
L'evoluzione estetica della nazionale giamaicana di bob Da Calgary 1988 a Milano Cortina 2026
La nazionale giamaicana di bob torna a Milano Cortina per l’edizione 2026 dei Giochi Olimpici Invernali. Dal suo debutto nel 1988 a Calgary, la squadra caraibica ha partecipato a otto delle dieci edizioni totali che si sono disputate creando uno dei binomi più singolari della storia dello sport. La Giamaica è da sempre identificata per i suoi successi nell’atletica, tanto che ancora oggi Usain Bolt è l’uomo più veloce al mondo nonostante abbia fatto registrare il record mondiale sui 100 metri nel 2009 fermando il cronometro a 9.58. Ma dopo l’atletica, lo sport che più ha rappresentato la Giamaica agli occhi del mondo è il bob.
Le origini
La leggenda, come detto, nasce a ridosso dei Giochi di Calgary del 1988 su idea di George Fitch, commerciante americano di base in Giamaica che rimase impresso da una gara di velocità in cui venivano spinti dei carrelli di fatto emulando l'atto iniziale di ogni gara di bob. Come conseguenza di questa intuizione, venne creata una squadra selezionando i componenti attraverso una serie di provini dedicati a militari che per intraprendere questa carriera avevano abbandonato lo sport. I quattro atleti che si presentarono in Canada furono Mike White, Devon Harris, Dudley Stokes e Sam Clayton Jr.. La vicenda è stata raccontata, in maniera romanzata, dalla Disney nel film Cool Runnings, in italiano Quattro sotto zero. A livello agonistico, come previsto, le performance della squadra non furono eccellenti. Tuttavia, durante la loro ultima gara, la formazione si rese protagonista di un evento ancora oggi ricordato come uno dei momenti più importanti nella storia dei Giochi Olimpici Invernali: il bob a quattro si rovesciò nel tentativo di affrontare una curva. Quando gli atleti si rialzarono, furono accolti da applausi scroscianti del pubblico mentre si dirigevano verso la linea del traguardo.
Nel film gli atleti indossano una tuta griffata adidas ma nella realtà le cose andarono diversamente. In conferenza stampa le giacche a vento, colorate secondo le fantasie della bandiera, portavano il logo di Grafite, lo stesso brand che firmò le giacche a vento gialle con dettagli bianco e neri indossate in occasione della cerimonia di apertura. In pista un segno delle three stripes era però visibile dato che erano ai piedi dei quattro atleti, anche declinate in giallo per risaltare nel contrasto con la tuta da gara nera spezzata dal giallo e dal verde in modo da ricreare lo stesso disegno della bandiera. A contribuire ulteriormente all'eredità estetica di questa spedizione ci sono le t-shirt autoprodotte e rivendute nel corso dei Giochi Olimpici per potersi finanziare, un'iniziativa che farà da precursore alla maglia tie-dye della Lituania per le Olimpiadi del 1992.
L'evoluzione
Nelle edizioni successive le fantasie sono cambiate ma non l’idea di base, ovvero di portare sul ghiaccio l’identità caraibica della Giamaica creando un forte contrasto con la natura dei Giochi Olimpici Invernali. Ad esempio nel 1992 ad Albertville le tute erano equamente distribuite tra nero, verde e giallo ma era quest’ultima tonalità a spiccare per via del suo posizionamento al centro accanto ad una tonalità di verde leggermente più spenta. Il nero tornò ad essere il colore predominante a Lillehammer nel 1994 e Nagano nel 1998, quando Reebok creò una fantasia sorprendente con raggi di sole che si propagavano dal Vector sino a raggiungere le maniche, colorate di verde.
È l’edizione del 2002 a Salt Lake City a sconvolgere i parametri estetici in quanto viene realizzata una tuta in tinta unita gialla spezzata solamente da elementi bianchi, eliminando di conseguenza qualsiasi inserto nero. La nazionale giamaicana di bob saltò le due edizione successive a Torino e Vancouver per tornare a Sochi, in Russia, nel 2014: per l’occasione PUMA decise di riprendere il discorso estetico dallo stesso punto in cui era stato abbandonato, disegnando dalle tute gialle nella parte superiore con piccoli inserti pixelati neri all’altezza dei polsi e del torso, che andavano poi a combinarsi con il pezzo inferiore della tuta.
L'epoca moderna
Il 2018 segna un altro momento storico perché per la prima volta, a rappresentare la Giamaica nel bob in un’edizione dei Giochi Olimpici Invernali furono due donne: Jazmine Fenlator-Victorian e Carrie Russell, che per l’occasione sfoggiano una divisa PUMA che sfrutta l’effetto gradiente per creare un gioco di sfumature in cui i tre colori canonici si mescolano senza mai sovrastare e creando un effetto elegante. L’associazione con PUMA si è sviluppata anche a Pechino nel 2022 con una soluzione simile, un kit con effetto gradiente che nella parte superiore sfumava in un pattern geometrico mentre nella parte inferiore creava una fantasia in stile cielo stellato.
Ora l’attesa è per Milano Cortina dato che il prossimo 6 febbraio, in occasione della cerimonia di apertura, anche la nazionale giamaicana di bob sfilerà sul prato di San Siro. C’è curiosità per scoprire i look formalwear della spedizione e se in pista gli atleti porteranno una tuta ad hoc per l'evento oppure lo stesso design visto nelle gare di qualificazione, una tuta prevalentemente nera con una bandiera disegnata all’altezza del petto oppure con una piccola v sempre all’altezza del petto che separa il nero dal verde. A prescindere da ciò, sarà comunque un look iconico.








































































