I kit di Jannik Sinner sono la nota stonata degli Australian Open Il confronto estetico lo ha vinto comodamente Alcaraz

Alla vigilia dell’edizione 2026 degli Australian Open, Jannik Sinner ha giocato un match di esibizione contro il canadese Félix Auger-Aliassime. In quel contesto ha indossato un kit composto da una maglia color senape e pantaloncini verde oliva. Al termine della partita, nel corso delle classiche interviste in campo, gli è stato chiesto se fosse entusiasta del kit e soprattutto se avesse voce in capitolo nella scelta dei colori. Sinner, facendo ricorso alla sua diplomazia comunicativa, ha fatto intendere di non essere esattamente felice di quanto messo a disposizione da Nike ma ha anche aggiunto che a partire dalla prossima stagione verrà coinvolto maggiormente nella scelta dei kit. Pochi giorni dopo, in occasione del debutto nel primo turno degli Australian Open contro il francese Hugo Gaston, ha indossato lo stesso kit dell’esibizione ma a colori invertiti: maglia verde oliva e pantaloncini senape, una combinazione in totale contrapposizione con il trend del primo Slam stagionale, caratterizzato da colori fluo e tonalità accese.

La strategia Nike tra Sinner e Alcaraz

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La differenza di trattamento riservato da Nike a Carlos Alcaraz e Jannik Sinner in questi Australian Open è evidente. Nel primo caso, il brand ha mantenuto un taglio contemporaneo proponendo in partita maglie sleeveless colorate, perfette per il fisico bionico di Alcaraz, una heritage suit jacket fluo e una windbreaker grigia per le interviste on court oltre ad una classica t-shirt nera Jordan per le conferenze stampe. Un’estetica moderna che fa a pugni con i look più tradizionali dedicati a Sinner: oltre al già citato kit senape, Nike per le interviste in campo ha riproposto la polo rugby vista in occasione dell’edizione 2025 del Roland Garros declinata ovviamente nella stessa fantasia cromatica del kit oltre che una giacca ACG, sempre verde oliva, indossata in conferenza stampa.

Perché Alcaraz appare come la vera star?

Carlos Alcaraz e Jannik Sinner offrono una percezione della loro personalità pubblica completamente agli opposti. Uno, Alcaraz, è genuino mentre l’altro, Sinner, è robotico. Lo spagnolo sorride e ammicca al pubblico quando chiude un colpo vincente che fa saltare sulla sedia i tifosi, l’italiano ha creato una propria routine che lo spinge a tornare al proprio angolo per recuperare il suo asciugamano dopo ogni colpo, non importa se sia una palla corta finita in rete o un rovescio a due mani che pizzica l’incrocio delle righe. Questa distanza siderale nei comportamenti forse per la prima volta si riflette anche nel modo in cui Nike tratta i due tennisti. Sino ad oggi, kit esclusi, sia Alcaraz che Sinner avevano proposto outfit speculari che si differenziavano solo per la scelta cromatica. Ora invece vediamo una vera differenza di stile.

Evitiamo fraintendimenti. Nike non sta trascurando Sinner, anzi in questi anni di collaborazione ha saputo lavorare con attenzione ai dettagli riuscendo anche a creare un filo diretto tra Sinner e i suoi milioni di fans, in particolare in Italia. Ed è proprio qui che scatta il fraintendimento. Per quanto Sinner sia diventato lo sportivo italiano più conosciuto al mondo dai tempi di Valentino Rossi, la vera star di questa rivalità è Alcaraz. È proprio una questione di percezione. Questo non significa che Sinner sia meno cool, ha semplicemente una personalità diversa. Nel suo box a Wimbledon siede Seal mentre per Alcaraz a fare il tifo a bordo campo arriva Spike Lee. Lo spagnolo strizza l’occhio all’universo pop e se non lo conoscessimo come l’erede di Rafa Nadal potremmo pensare che possa essere un cantante oppure un attore. Sinner è l’incarnazione del concetto di riservatezza. Un basso profilo che però non può permettersi di passare inosservato perché vincente. Una definizione che è sinonimo di quiet luxury, e non a caso Gucci non solo lo ha scelto come brand ambassador ma anche come volto della campagna di lancio di Gucci Altitude.

Cosa può riservare il futuro?

Il 2026, a meno di sconvolgimenti clamorosi, sarà l’anno in cui la rivalità tra Sinner e Alcaraz si imporrà definitivamente come il dualismo più importante rubando la scena a qualsiasi altra narrativa sportiva, Giochi Olimpici Invernali e Mondiali di calcio inclusi. Il primo capitolo però è stato al di sotto delle aspettative, per lo meno per quanto riguarda i look di Sinner. Se con Alcaraz si è visto un passo in avanti coerente con l’immagine che è stata cucita attorno allo spagnolo con tagli e colori aggressivi, con Sinner si è avuta la sensazione di un passo indietro anziché di una progressione nella gestione dell’immagine del tennista più elegante del circuito. Dall’altro lato c’è la curiosità di capire come si possa evolvere il rapporto estetico tra Sinner e Nike a partire dal 2027 una volta che avrà più voce in capitolo nella scelta dei look, considerando anche la libertà che il brand lascia ai propri atleti, come testimoniato ancora una volta dal look sfoggiato da Naomi Osaka a Melbourne. Potremmo essere vicini a una svolta. Servirà ancora del tempo ma presto potremmo assistere al lancio di kit personalizzati, magari disegnati direttamente dai due tennisti più forti del mondo.