
Tutte le differenze tra Torino 2006 e Milano Cortina 2026 L'evoluzione dei Giochi Olimpici Invernali in Italia
A 20 anni esatti dai Giochi Olimpici Invernali di Torino ecco arrivare Milano Cortina 2026. Paragonare in maniera competitiva i due eventi sarebbe inappropriato, considerando che uno dei due deve ancora iniziare e dato il lasso temporale che intercorre tra un’edizione e l’altra. Piuttosto è curioso capire cosa sia cambiato nell’organizzazione di una manifestazione di tale portata e come ci si sia preparati, dalla scelta degli impianti di gara passando all’introduzione di nuove discipline e competizioni, passando per le differenze nella promozione del merchandising e la costruzione della brand identity.
Torino 2006: un punto di svolta per l’Italia
Torino 2006 è stata un’edizione invernale che ha ridefinito il concetto di accessibilità all’evento, estesa a più persone possibili, e il coinvolgimento della metropoli, non solo nell’organizzazione ma anche nello svolgimento delle gare. Fino a Lillehammer 1994 le competizioni si limitavano ai siti di montagna, nel 2006, invece, la quasi totalità degli eventi indoor sono stati disputati a Torino e quelli outdoor sulla neve delle località alpine. Per Torino da allora ha avuto inizio una nuova fase che ha cambiato il volto della città, passata da tradizionalmente industriale ad essere host di grandi eventi e con una naturale ricaduta sul turismo che ha valorizzato il capoluogo piemontese.
Milano Cortina 2026: continuità e maturità organizzativa
Milano Cortina si propone di essere più una conferma che una sorpresa, con un’attenzione maniacale alla macchina organizzativa per far sì che tutto vada come previsto. La città meneghina vuole confermare lo status di metropoli internazionale che ha ormai raggiunto, suggellando la sua efficienza e la sua leadership mentre Cortina può certificare la sua attrattività turistica come regina delle Dolomiti. Ad ogni modo gli sforzi compiuti sono enormi, anche dal punto di vista economico. Senza addentrarsi nelle cifre precise, ancora difficili da inquadrare dopo 20 anni nel caso di Torino 2006, entrambe le edizioni hanno dovuto aumentare le spese inizialmente previste. Tra impianti, infrastrutture, lavori accessori e spese collaterali, parliamo di una gigante macchina che coinvolge vari enti di tutte le scale: locali, provinciali, regionali e statali. I costi pianificati si sono rivelati più alti in corso d’opera a seguito di ritardi, problemi burocratici e aumento dei costi delle materie prime che fanno comprendere la complessità, in tutti i campi, di un tale evento.
L’impatto urbano e territoriale dei Giochi
Sono state 15 le sedi di gara del 2006, divise in due cluster quali "Distretto Olimpico" e "siti di montagna", tutti nella provincia di Torino. Di queste, cinque si trovavano in città, una a Pinerolo e le altre sparse tra Cesana, Pragelato, Sestriere, Bardonecchia e Sauze d’Oulx, rinomate località sciistiche torinesi. Gli impianti permanenti costruiti sono stati 7, tra cui spiccano il Palasport Olimpico, gioiellino multifunzionale dove si è svolto l’Eurovision ed attuale casa delle ATP Finals, e l’Oval Lingotto Fiere, palazzetto riconvertito ad area espositiva e fieristica che ospita il Salone Internazionale del Libro. Lo Stadio Olimpico, oggi terreno di gioco del Torino, e il PalaVela sono stati ristrutturati per l’occasione, a cui si sono aggiunti 3 impianti adeguati ed altri 2 temporanei. Se la riconversione delle strutture sorte in città è stata piuttosto efficiente, ciò purtroppo non si può dire per quelle di alcune località montane, oggi in stato di abbandono e di incuria.
L’edizione del 2026 segue il modello dislocante di Torino 2006, con le gare indoor svolte in città e quelle outdoor nelle località montane, organizzate nei 4 cluster di Milano, Cortina, Valtellina e Val di Fiemme. Dei 14 impianti, 7 sono lombardi e sono ripartiti tra Milano, Assago, Rho, Livigno e Bormio. Quelli veneti sono 3 a Cortina ed uno a Verona, utilizzato solo per la cerimonia di chiusura, infine altri 3 si trovano in Trentino-Alto Adige tra Predazzo, Tesero e Rasun-Anterselva. La grande differenza con l’olimpiade torinese è la costruzione di un solo nuovo impianto permanente: è la Milano Santa Giulia Ice Hockey Arena, con il test event del 9 gennaio che certificherà finalmente la disponibilità di un palazzetto da 16 mila posti terminato in extremis.
C’è poi il Cortina Sliding Centre per bob, skeleton e slittino, demolito e ricostruito sulle ceneri del precedente, a cui si aggiungono strutture già esistenti. 8 impianti, tra cui spicca il Forum di Assago, sono stati semplicemente adeguati all’evento poiché rinomati da tempo per le competizioni sportive a cui sono destinati, come le storiche piste già utilizzate per le Olimpiadi di Cortina del 1956. Lo Stadio Meazza a San Siro, dove avverrà solamente la cerimonia di apertura, addirittura non subirà nessuna modifica. Infine a Fiera Milano trova sede l’Ice Park, centro temporaneamente adibito in due strutture per le gare di pattinaggio di velocità e hockey su ghiaccio. Al termine della kermesse sportiva, alcuni padiglioni di Rho Fiera verranno uniti e qui sorgerà l’arena indoor per concerti live ed eventi sportivi più grande d’Europa.
Villaggi Olimpici e infrastrutture strategiche
Per quanto riguarda i Villaggi Olimpici, un'altra novità dell’edizione torinese è stata quella di averne tre anziché uno, divisi tra Torino, Sestriere e Bardonecchia. Il primo tra questi, sorto in zona Lingotto, ha attraversato il periodo post olimpico più travagliato, a causa di occupazioni abusive di migranti che l’hanno fatto tristemente conoscere ai più come la Calais italiana. Oggi ha finalmente trovato il suo equilibrio, riconvertendosi in residenze sociali ed universitarie ed ospitando uffici regionali e locali.
A Sestriere e Bardonecchia, i Villaggi sono rispettivamente diventati degli azzeccati residence e resort di montagna. Ulteriori infrastrutture e lavori sono stati messi in atto per le Olimpiadi. Questi includono la costruzione di impianti d’innevamento, sistemi di collegamento montano, parcheggi nei pressi degli impianti di gara, adeguamenti stradali ed autostradali, una nuova stazione a Pinerolo e l’Arco olimpico di Lingotto, divenuto simbolo della rassegna. Vi sono poi realizzazioni non previste direttamente nelle spese ufficiali dei Giochi ma eseguite collateralmente in città: l’inaugurazione del primo tratto di metropolitana, l’interramento di un tratto ferroviario cittadino centrale, la pedonalizzazione di Piazza San Carlo, la costruzione PalaFuksas (oggi Mercato Centrale), la GAM ed altri interventi ad impianti sportivi locali.
In maniera analoga, per Milano Cortina si è optato per tre differenti Villaggi Olimpici. A Milano sorgerà nella zona dell’ex scalo di Porta Romana e sarà l’unico permanente, con un riadattamento a residenza studentesca. Quelli di Cortina e Predazzo, punti strategici per le gare di montagna, sono invece temporanei e potranno contare sul supporto accordato con strutture alberghiere di Bormio e Livigno per ospitare tutti gli atleti. Oltre alla riqualificazione di aree urbane degradate, a Milano i lavori accessori alla competizione comprendono il collegamento dell’aeroporto Malpensa alla rete ferroviaria nazionale e l’Allianz MiCo, uno spazio dove troverà sede il main media center. Nelle località alpine, invece, troveranno spazio ben 7 nuovi impianti d’innevamento, circonvallazioni, adeguamenti stradali, lavori a gallerie e passaggi a livello soppressi, parcheggi e miglioramenti alle stazioni ferroviarie.
Discipline, gare e partecipazione internazionale
Passando nel concreto alle gare che si svolgeranno, si può notare il notevole incremento di competizioni per ogni disciplina. Dalle 84 del 2006 si passerà alle 116 del 2026 con l’aggiunta di 9 prove maschili, 13 femminili e 10 miste. Queste ultime da 2 diventeranno 12, evidenziando il trend che vede aumentare le gare con commistione dei generi. Negli sport già esistenti è notevole l’aumento di competizioni nel freestyle o sci acrobatico, che passano da 4 a 15, e di snowboard, aumentando da 6 a 11. Raddoppiano da 3 a 6 le sfide di salto con gli sci e da 3 a 5 quelle di slittino. Ci sarà poi una nuova disciplina rispetto al 2006, che debutterà ufficialmente alle Olimpiadi a febbraio: è lo sci alpinismo, chiamato anche SkiMo, un mix che unisce l’arrampicata in salita e lo sci in discesa, attraverso percorsi innevati piuttosto tortuosi. Aumenta significativamente anche il numero di atleti e di Paesi rappresentati da essi. Se per Torino sono stati 2494 i partecipanti, sotto l’egida di 79 differenti nazioni, per Milano Cortina sono previsti addirittura 2900 atleti e 91-93 nazioni totali.
Simboli olimpici, branding e merchandising
Di mascotte e torce olimpiche ve ne abbiamo già parlato in altri articoli ma a completare la simbologia della rassegna a cinque cerchi figurano anche il braciere olimpico e le medaglie. A Torino il primo fu disegnato da Pininfarina e si erge all’esterno dello Stadio Olimpico, nello spiazzo antistante alla Curva Maratona. Con i suoi 57 metri d’altezza è il più alto nella storia dei Giochi ed è composto da 5 tubi intrecciati circolari ed uno centrale, da cui escono le fiamme. Il design delle medaglie destinate ai campioni è stato invece curato da Dario Quatrini, a capo della squadra di grafici TOROC. La medaglia è forata circolarmente al centro, dove si inserisce il nastro, richiamando la classica piazza italiana. Sono estremamente curati i dettagli, con parti lucide ed altre opache e presentando su un lato pittogrammi della disciplina in questione.
Quelle di Milano Cortina seguono invece la linea essenziale già adottata per la torcia olimpica. La circolarità della medaglia si spezza in due metà intersecate tra loro, simbolo di unione tra valori olimpici e paralimpici così come di movimento perpetuo. Realizzate in collaborazione con l’IPZS (Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato), l’unico simbolo presente su di esse sono i 5 cerchi, a cui si aggiunge il logo e la scritta Milano Cortina 26 sull’altra faccia. I bracieri saranno invece due e verranno accesi il 6 febbraio, con quello di Milano all’Arco della Pace che sarà il primo braciere invernale posizionato in un centro città ed uno a Cortina in Piazza Dibona.
Le strategie di marketing, così come il relativo merchandising della competizione, si sono adeguate ai tempi. Ciò che più è evidente è la transizione digitale, con uno spostamento massiccio sull’e-commerce e fisicamente nei pop-up store, molto più diffusi di un tempo. Nel 2006 si puntava ancora molto sulla vendita fisica degli articoli in città e nelle località, soprattutto di spille, poster e francobolli. La gamma attuale è sicuramente più vasta, tra linee d’indumenti casual e borracce termiche dove le mascotte Tina e Milo campeggiano con ancor più insistenza di Neve e Gliz nel 2006. Il target è passato da una dimensione locale ad internazionale, soprattutto grazie ai siti online di vendita.
Divise ufficiali e sponsor tecnici: da Asics a Salomon
A proposito di abbigliamento, oggi le divise ufficiali del comitato organizzativo sono molto più valorizzate, presentate con un apposito evento. Nel 2006 Asics è stato il fornitore ufficiale, proponendo un abbigliamento pratico, propriamente pensato per le condizioni meteo invernali. La linea più riconoscibile, quella dei giubbotti, era caratterizzata dal blu navy con dettagli gialli e rossi, il pile era rosso scarlatto con rilievi gialli mentre i tedofori indossavano una tuta total white con varie tonalità chiare che creavano un effetto dorato. Quest’anno sarà Salomon il partner tecnico: 17 elementi per ciascun kit, che vestirà letteralmente dalla testa ai piedi staff, volontari e tedofori. A differenza del 2006, c’è più uniformità e coerenza con l’identità visiva dell’incombente edizione, con il pattern blu navy che si lega all’azzurro, al verde e al bianco. Se questa linea sarà altrettanto iconica, lo dirà il tempo.



















































