Cosa dobbiamo pensare delle lacrime di Cristiano Ronaldo? Al Nassr-Al Hilal ci ha regalato un'immagine iconica

Cristiano Ronaldo è seduto in panchina. A stento sta trattenendo le lacrime mentre guarda nel vuoto sprofondando nella sua tristezza. Siamo in Arabia Saudita. L’Al Nassr ha appena perso l’occasione di festeggiare la vittoria nel campionato saudita con una giornata di anticipo a causa di un errore clamoroso da parte del portiere Bento che è costato il pareggio contro l’Al Hilal. Una papera colossale in cui si è buttato da solo la palla in rete sugli sviluppi di una rimessa laterale all’ottavo minuto di recupero.

Perché il progetto Saudi Pro League non ha funzionato

È difficile dare un senso a questa immagine. In primis perché dopo il caos generato nell'estate del 2023, quando ogni voce di calciomercato portava in Arabia Saudita, il progetto è fallito. Nessuno si è realmente interessato al campionato saudita. Ogni tanto compare nei nostri feed social ma non è diventato il fulcro del calcio mondiale come era stato venduto in quelle settimane.

Oggi il nostro interesse verso la Saudi Pro League viene catturato solo da momenti come questo, in cui la Schadenfreude si manifesta e siamo contenti nel vedere il modo in cui giocatori che conosciamo, e che magari abbiamo etichettato come bolliti proprio per via del loro trasferimento in Arabia Saudita, falliscono. E l’immagine di Cristiano Ronaldo che piange in panchina, nonostante la sua squadra sia ancora prima in classifica ad una giornata dalla fine del campionato e abbia il destino nella proprie mani, è la quintessenza di questo concetto.

Mentre Lionel Messi macina record in MLS con la maglia dell’Inter Miami, Ronaldo non riesce a vincere un campionato che non solo non è considerato competitivo ma non è nemmeno riuscito a sviluppare nemmeno una sua identità estetica, che è rimasto fermo a due anni fa. In questo contesto di povertà stilistica e agonistica, più Ronaldo prova a vincere e più sembra fallire in maniera clamorosa. Uno scenario che lui stessa alimenta con le classiche imbruttite ai tifosi oppure ai compagni di squadra.

Le lacrime di Cristiano Ronaldo spiegano ancora il suo spirito competitivo

Allo stesso tempo, le lacrime di Cristiano Ronaldo potrebbero spingerci verso un’altra riflessione. E se lui ci tenesse davvero? E se davvero Cristiano Ronaldo ci tenesse a vincere il campionato in Arabia Saudita? Se fosse così, perché non riusciamo ad empatizzare con lui? Certo, tutti noi viviamo in un universo distante anni luce da quello di Ronaldo: non abbiamo il suo culto della persona oppure una camera iperbarica per accelerare il recupero. Ma spogliando Ronaldo di questi aspetti, ci resta solo il calciatore e allora il suo sentimento deve essere rispettato.

Poteva fare come le decine di calciatori che hanno lasciato l’Europa per trasferirsi in Arabia Saudita, godersi i milioni e abbandonare ogni velleità di vittoria. Invece lui è ancora lì che prova a buttare in rete ogni pallone che gli passa davanti per superare il traguardo dei 1000 gol in carriera, l’ultimo vero obiettivo della sua carriera. Forse quello che definirà una volta per tutte la sua eredità, più delle Champions League vinte con Manchester United e Real Madrid e più ancora di un eventuale, quanto improbabile, vittoria del Mondiale 2026 con il Portogallo. A 41 anni Cristiano Ronaldo è seduto in panchina disperato perchè non ha potuto festeggiare la vittoria del suo primo titolo in Arabia Saudita davanti ai propri tifosi. È una scena grottesca e paradossale ma ci racconta meglio di tanti altri episodi quale spirito competitivo abbia alimentato tutta la sua carriera.

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