La maglina è tornata protagonista nel calcio Storia ed evoluzione del jersey

Non si tratta di una moda passeggera, bensì di un potente mezzo per rievocare ricordi e fasti di un tempo, associandoli ad un indubbio gusto estetico. Materiali moderni recuperano l’anima di tessuti e stoffe come il jersey, conosciuto anche come lanetta o maglina e vengono utilizzati per le nuove divise delle squadre. Creare capi vintage con il fascino retrò degli Settanta, Ottanta o Novanta è ormai avere gioco facile in ambito commerciale, tra collezionisti ed appassionati sempre alla ricerca di rarità da aggiungere nei propri armadi. Pur non disdegnando l’aggiunta di pattern che aggiungono dettagli a modelli classici, la sensazione è che dei kit che riprendono design di stagioni passate sia apprezzata soprattutto la fedeltà all’originale.

Storia del jersey

Il termine maglina è l’italianizzazione di jersey, stoffa che prende il nome dall’omonima isola britannica dell’arcipelago situato nello Stretto della Manica. Era inizialmente una stoffa pesante e resistente, utilizzata per la produzione dei capi d'abbigliamento dei pescatori del luogo, che li usavano in mare aperto sfidando le intemperie. Posteriormente si evolve in qualcosa di piuttosto differente: un tessuto morbido ed elastico, confortevole e molto sottile, tanto da essere ritenuto inadatto alla sartoria e dall’uso limitato all’intimo. Sarà Coco Chanel a portarlo alla ribalta, utilizzando questa maglia rasata dalla trama liscia per le sue creazioni, sdoganandone l’uso.

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Prodotto con macchine circolari specifiche, con una sola fila di aghi, il jersey è liscio e compatto esternamente e più ruvido nella parte interna. Le fibre utilizzate sono molteplici: in principio fu la lana, poi cotone e miscele sintetiche seguite da rayon o viscosa, sino ad arrivare alle fibre attuali che includono lycra, spandex ed elastan. Quest’ultimo, soprattutto, ha trovato il suo spazio nella settore di abbigliamento sportivo, in particolare per le maglie da calcio dei decenni scorsi.

In Italia ha avuto il suo momento pop tra la fine degli anni ‘70 e buona parte degli ‘80, dove la tradizione nostrana dei maglifici ha portato questa produzione ai livelli massimi di estetica e funzionalità. Alcune delle maglie più iconiche del campionato di Serie A sono infatti di questo periodo, con grandi campioni che indossavano maglie leggere dalla vestibilità slim, inizialmente con girocolli, conosciute anche con il nome di maglie in lanetta.

Ad esse si affiancarono divise dall’evidente collo a V e le vele del colletto aperte, come nei colletti delle polo. Erano magliette senza grandi dettagli, che presentavano esclusivamente gli inconfondibili colori della squadra che le indossava. Il loro minimalismo andava dritto al punto, evitava il particolare ed i pattern elaborati di oggi. Ad esempio, la maggior parte delle divise Anni ‘80 di club italiani erano realizzate in maglina. Verso la fine del decennio, però, iniziarono ad essere affiancate divise dal medesimo design ma in raso lucido oppure opaco, utilizzato nei mesi più caldi. Il Napoli di Maradona adottò questa alternanza, limitando la maglina alla stagione invernale, per prediligere nel resto dell’anno tessuti differenti. Negli altri campionati europei, ad esempio, l’utilizzo della maglina era già superato da più anni. Oggi il termine jersey è diventato talmente popolare da indicare in generale la tenuta da calcio, perdendo l’accezione originale di specifica stoffa.

Gli “omaggi” di quest’estate

Il punto di partenza non può che essere la maglia home e third del Napoli che, in occasione del centenario del club, riprendono l’estetica degli Anni ‘80 maradoniani. Sulla prima l’azzurro è protagonista assoluto, con un colletto a polo aperto che ricorda le divise utilizzate dal 1985 al 1990, quando al centro campeggiavano gli iconici sponsor Buitoni e Mars. La terza è invece un omaggio alla stagione 1986-87: campo rosso su cui troviamo stemma del club e logo dello sponsor tecnico invertiti di posizione, oltre a sottili righine biancoazzurre su colletto e bordini. Seppur siano entrambe prodotte in poliestere leggero, il richiamo alla trama del tessuto a maglia è evidentemente voluto.

Rimanendo in Italia, anche l’Udinese ha voluto fare un tuffo vintage con alcuni capi della linea “travel”. Polo e maglietta da viaggio presentano il medesimo design, con il logo che celebra i 130 anni del club, composto da una stella bianca, presente sulla primissima maglia dei bianconeri e da non confondere con quella del Casale. Polsini e parte centrale sono dominate dal nero, maniche e colletto sono bianchi. In questo caso sono stati utilizzati cotone ed elastan, materiali oggi più adatti all’abbigliamento off-pitch che da gara. Il risultato è quello di un’elegante tenuta indossabile in qualsiasi momento, dato il tessuto con cui sono prodotte.

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Le scelte di adidas vanno nella direzione intrapresa da qualche anno a questa parte dal brand tedesco. Come per i modelli di scarpe, anche il ritorno di modelli di divise degli scorsi decenni è una scelta che funziona. Così in patria, in Germania, il Trifoglio ha scavato nei suoi archivi per rilanciare divise di fine Anni Settanta e prima metà degli Anni Ottanta, attualizzandole ai tempi correnti. Maglie dal design pulito, con il logo storico che sostituisce quello moderno e dettagli essenziali. Una particolare attenzione è data ai colletti, tratto che più marca la soluzione vintage talvolta ad effetto maglina. Il colletto a polo viene adottato sulle divise da trasferta di Bayern Monaco, Fortuna Düsseldorf, Amburgo e Schalke 04, quello a girocollo sovrapposto sulle eleganti divise di Colonia ed Eintracht Francoforte. Secondo il quotidiano Bild, la maglia del club di Gelsenkirchen è stata addirittura venduta in 40 mila unità nelle prime due ore e mezza di vendita, a conferma del successo del vintage.

Gli stessi modelli sono stati proposti in altri campionati per Paris FC, Siviglia e Legia Varsavia, tutte realizzate in poliestere riciclato. Ancor più semplici e classicheggianti sono le maglie pre-match a manica corta e lunga, sempre con il logo Trefoil. In questo caso, oltre alle squadre tedesche già citate, si aggiungono Arsenal, Manchester United, Nottingham Forest e Celtic su tutte. D’altronde è in Gran Bretagna che il casual style, portato sugli spalti dagli hooligans e sui palchi dalle band britpop come Oasis e Blur, ha eretto adidas a brand di riferimento. Un vero e proprio movimento culturale, che ha ridefinito il lifestyle dalla testa ai piedi, in cui questo tipo di articoli sportivi si inseriscono alla perfezione.

Altri esempi virtuosi

Il lavoro svolto dall’azienda di Herzogenaurach non finisce qui però. Trapelano le prime indiscrezioni per alcuni anniversary kit che vedremo durante il corso della stagione, che celebreranno i compleanni di Roma, Fenerbahce e Real Madrid con divise instant classic, da tessuti verosimili a quelli utilizzati in passato. La maglia away del Liverpool è pura decade dei ‘70, come i tickets di Anfield a cui è ispirata. Lo scollo a V rosso ed il logo vintage completano il tutto regalando un prodotto tanto semplice quanto elegante. Ha il girocollo la divisa che l’Anderlecht utilizzerà in trasferta, dove il bianco panna ed il viola si legano alla perfezione tra linee estremamente pulite. Non è una sorpresa vedere quanto sia curato il tasso estetico di questa società dalla fortissima identità visuale. Lo stesso tipo di collo utilizzato dal club di Bruxelles lo si ritrova sulle seconde maglie di Karlsruhe, prodotta da Macron, e Brentford, ad opera di Joma che qui utilizza poliestere riciclato e spandex.

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PUMA dà la sua impronta retrò sulle divise di alcune squadre provenienti da campionati “minori”, su cui è stato fatto un lavoro importante. Stiamo parlando della maglia home dei bulgari del Lokomotiv Plovdiv, di quella dei belgi del Lommel e della third degli irlandesi del Waterford. Tutte e tre presentano un colletto a polo, differenziandosi leggermente per il design una dall’altra. Ad esempio, per ciò che riguarda le prime due divise il colore principale viene spezzato da delle pinstripes verticali, tipiche della decade degli Ottanta. Ancor più sobria è la terza maglia, che rende al massimo nella versione long-sleeve con colletto e polsini blu ad accompagnare il bianco.

È proprio in quest’ultimo caso che si capisce quanto ciò che richiami tessuti e design classicheggianti riescano a funzionare, a prescindere dal club. Il Waterford è un umile squadra irlandese di cui si conosce poco, ancor meno le sue divise passate: questo non ha impedito di far andare a ruba questi kit che richiamano la tradizione. Il fascino per il vintage ha portato parallelamente ad una produzione specializzata di divise passate. Marchi qualificati producono i kit delle annate più gloriose ed iconiche delle varie squadre utilizzando cotone riciclato ed arrivando a collaborare con le società calcistiche per curare direttamente le collezioni retrò in vendita negli shop ufficiali. Ad esempio, Copa Football ha collaborato con Roma, Nantes e Porto tra le altre producendo bellissimi articoli d’abbigliamento, tra track jacket e tenute da gara.

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