
L'eredità estetica di Nagano 1998 è sottovalutata Snowboard, curling e il debutto dei giocatori NHL ai Giochi Invernali
Nella storia delle grandi manifestazioni sportive, ci sono edizioni che segnano una svolta. A livello estetico. Culturale. Competitivo. Questi appuntamenti tracciano una linea che separa il passato dal presente e indicano con chiarezza qual è la strada da percorrere nel futuro. Per i Giochi Olimpici, ad esempio, esiste un prima e un dopo Barcellona 1992 ovvero l’edizione che ha trasformato le Olimpiadi da semplice evento sportivo a manifestazione mainstream in grado di lasciare in eredità un patrimonio estetico e culturale. Provando a tracciare un paragone con i Giochi Olimpici Invernali, l’edizione che ha stravolto i paradigmi trasformando i giochi invernali così come li conosciamo oggi è Nagano 1998.
NHL alle Olimpiadi: quando l’hockey diventa globale
Se Barcellona 1992 è ricordata per il debutto assoluto del Dream Team, la squadra statunitense di pallacanestro che per la prima volta schierava in campo giocatori NBA, Nagano 1998 è l’edizione che segna il debutto dei giocatori NHL. Una rivoluzione per l'hockey su ghiaccio. Per la prima volta i migliori giocatori della lega professionistica più importante al mondo potevano competere per la medaglia d’oro. Un momento storico divenuto leggendario nel momento in cui sull’aereo che porta la nazionale canadese in Giappone siede anche Wayne Gretzky, l’equivalente di Michael Jordan per l’hockey: il miglior giocatore della storia della NHL, all’epoca il miglior marcatore della lega che però prima di quell’edizione non aveva mai partecipato ai Giochi Olimpici. A differenza del Dream Team, che a Barcellona vinse l'oro senza incontrare veri rivali, il Canada di Gretzky tornerà dal Giappone a mani vuote, dopo aver perso contro la Finlandia nella finale per il bronzo, e dopo aver perso in precedenza in semifinale contro la Repubblica Ceca, che si aggiudicò l'oro.
Ad ogni modo, la partecipazione dei giocatori della NHL ha certificato il prestigio dei Giochi Olimpici Invernali per come li conosciamo oggi. Inoltre ha avallato la decisione del CIO di inserire in calendario la finale per la medaglia d'oro del torneo maschile come ultimo evento dei Giochi Olimpici Invernali, una tradizione ereditata dalle precedenti edizioni. Un ultimo evento di assoluto prestigio in grado di catturare l'attenzione degli appassionati, il meglio della competizione tra squadre che possa essere offerto. Accadrà anche a Milano Cortina 2026 dove i giocatori NHL torneranno a disputare il torneo olimpico per la prima volta dal 2014 dopo aver saltato le ultime due edizioni a PyeongChang nel 2018, per il mancato accordo tra la lega e la federazione internazionale, e Pechino nel 2022, per i rischi dovuti alla pandemia da Covid-19.
Snowboard e street culture: l’inizio di una nuova estetica
La partecipazione dei giocatori NHL non fu l’unica novità. Nagano 1998 è anche l’edizione che segna il debutto dello snowboard ai Giochi Olimpici Invernali, sconvolgendone completamente l’estetica. Per la prima volta, atleti in gara per una medaglia olimpica, non gareggiavano utilizzando gli ultimi ritrovati tecnologici, come ad esempio gli scarpini creati da adidas appositamente per Georg Hackl e che aiutarono lo slittinista tedesco a vincere la medaglia d'oro, ma pantaloni cargo, giacconi, maglioni. Non solo. Mentre completano le loro acrobazie sull'half pipe con tavole griffate Santa Cruz oppure Burton, dalle casse risuonano Supersonic degli Oasis, Riders on the storm dei The Doors oppure O.P.P. dei Naughty by Nature andando a stravolgere completamente il cerimoniale classico. Per la prima volta la street culture entrava ai Giochi Olimpici Invernali e da allora non sarebbe più uscita andando anzi ad ampliare la sua sfera di influenza.
La recente collaborazione tra Our Legacy e Goldwin celebra l'importanza di quel momento con una collezione outdoor di pantaloni e giacche in Gore-Tex. Questa linea è stata concepita per coloro che desiderano affrontare condizioni estreme senza rinunciare allo stile, un principio fondamentale per gli snowboarder globali. Per il lancio, i due marchi hanno ambientato una suggestiva campagna a Nozawa Onsen, una località sciistica giapponese situata per l’appunto nella prefettura di Nagano.
Curling, il ritorno che ha conquistato il pubblico
Oltre all'hockey e allo snowboard, Nagano 1998 ha segnato il ritorno definitivo del curling come disciplina olimpica. L’unica volta in cui le stone avevano portato ad una medaglia olimpica fu a Chamonix-Mont-Blanc in occasione dei Giochi Olimpici Invernali del 1924. Successivamente era uscito dai radar salvo essere reintrodotto come sport dimostrativo in occasione di Calgary 1988 e Albertville 1992. Il successo di queste esibizioni spinse il CIO a votare la sua reintroduzione ufficiale come sport olimpico nel 1998. Una decisione che ha permesso al grande pubblico di scoprire uno sport che, nel tempo, è passato dall’essere schernito o guardato con diffidenza al diventare uno dei più seguiti, in particolare da chi si avvicina ai Giochi Olimpici Invernali senza particolari aspettative. Analogamente a quanto accade con la scherma o la pallanuoto, il curling acquista ogni quattro anni, per un paio di settimane, una popolarità mondiale, e l'origine di questa tendenza è da ricondursi proprio a Nagano. Oggi sarebbe impossibile pensare un’edizione dei Giochi Olimpici senza curling.
Outfit, brand e stile: l’eredità visiva di Nagano 1998
Tra i tanti motivi per ricordare e celebrare Nagano 1998 ci sono anche gli outfit sfoggiati dagli atleti, sia in pista che nei momenti ufficiali. Come ad esempio la coppola indossata al contrario e la varsity jacket della spedizione canadese, oppure i cappotti lunghi abbinati ai cappelli in stile western di Team USA e le divise ufficiali disegnate da Mizuno per il Giappone, divenute poi ispirazione per la giacca disegnata da Ralph Lauren per Milano Cortina 2026. Altri brand che rubarono la scena con i loro prodotti furono ad esempio FILA, partner della nazionale italiana, che portò in pista l’iconico design con piccoli elementi ellissoidi posizionati a pochi centimetri di distanza l’uno dall’altro già utilizzato dalla Fiorentina nel corso di quella stagione. Reebok disegnò le divise ufficiali per la nazionale di bob giamaicana con elementi geometrici gialli che simulando i raggi del sole si distribuivano lungo la tuta partendo dal Vector. Senza dimenticare le divise dai toni accesi che hanno contraddistinto sia le gare di pattinaggio di velocità che lo short track.
Dai Giochi ai videogame: Nagano e l’immaginario digitale
L'eredità dei Giochi Olimpici Invernali di Nagano 1998 trascende la semplice competizione sportiva, segnando una svolta significativa anche nell'ambito della concezione dei videogiochi. Il videogioco ufficiale, Nagano Winter Olympics '98, sviluppato da Konami, è considerato un pioniere: fu uno dei primi a impiegare innovativi modelli poligonali per generare un effetto tridimensionale immersivo. Questa tecnologia all'avanguardia permetteva al giocatore di vivere l'esperienza della gara in prima persona, arricchita inoltre da effetti sonori realistici e naturali. Un capolavoro che amplifica una volta di più l’importanza storica di Nagano 1998, edizione quasi totalmente dimenticata nell’immaginario collettivo ma decisiva per plasmare l’identità contemporanea dei Giochi Olimpici Invernali.














































































