Il ventilated design di Nike arriva anche allo US Open La tecnologia nata nel running debutta sul cemento di New York

Il caldo e l’umidità del Masters 1000 di Cincinnati hanno continuato a mietere vittime, una dopo l’altra, come ogni anno. Nella passata edizione, Jannik Sinner è stato costretto a ritirarsi dopo soli ventitre minuti in finale a causa di problemi di salute preesistenti, ma aggravati dai trentuno gradi e il 57% di umidità nel giorno del match decisivo contro Carlos Alcaraz. Quest’anno, invece, è bastato l’esordio a condannare Novak Djokovic, il quale non solo ha perso contro Thiago Agustín Tirante, ma ha subito anche un malore a inizio secondo set a causa delle condizioni climatiche. In vista degli US Open, la situazione non si prospetta troppo differente.

Mentre continuano a imperare i classici rimedi della nonna come gli asciugamani bagnati di Ljudmila Samsonova, l’ombrello di una provata Coco Gauff - uscita vincitrice da un lungo match proprio contro la russa - o ancora le borse di ghiaccio premute sulle tempie dallo stesso Djokovic, esistono alcune soluzioni più tecniche e tecnologiche capaci di refrigerare gli atleti e soprattutto direttamente la loro pelle durante le fasi di gioco. Una soluzione che riguarda i kit e che pionieristicamente Nike sta adottando, importandola dal mondo del trail running.

L’exploit degli holey kit nel tennis

La holey jacket di Jannik Sinner è stata protagonista della premiazione per il suo secondo successo consecutivo a Wimbledon. Serena Williams, al suo storico ritorno in campo, ha puntato non solo su una giacca, ma anche su un completo del tutto traforato, in due pezzi - una rete occhiellata sia sul top, sia sulla gonna. Ora, alla vigilia degli US Open, Nike ha confermato questo trend rivelando i completi che indosseranno gli atleti di punta.

Il ventilated design di Nike arriva anche allo US Open La tecnologia nata nel running debutta sul cemento di New York | Image 630337
Il ventilated design di Nike arriva anche allo US Open La tecnologia nata nel running debutta sul cemento di New York | Image 630341

Aryna Sabalenka, per esempio, replicherà il concept del passato Roland Garros, dove si è presentata con un body rosso completamente avvolto da un sottile velo di pizzo nero, creando un contrasto impostato sul vedo-non-vedo. A Flushing Meadows, il velo trasparente diventerà traspirante, sostituito da una rete in mesh sempre nera e dalla venature bianche che fungerà da overlay per un completo in due pezzi sempre dai toni più vivaci, tra il rossastro e l’arancione. Design che rammenta i colori di una palla da basket avvolta da un retina, tema scelto da Nike per la collezione Slam City dedicata agli US Open a causa del recente titolo vinto dai New York Knicks in NBA, storico successo dopo un digiuno prolungato che andava avanti dal 1973.

La pallacanestro torna totalmente protagonista anche nel kit di Carlos Alcaraz con una vera e propria jersey traforata e un giacchetto in pieno stile Knickerbockers. In questo caso, oltre al caratteristico aspetto cestistico, i capi ricordano anche i colori della squadra NBA locale, sebbene si tratti di sfumature leggermente differenti scelte non casualmente da Nike: il Dark Concord della jersey, un viola molto penetrante che sostituisce il blu NBA, è infatti diventato famoso con la linea Jordan e in questo caso domina il kit, impreziosito alle estremità da cuciture bianche e rossastre presenti anche sui pantaloncini.

Il ventilated design di Nike arriva anche allo US Open La tecnologia nata nel running debutta sul cemento di New York | Image 630338
Il ventilated design di Nike arriva anche allo US Open La tecnologia nata nel running debutta sul cemento di New York | Image 630342
Il ventilated design di Nike arriva anche allo US Open La tecnologia nata nel running debutta sul cemento di New York | Image 630339
Il ventilated design di Nike arriva anche allo US Open La tecnologia nata nel running debutta sul cemento di New York | Image 630340

Canotta, in questo caso abbinata a una gonna nera, scelta anche per la due volte vincitrice degli US Open Naomi Osaka, la quale però incarna la reale ispirazione di Nike. Sotto l’overlay total black, infatti, compare un completo bianco che recupera a tutti gli effetti il design dei capi Radical AirFlow, con il medesimo taglio a maniche lunghe, caposaldo del ventilated design che da sempre appartiene al mondo della corsa.

Tutto parte dal running

La storia delle holey t-shirts affonda le proprie profonde radici nei tentativi dei runner di refrigerarsi contro il caldo torrido delle principali competizioni all’aperto. In particolare, la Western States Endurance Run 100 che si corre sulla Sierra Nevada è diventata un terreno di prova per effettuare test in condizioni estremamente avverse, a causa degli oltre quaranta gradi toccati durante l’evento e dei dislivelli gargantueschi - quasi cinque chilometri e mezzo in salita e sette chilometri in discesa. Gli esperimenti di Salomon e Mental Athletic, insieme a quelli di Nike, sono i più recenti, mentre la tecnologia MothTech di Satisfy, uno dei pilastri di questo sport, risale addirittura a una decina di anni fa. In generale, però, l’usanza stessa di aprire fori all’altezza del petto da parte dei corridori è senza tempo.

Lo stesso Swoosh, sebbene si tratti di un vecchio modello soppiantato da Radical AirFlow, aveva già testato ai Giochi Olimpici di Sidney nel 2000 una tecnologia molto simile attraverso la canotta Stand-Off indossata dai maratoneti di Kenya, Australia e Portogallo. Anche questo è un top, ideato a fine anni ‘90 da Edward Harber della sezione Apparel Innovation di Nike utilizzando per il 75% plastica riciclata, anche questo in mesh completamente traforato, cucito tramite l’utilizzo di ultrasuoni.

Si tratta di un vero e proprio antenato di AirFlow, della tecnologia Dri-FIT e soprattutto di un altro esempio importante di ventilated design proposto da Nike, il tessuto Sphere diffuso nel 2002. Quest’ultimo è un materiale testurizzato, dotato di protuberanze tridimensionali capaci di evitare il contatto diretto con le arie più sensibili della pelle e favorire il flusso d’aria, in modo da regolare meglio sudorazione e temperatura interna.

Le nuove tecnologie di Nike

Il concetto è lo stesso alla base di Radical AirFlow, una tecnologia resa iconica dalla longsleeve traforata che sta impazzando su più fronti, dopo l’enorme successo riscosso nel running. Si tratta di un capo ACG, sebbene ufficialmente il suo sviluppo sia avvenuto tramite gli esperimenti dell’All Conditions Racing Department, divisione che vanta un roster dei migliori runner e atleti ultra-marathon al Mondo. A differenza dell’idrofobia di Dri-FIT, lo studio degli ingegneri dello Swoosh si è focalizzato su un materiale idrofilo realizzando su di esso tanti piccoli coni - dalla forma di un imbuto - per sfruttare l’effetto Venturi, una conseguenza del teorema di Bernoulli che spiega come dei restringimenti aumentino la velocità dello scorrimento dei fluidi ma allo stesso tempo riducano la pressione interna esercitata da essi.

In maniera semplicistica, l’aria secca entra rapidamente dall’esterno spingendo l’aria umida e facendola convogliare verso l’alto, dove esce a maggiore velocità attraverso i restringimenti, creando anche un sottovuoto a causa della depressione. A questo capolavoro di ingegneria, recuperato proprio dagli studi su Sphere, si sono aggiunti ampi tagli strategici sulle braccia e all’altezza degli snodi articolari fondamentali per gli atleti, in modo da garantire ulteriore ingresso di aria e maggiore libertà di movimento.

I primi test nello Sport Research Lab del quartier generale di Nike in Oregon hanno rivelato la capacità da parte dei prototipi di assorbire il 50% in meno di sudore rispetto ai modelli DriFit, numeri confermati dalle prestazioni degli atleti sul campo poco tempo dopo. Drew Holmen, trail runner che ha preso parte ai test, ha vinto la passata Lavaredo Ultra Trail 80 indossando il prototipo, mentre Caleb Olson ha ottenuto il successo proprio nella Western States Endurance Run 100, correndo con il secondo miglior tempo all-time. La sua descrizione della corsa con il nuovissimo top di Nike ha portato al paragone con l’ingresso all’interno di un frigorifero.

Sebbene si tratti di un’innovazione recentissima e di grande successo, lo studio di Nike sulla regolazione della temperatura corporea e sui flussi di aria negli ultimi anni si è fatto sempre più accanito. Già nel 2023, il rilascio dell’Aerogami jacket da parte della Nike Run Division ha restituito un capo avanzatissimo, dotato di ventole all’altezza del petto e della schiena capaci di azionarsi all’aumentare dell’umidità interna. Non appena il sudore aumenta, una pellicola apre il flusso, facendo entrare aria, mentre si chiude al diminuire dell’umidità. Si tratta di un concetto assimilabile a quello del Therma-FIT Air Milano Jacket indossato da Team USA ai Giochi Olimpici di Milano Cortina durante le cerimonie, dotato di valvole che permettono di regolare manualmente il flusso all’interno delle camere d’aria - di conseguenza la “pesantezza” e, infine, la temperatura interna. Si tratta della medesima tecnologia alla base dei modelli ACG realizzati su misura per Jannik Sinner.

Un vero e proprio exploit si è avuto infine grazie alla tecnologia Aero-FIT impiegata anche nei nuovi completi da calcio Nike ai Mondiali, un’innovazione rispetto a Dri-FIT che parte proprio dalla traspirabilità dei capi richiesta dal running. Si tratta della prima linea agonistica dello Swoosh realizzata al 100% da scarti di lavorazione, ma soprattutto di un upgrade importante in termini tecnologici per diminuire l’aderenza delle maglie in situazioni di temperatura - e sudorazione - estrema. Il tessuto è infatti dotato, in maniera meno visibile ma simile al top Radical AirFlow, di aperture ellittiche, mentre una filatura ad hoc garantisce una resa ondulata del materiale, in modo da evitare il contatto diretto con la pelle e favorire il flusso di aria - vera rivoluzione rispetto a Dri-FIT, che favorisce invece l’evaporazione.

La diffusione all-around del ventilated design

I successi nel trail running e la recente diffusione nel tennis rappresentano solo la punta dell’iceberg per Nike, che specialmente con Radical AirFlow sta settando un trend. Eliud Kipchoge, già pupillo dello Swoosh in quanto primo assegnatario delle innovazioni in termini di Super Shoes, nello scorso novembre ha corso la maratona di New York City a quarantuno anni per la prima volta in carriera, completando così tutti i percorsi major e chiudendo in lacrime. Lo ha fatto indossando la longsleeve traforata di Nike.

Il ventilated design di Nike arriva anche allo US Open La tecnologia nata nel running debutta sul cemento di New York | Image 630350
Il ventilated design di Nike arriva anche allo US Open La tecnologia nata nel running debutta sul cemento di New York | Image 630347
Il ventilated design di Nike arriva anche allo US Open La tecnologia nata nel running debutta sul cemento di New York | Image 630348
Il ventilated design di Nike arriva anche allo US Open La tecnologia nata nel running debutta sul cemento di New York | Image 630346
Il ventilated design di Nike arriva anche allo US Open La tecnologia nata nel running debutta sul cemento di New York | Image 630349

Al Prefontaine Classic da poco concluso, meeting internazionale prestigioso di atletica leggera che si svolge ogni anno allo stadio Hayward Field dell'Università dell'Oregon ed è una delle tappe del circuito mondiale della Diamond League, Masai Russell si è scaldata indossando proprio il capo Radical AirFlow prima di conquistare il primo posto nella finale dei cento metri a ostacoli. Insieme a lei, altre undici atlete si sono servite di modelli su misura realizzati con la nuova tecnologia nel corso dell’evento, tra cui Tara Davis-Woodhall e Melissa Jefferson-Wooden, vincitrici rispettivamente del salto in lungo e dei cento metri al Prefontaine. Oltre ovviamente a Sha’Carri Richardson, superstar dello sprint reduce da un argento olimpico individuale a Parigi 2024 dopo l’oro mondiale del 2023.

Quanto all’utilizzo di Aero-FIT, invece, il debutto alla World Cup verrà seguito dall’utilizzo nelle competizioni domestiche ed europee da parte di svariati club che vestono Nike, su tutti Barcellona, Chelsea,Tottenham, Atlético Madrid, Paris Saint-Germain e, last but not least, l’Inter. A dimostrazione di quanto ACG e gli investimenti tecnologici sul running stiano diventando un movimento d’avanguardia per una diffusione globale e a tutto tondo

Continua a leggere