Quale sarà la prossima scarpa di Steph Curry? Tutti i modelli indossati dopo il divorzio da Under Armour

Il 14 novembre 2025, nel riscaldamento di San Antonio Spurs-Golden State Warriors, una partita valida per il Girone C di NBA Cup, Steph Curry viene visto indossare delle Nike Kobe 6 Protros Mambacita. Sebbene si tratti nelle intenzioni di un tributo - la scarpa è stata rilasciata nel 2022 per onorare Kobe e Gianna Bryant, morti nel 2020 in un incidente in elicottero -, il gesto in realtà traccia una linea di demarcazione simbolica per la conclusione della storia tra la superstar NBA e Under Armour.

Meno di ventiquattro ore prima, infatti, era stata diffusa la grande notizia che Steph Curry fosse diventato un free agent nel mondo delle sneakers, dopo aver concordato pacificamente una separazione dal brand con il quale ha collaborato dal lontano 2013 - e con cui aveva firmato un contratto a vita appena nel 2023. Ad oggi, questa situazione non si è ancora risolta, e i parquet NBA sono diventati una vera e propria passerella per le sfilate del numero 30, che ha scelto di indossare una scarpa diversa quasi ogni sera.

I motivi della separazione da Under Armour

Non ci sono stati chiarimenti ufficiali da parte di Under Armour o del giocatore, solo dichiarazioni di circostanza che hanno evidenziato il rispetto reciproco tra le parti. Il marchio indipendente Curry Brand, una filiale di UA dal 2020, rimane autonomo e di proprietà di Steph, così come lo diventeranno i loghi distintivi quale il classico Splash. Dall’altra parte, Under Armour presenterà comunque le Curry 13 a febbraio, e proseguirà la vendita dei prodotti della linea Curry Brand fino a ottobre 2026.

Logisticamente, la scelta fa parte di un piano di ristrutturazione che l’azienda ha deciso di attuare nel 2025, prevedendo una spesa di 160 milioni di dollari - all’altezza di settembre 2025 gli oneri di ristrutturazione e correlati corrispondevano a circa 147 milioni di dollari -, poi ampliato al 2026 con un ulteriore stima da 95 milioni di dollari. In questa strategia, e nei costi, era inclusa anche la separazione da Curry Brand, prevedendo un fatturato tra i 100 e i 120 milioni di dollari nel 2026 dai marchi cestistici UA, inclusa la linea del giocatore NBA, nonostante la decisione. Al momento, anche se è un po’ troppo presto per dirlo, la scelta dal punto di vista aziendale sta rendendo. Il Reddito Operativo Rettificato di UA, in sostanza l’utile reale, è salito a una stima tra i 95 e i 110 milioni di dollari, mentre prima rientrava nella forbice 90-105, mentre le azioni hanno registrato un rialzo del 7.2% a inizio 2026 dopo un massiccio investimento da parte di Fairfax Financial Holdings Limited.

Sponda Curry, invece, non si conosce realmente il motivo. Quella che dal giocatore e dai suoi rappresentanti è stata definita come una mancanza di impegno da parte di Under Armour nel rispettare la partnership comprende un ombrello troppo ampio di motivazioni. Varie fonti hanno smentito la frustrazione di Curry per la mancata firma di Caitlin Clark, superstar e volto della WNBA, mentre più realistico sembra il malcontento nei confronti di Under Armour per non aver optato per una partnership con Azzi Fudd. Quest’ultima, guardia delle UConn Huskies in NCAA e potenziale prima scelta assoluta al WNBA Draft 2026, è stata comunque accolta da Curry sotto il marchio Thirty Ink (in precedenza SC30) con un accordo NIL, tipologia di contratto divenuta ormai comune tra gli atleti collegiali, che possono firmare per monetizzare per mezzo della propria immagine.

Quale sarà la prossima scarpa di Curry?

Il prossimo passo per Wardell Stephen Curry II, questo il suo government name, consiste nel trovare una nuova sponsorizzazione. Opzioni plausibili potrebbero essere i big del settore come adidas, Anta Sports e Nike. Il primo brand di questa lista vanta un volto come Anthony Edwards, al quale Curry ha già reso omaggio il 12 dicembre scorso in occasione della sfida contro i Timberwolves vestendo la sua signature, le AE2, e replicando nella sfida recente del 25 gennaio con altre adidas, modello Crazy Energy+. Quanto ad Anta Sports, il brand cinese è in rampa di lancio da anni, e l’acquisto del 29% delle azioni di Puma di questi giorni, con un affare da oltre 1,5 miliardi di euro, ne è la conferma. Tra gli ambasciatori NBA si possono annoverare Klay Thompson, ex Splash Brother di Curry agli Warriors, e Kyrie Irving, entrambi ai Dallas Mavericks - ed entrambi omaggiati da Steph con la scelta delle KT 11 nella partita di Natale e delle Chinese New Year KAI 3 in occasione della sfida del 22 gennaio scorso, quando si è presentato nel tunnel pregara con delle ANTA Roots "Ombré Blue".

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Un’opzione come Nike, invece, sebbene possa sembrare la più logica dal punto di vista del potenziale profitto, nonché un ritorno alle calzature collegiali dei tempi di Davidson, merita un asterisco datato estate 2013. Al tempo, quando Curry era poco più di un futuro All-Star di belle speranze che aveva guidato la propria squadra alle semifinali di Conference, il marchio puntava forte su atleti quali LeBron James, Kobe Bryant e Kevin Durant. Secondo una nota storia di ESPN, raccontata dal padre Dell, Nike invitò al proprio camp del 2013 solo due giovani talenti, Anthony Davis e Kyrie Irving, mentre con Curry fu tenuto un semplice meeting, durante il quale i presentatori continuavano a sbagliare il nome, chiamandolo Steph-on, e fu riciclata una presentazione Power Point dove compariva una slide dedicata a Durant. Non solo Curry si accorse, da allora, che sarebbe stato solo un atleta di Serie B per Nike, ma anche di voler seguire una strada diversa. Il resto è storia. Proprio per questo, sebbene dal divorzio con Under Armour abbia indossato prevalentemente Nike - in 12 partite, contro 11 complessive per tutti gli altri marchi che non siano Curry o UA -, non è detto che non possa verificarsi una certa ciclicità degli eventi.

Gli esempi Tiger Woods e Roger Federer

Anta Sports è solo una delle tante aziende con sede in Cina, dal punto di vista commerciale molto appetibili per una stella NBA di questo calibro in cerca di una sponsorizzazione redditizia. Un esempio dal mondo del basket americano simile a quanto fatto da Curry con Under Armour è quello di Dwyane Wade e Li-Ning: la collaborazione è nata nel 2012, portando al lancio della linea Way of Wade e alla firma di un accordo a vita nel luglio 2018. Questa potrebbe rappresentare un’opzione per Curry, che ha indossato Li-Ning in quattro occasioni quest’anno, la più recente a Miami il 19 gennaio, proprio con le Way of Wade 12 nella casa del loro padre naturale.

Ma, sebbene questa esperienza di Wade ricordi molto quella di Curry con Under Armour, a impostare il blueprint per i prossimi passi della stella di Golden State potrebbero essere stati altri due atleti. Uno è Tiger Woods, leggenda del golf, che nel 2024 ha messo fine a una collaborazione con Nike durata 27 anni - e fruttata poco meno di 700 milioni di dollari - per lanciare il proprio marchio Sun Day Red, in collaborazione con TaylorMade Golf Company, azienda specializzata in attrezzature da golf. Curry, che nel tempo libero impugna molto spesso la mazza e ha dichiarato più volte di avere in mente una carriera da senior nel PGA Tour una volta ritirato, potrebbe essere un nuovo volto per il brand.

L’altro è la leggenda del tennis Roger Federer, che nel 2018 ha concluso una partnership con Nike durata 24 anni per firmare prima un accordo da 700 milioni di dollari con il marchio giapponese Uniqlo, poi per investire 50 milioni nell’azienda svizzera On. La quale, nel 2021, ha rilasciato la prima scarpa personale indossata dal tennista, THE ROGER Pro, il cui modello Pro Fire è apparso proprio ai piedi di Steph Curry nel riscaldamento prima della sfida del 20 gennaio contro i Toronto Raptors. Un indizio di quella che potrebbe diventare la prossima scarpa della superstar NBA?