Winter Circles: discovering the Milano Cortina Winter Olympics with nss sports
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L’estetica senza eguali del pattinaggio di figura a Milano Cortina Una forma d’arte, prima ancora che uno sport

Il pattinaggio di figura è lo sport più nobile presente a Milano Cortina 2026. Si tratta della prima disciplina invernale mai inclusa in un programma olimpico, debuttando a Londra nel 1908 e tornando ad Anversa nel 1920, per poi imporsi come pilastro dei Giochi Olimpici Invernali a partire dalla primissima edizione, quella di Chamonix del 1924. I pattini stessi, in quanto strumento in osso di animale, possiedono un’origine ancestrale, riconducibile alla sopravvivenza dei popoli di aree glaciali come Scandinavia, Russia o Regione Autonoma Uigura dello Xinjiang, dove sono state riscontrate tracce archeologiche risalenti fino a 5000 anni fa. La stessa denominazione moderna, di figura, è stata coniata dall’aristocrazia scozzese del Settecento, quando il primo circolo di pattinaggio su ghiaccio mai creato, lo Skating Club di Edimburgo, ideò un test di ammissione che prevedeva, tra le altre prove, di tracciare un cerchio completo con entrambi i piedi, o forme geometriche.

Come vengono giudicati gli atleti del pattinaggio su ghiaccio?

Nel vocabolario comune, però, la scelta è ricaduta su un termine tutt’altro che casuale, quello di pattinaggio artistico, particolarmente azzeccato. In primis, perché l’evoluzione nei decenni ha comportato anche il riconoscimento di una forma espressiva come la danza su ghiaccio in quanto specialità olimpica della disciplina, a partire solo da Innsbruck 1976 seppur presente nei Mondiali già dal 1952. Ma soprattutto perché la valutazione stessa di atleti e atlete si divide in due criteri: un giudizio di tipo puramente tecnico, in base all’esecuzione degli elementi obbligatori richiesti dalla specifica categoria, e uno a tutti gli effetti artistico, fondato sulla qualità di interpretazione della gara o della coreografia. La competizione a squadre, introdotta a Sochi nel 2014, rappresenta uno spettacolo a tutto tondo, che mette in scena ogni singola specialità, dal singolo maschile e femminile, fino alla sfida a coppie e alla danza su ghiaccio. Un’esibizione artistica vera e propria, più paragonabile a un’opera teatrale che a una competizione agonistica, dove la meccanica dei corpi è messa in risalto dalla creatività delle coreografie e soprattutto dall’estetica dei costumi.

Esistono regole per i costumi nel pattinaggio artistico?

Secondo il dress code ufficiale, la sobrietà è il requisito principale di ogni capo scelto per la competizione. Canoni molto rigidi escludono eccessiva teatralità o nudità, sebbene sia concesso sbizzarrirsi per fare in modo che l’abbigliamento sia allineato con la scelta musicale o coreografica. Nella categoria maschile vige l’obbligo dei pantaloni lunghi, mentre nel femminile, sebbene vada ancora per la maggiore, la gonna non è più obbligatoria dal 2004, una regola che a livello olimpico ha vissuto il proprio debutto a Torino 2006. Districarsi tra queste norme non è semplice, e soprattutto la complessità dei costumi consiste nella funzionalità, oltre che nell’estetica. Drappeggi eccessivi rischierebbero di intrecciarsi con i pattini o di limitare i movimenti, così come la scelta di accessori troppo impegnativi andrebbe ad appesantire i corpi al momento dei salti e delle evoluzioni. La grammatura di gioielli, perle o collane necessita una calibrazione al millimetro. Per questo motivo, esistono fuoriclasse del settore.

Chi è Satomi Ito?

Satomi Ito è una stilista giapponese con passate aspirazioni nel mondo dell’alta moda, che nel 2010 è stata stregata dall’esibizione della pattinatrice e connazionale Mao Asada a Vancouver nel pattinaggio libero, in particolare dai dettagli del suo vestito rosso. Da allora, Ito ha deciso di spostarsi nel mondo delle arti performative, passando da discipline come ginnastica ritmica e artistica al mondo della danza, fino a ottenere la prima collaborazione nello sport invernale con la giapponese Haruka Imai nel 2013, quando ancora lavorava per l’azienda Chacott. Indipendente dal 2015, il nome della stilista è divenuto il più famoso nella disciplina dopo l’exploit nel singolo maschile di Pyeongchang 2018, quando i suoi costumi sono stati coronati dall’argento di Shoma Uno e soprattutto dall’oro di Yuzuru Hanyu, tutt’oggi un’icona della televisione giapponese, nonché tra i volti più noti del pattinaggio di figura. Tra le collaborazioni medagliate, anche quella con Evgenia Medvedeva e Isabeau Levito, ora conclusa.

Chi ha disegnato i costumi di Ilia Malinin?

Non è un caso che a Milano Cortina 2026 sia ricaduta su di lei la scelta di Ilia Malinin, il nome più caldo della disciplina al momento, due volte campione mondiale e detentore del monopolio delle competizioni intercontinentali organizzate dalla International Skating Union nell’ultimo triennio, con 14 vittorie consecutive. Lo stile di Ito si riconosce nel tessuto Powernet, che offre un effetto vedo-non-vedo adagiandosi con precisione alla pelle degli atleti, mantenendo allo stesso tempo l’elasticità necessaria a non ostacolare i movimenti. Malinin è apparso indossare nell’ultimo anno un costume a tema vampiresco, dotato di strass a forma di gocce di sangue e di un’apertura sulla schiena dall'aspetto scheletrico, nelle competizioni Mondiali e negli eventi del circuito, ma per i Giochi Olimpici ha virato su altro.

Per il programma breve alla Milano Ice Skating Arena, la richiesta è stata quella di un costume ricalcato sul personaggio di Sargon, del videogioco Prince of Persia: The Lost Crown, composto dal solito tessuto reticolato, in questo caso color sabbia, sul quale sono comparsi disegni a forma di cinghie di cuoio all’altezza di petto, braccia e ginocchia. Anche se è stato l’abbigliamento del programma libero a brillare, un total black dai guanti fino ai pattini, capace di risaltare ancora di più le diramazioni dorate della parte superiore, comunicanti con la vita dei pantaloni e culminanti sui gioielli blu decoranti il petto e il collo. Un abito tanto bello, quanto poco fortunato, dal momento che la striscia vincente di Quad God si è interrotta proprio a causa di una serie inaspettata di errori nel programma libero, che ha fruttato solo un rumoroso ottavo posto nel singolo maschile.

Lisa McKinnon

Nonostante Satomi Ito non riconosca eguali nel proprio campo, proprio come Malinin, anche per la stylist giapponese a Milano è emersa una grande competitor. Lisa McKinnon è nata e cresciuta in Svezia, ma è diventata una stilista indipendente nel 2014 con un’azienda localizzata a Los Angeles, negli Stati Uniti, dove ha costruito il proprio dominio. Sono sette i nomi seguiti nel pattinaggio di figura nei Giochi Olimpici 2026, cinque dei quali della squadra a stelle e strisce, in particolar modo la totalità di quella femminile: le stelle Alysa Liu, Amber Glenn e Isabeau Levito, sia nel programma breve che nel libero, trio da loro stesso chiamato Blade Angels.

McKinnon, a differenza di Ito, ha il pattinaggio nel sangue, poiché ha praticato questo sport fin da piccola e ha progettato da sola i propri costumi dai dodici ai quindici anni. Da lì, ha continuato la propria carriera a buoni livelli, disegnando nel tempo libero capi di abbigliamento per le colleghe fino a ottenere incarichi di supervisione dei costumi a Las Vegas e Los Angeles, dove è diventata nel 2013 responsabile al Wallis Annenberg Center for the Performing Arts di Beverly Hills. A spingerla a mettersi in proprio, l’enorme successo di un capo disegnato per una studentessa su richiesta di un suo vecchio allenatore, anche lui stanziatosi in una pista locale. Da lì, il licenziamento e l’exploit della propria attività. Anche il suo stile è riconoscibile. Da ex pattinatrice, l’attenzione va tutta all’elasticità del tessuto, che deve allungarsi in tutte le direzioni, scegliendo quindi alternativamente tra spandex, Powernet e velluto elasticizzato. Prima dell’exploit di quest’anno, anche McKinnon si è fatta un nome a Pyeongchang 2018, vestendo la pattinatrice statunitense Karen Chen e i vincitori dell’oro a coppie per la Germania Aljona Savchenko e Bruno Massot.

Chi ha creato i costumi per Amber Glenn e Alysa Liu?

A mettere in risalto le creazioni di McKinnon a questi Giochi Olimpici sono soprattutto due volti molto cari alla Gen Z, le sopracitate Amber Glenn e Alysa Liu, un fenomeno globale più che due pattinatrici, entrambe oltre il milione di follower su Instagram. Glenn, nota anche per essere la prima atleta statunitense apertamente queer a competere nel singolo alle Olimpiadi, nonché attivista LGBTQIA+ sulle proprie piattaforme, ha scelto come tema per il programma breve del singolo femminile un caposaldo del pop come Like a Prayer. L’abito bordeaux progettato da McKinnon, in pizzo e con un drappeggio sulle spalle collegato alle maniche, dotate di un’ampia apertura all’altezza dei polsi, si combina alla perfezione con le collane a catena che si adagiano dalle clavicole al petto. Anche questa scelta non ha premiato l’atleta, classificatasi ottava nel singolo dopo una brutta prova nel programma breve, ma ha portato a un messaggio di auguri da parte di Madonna stessa. Indimenticabile, anche se non ha portato proprio bene.

Decisamente meglio per Alysa Liu, che ha chiuso il programma breve nel singolo femminile al terzo posto, confermando le chance di medaglia. Si tratta di un’altra personalità influente tanto quanto quella di Glenn, se non di più, con un background unico, che l’ha vista passare da promessa assoluta del pattinaggio, contesa tra Cina e Stati Uniti, al ritiro a soli diciannove anni dopo il bronzo a Pechino 2022, fino all’attuale ritorno di fiamma con le vittorie al Mondiale e nella competizione Grand Prix, prima di Milano Cortina. Una vita sin qui imprevedibile, come i suoi look, con i quali afferma la propria totale indipendenza, dal quasi punk anni '90 al The Tonight Show di Jimmy Fallon, passando per il piercing Smiley e dagli halo hair a fasce bionde e castane, fino ai collant leopardati indossati assieme all’abito Nike durante le prove ufficiali di Milano.

Per il programma breve, la sua scelta è ricaduta su un costume che la accompagnasse durante l'esecuzione di Promise, brano della cantautrice islandese Laufey, un tessuto mesh bianco che va a sfumare fino al grigio della gonna stratificata. Sempre coraggioso, ma nulla a che vedere con il costume metallico di argento ispirato a Bad Romance di Lady Gaga indossato nelle precedenti competizioni. Purtroppo, la sua scelta per l’esibizione finale nel singolo di Assago dovrebbe virare su altro, ma con Liu non si sa mai.

Il dominio giapponese

Nonostante la gara a squadre sia stata vinta dagli Stati Uniti, il Giappone ha ottenuto l’argento proprio sopra all’Italia, collezionando medaglie in ciascuna specialità del pattinaggio artistico fatta eccezione per la danza su ghiaccio. Manca solo il singolo femminile, dove le nipponiche sono posizionate benissimo a seguito del programma breve, con il primo posto di Ami Nakai e il secondo di Kaori Sakamoto. A incantare è stato soprattutto l’abito con il quale quest’ultima ha vinto la gara di programma libero nella competizione a squadre: un progetto del marchio francese Astraee Couture, aperto sulla schiena e con la simulazione di una collana di perle sullo scollo, ispirato al celebre brano Non, je ne regrette rien di Edith Piaf.

Un oro per il Giappone è invece già arrivato nel pattinaggio di figura a coppie, grazie al duo composto da Miura Riku e Kihara Ryuichi, che hanno scelto le musiche del film Il Gladiatore per la propria esibizione del programma libero. Mathieu Caron, lo stilista canadese che ha progettato il doppio costume, ha pensato a una decorazione in oro e grigio per Riku che richiamasse il marmo, in parte stampata e in parte dipinta a mano, mentre per il top femminile si è optato sempre per una stampa di ispirazione romana.

Dune si è preso Milano Cortina

Tra le presenze ingombranti inaspettate del pattinaggio di figura a Milano Cortina c’è Dune. La versione cinematografica più recente di Denis Villeneuve con protagonista Timothée Chalamet ha attirato l’attenzione di Mikhail Shaidorov, il pattinatore kazako che nel programma breve del singolo maschile ha indossato la replica di una tuta termica, nella pellicola utilizzata per percorrere il deserto del pianeta Arrakis ad altissime temperature. Una scelta che gli è valsa l’oro. Un contrasto, quello tra il calore asfissiante del deserto e il freddo ghiaccio, sperimentato ancora prima dalla coppia spagnola composta da Olivia Smart e Tim Dieck, che per il programma libero della danza su ghiaccio hanno replicato la coreografia con Dune come colonna sonora. Per i due si è trattato di un aggiornamento, dato che avevano già usato un costume a tema nel 2025, aggiungendo un po’ di policromia rispetto alle versioni precedenti, alternando il morbido drappeggio beige di Smart al costume blu di Dieck.

Creatività di coppia

Una curiosità sull’abito a tema Dune della coppia spagnola? A progettarlo è stata Madison Chock, che in questi Giochi ha vinto un oro con gli Stati Uniti nella competizione a squadre e un argento nella danza su ghiaccio pattinando assieme a Evan Bates, da poco suo marito. Chock ha disegnato in realtà ben quattro abiti in totale nell’evento, incluso il proprio, quest’ultimo in collaborazione con lo stilista canadese Mathieu Caron. Quello inscenato è un combattimento tra un toro, Bates, e il matador, Chock, dove i due si affrontano a passi di flamenco e il drappo rosso è rappresentato dalla foderatura interna della gonna indossata dalla controparte femminile.

Una storia unica, ma non quanto quella del costume degli altri due statunitensi, coinvolge Christina Carreira e Anthony Ponomarenko, danzatori su ghiaccio alla prima esperienza olimpica di coppia. Che ha rischiato di non iniziare nemmeno, dal momento che il costume ideato da Lisa McKinnon per il loro programma libero era andato smarrito tra i pacchi FedEx. Dopo un appello su TikTok da parte di Carreira, l’abito rosa cipria impreziosito da uno strappo idealmente ricucito da petali rossi è arrivato in tempo per l’esibizione, ispirata alla pellicola Perfume: The Story of a Murderer.

Il pezzo d’arte più unico della danza su ghiaccio di Milano Cortina è però quello indossato dai canadesi Piper Gilles e Paul Poirier nel programma libero che li ha condotti al bronzo nella specialità. Un abito in tandem che richiama il celebre dipinto La notte stellata di Vincent Van Gogh, che mette in connessione i corpi dei due sulle note del brano Vincent del duo acustico GOVARDO. Un lavoro pregiato da parte degli stilisti di Toronto, Bobby e Sally Ackbarali, soprattutto considerando che non fosse semplice fare meglio di quanto visto nell’esibizione della coppia nel programma ritmico decisamente più spinto, accompagnato da I'm Too Sexy di Right Said Fred e Supermodel (You Better Work) di RuPaul.

L’Italia, la vera protagonista

Proprio la creativa coppia canadese ha negato il podio a quella italiana composta da Charlene Guignard e Marco Fabbri, solo quarti nella danza su ghiaccio ma trascinatori nella competizione a squadre con un secondo posto nella specialità. Per la danza libera, hanno recitato in una coreografia tratta dal film Diamanti di Ferzan Özpetek, la cui colonna sonora è stata curata da Giorgia. L’apparente asimmetria dei due - Fabbri con una camicia scollata a maniche lunghe e Guignard con le braccia scoperte e collo alto - offre in realtà un effetto di complementarietà, evidenziata anche dalla scelta di colori freddi per entrambi. Un peccato che abbiano sfiorato la medaglia.

Tra gli eroi della medaglia azzurra, anche Matteo Rizzo, che ha ottenuto un ottimo terzo posto nel singolo valido per il Team Event, contribuendo al bronzo, la sua prima medaglia ai Giochi Olimpici, dopo aver preso parte anche a Pyeongchang 2018 e Pechino 2022. L’atleta italiano, per la propria esibizione in quella storica gara, ha optato per una leggerissima camicia azzurra che va a sfumare verso il nero dei guanti e dei pantaloni, con una decorazione stellata sulla parte sinistra del torso e sulla schiena - poco appariscente, anche perché gioielli come Swarovski sono per sua stessa ammissione troppo pesanti. La colonna sonora, in questo caso, è quella del film Interstellar, composta da Hans Zimmer, ma Rizzo nel singolo ha invece optato per un adattamento orchestrale di Silverlines di Damiano David. Uno dei tanti brani italiani eseguiti da atleti italiani, assieme a Volare di Rebecca Ghilardi e Filippo Ambrosini, nella versione eseguita da Il Volo, e alla commovente Caruso di Lucio Dalla inscenata da Sara Conti e Niccolò Macii.

Ma l’Italia è stata anche protagonista iconografica a tutto tondo. Tra i tantissimi tributi, come l’omaggio a Sophia Loren da parte della statunitense Isabeau Levito al debutto nel programma breve, o la scelta di Un Giorno Per Noi di Nino Rota da parte dei danzatori su ghiaccio svedesi Milla Ruud Reitan e Nikolaj Majorov, a spiccare è quello del francese Adam Siao Him Fa, già pioniere dello stile Dune nelle passate competizioni. I suoi costumi contenevano richiamo a Michelangelo nel programma lungo e a Leonardo Da Vinci in quello breve, un vero e proprio Uomo Vitruviano su ghiaccio.

Honorable mentions

Il roster del pattinaggio di figura è talmente profondo che è impossibile elencare tutti i costumi esteticamente unici intravisti nel corso della competizione. Per chiudere, una menzione d’onore per il singolo, una per le coppie. A livello individuale, i due volti sul punto di baciarsi sulla schiena di Anastasiia Gubanova rappresentano una scena con pochi eguali, una cucitura nera sul fondo trasparente che richiama solo le sagome degli amanti, richiamo parziale alla colonna sonora, tratta dal film Ghost.

Un premio per aver incarnato al meglio lo spirito degli anni ‘90, tra i topic della competizione a Milano Cortina 2026, va invece ai britannici Lilah Fear e Lewis Gibson, che per la danza ritmica hanno scelto un medley tutto ispirato alle Spice Girls, con un richiamo evidente da parte di Fear al celebre vestito Union Jack indossato da Geri Halliwell ai Brit Awards del 1997. Simpatica anche la scelta dei tartan rossi abbinati nella danza libera, un richiamo alle origini di Gibson, scozzese.