molto presto realtà. E Napoli, con il progetto comunale presentato, vuole giocarsi le proprie carte.













































