Winter Circles: discovering the Milano Cortina Winter Olympics with nss sports
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Musica, coreografie e Endurance: il mondo di Matteo Rizzo Intervista al pattinatore italiano vincitore della medaglia di bronzo a Milano Cortina 2026

Il pattinaggio di figura è da sempre uno degli sport più seguiti ai Giochi Olimpici Invernali e Milano Cortina 2026 non sta facendo eccezione. Le movenze eleganti dei pattinatori, le musiche evocative, il gioco di luci, le composizioni stilistiche. Sono questi elementi a rendere speciale una disciplina olimpica che in Italia vanta una lunga tradizione di atleti che, di generazione in generazione, sono stati in grado di catturare l’attenzione di appassionati e semplici curiosi. Matteo Rizzo, atleta del gruppo sportivo delle Fiamme Azzurre vincitore della medaglia di bronzo a Milano Cortina nel Team Event, fa parte con diritto di questa schiera. "Le sensazioni sono molto positive, il che è un bene. È molto emozionante perché sono italiano, vivo in Italia e quando mi capita di guardare la televisione mi accorgo di quanto si parli di questi Giochi Olimpici", ci aveva raccontato Matteo alla vigilia di quella che è la sua terza partecipazione ai Giochi Olimpici Invernali dopo Pyeongchang 2018 e Pechino 2022.

Vicecampione europeo in carica, nato a Roma e lombardo d’adozione, Matteo ha saputo costruirsi uno stile e un’identità lontana dalla figura canonica del pattinatore. Per esempio la scelta della musica, mai banale. "Tra il 2014 e il 2016, c'è stato un cambio di regolamento importante che ha introdotto la possibilità di utilizzare musica con parole. Prima di questo cambiamento la musica doveva essere senza cantato e senza parole. Questa novità ha smosso tanto e ha portato magari sul rock, sul pop e su musiche più commerciali, tra virgolette, che noi sentiamo anche tutti i giorni. Prima di allora il pattinaggio era molto più classico. Io ho pattinato sui Maneskin, sui Rolling Stones, ho pattinato su Bruno Mars, sui Queen. L'importante è che una musica mi trasmetta un'emozione in modo tale che io la possa pattinare al meglio".

Ma un pattinatore come arriva alla scelta di una canzone a scapito di un’altra? Stiamo parlando dell’aspetto principale del programma, di allenamento e di gara, di ogni atleta. “La scelta della musica avviene tra aprile e maggio - ci spiega Matteo portandoci all’interno di questo processo creativo -, quindi alla fine della nostra stagione agonistica, perché proprio in quel momento si va poi a costruire il programma nuovo per la stagione successiva che inizia a settembre. Io personalmente ho sempre scelto le mie musiche. Dopo di ché ne parlo con il coreografo con cui costruirò il programma. La condizione obbligatoria è che una musica debba emozionare me in primis, così che io poi possa fare emozionare il pubblico davanti al quale pattinerò. È fondamentale riuscire a sentirla fino in fondo. Mi è capitato in carriera che magari dopo uno o due mesi andavo a cambiare la musica perché intuivo di aver sbagliato la scelta e mi buttavo su qualcos'altro”.

Selezionata la musica, si passa al secondo passaggio, sempre di fondamentale importanza: la scelta dei look. "Nel mio caso - prosegue Matteo - ne parlo col coreografo, ne parlo con mia mamma e poi mi confronto anche con la sarta, perché ci sono delle cose che magari sono molto complicate da mettere in pratica e quindi poi non le facciamo neanche. Scegliamo quale sarà il colore principale che vogliamo avere nel vestito, il tipo di scollatura oppure quale composizione dei polsini. Per quanto riguarda i materiali, il pantalone deve essere un pochino più spesso, non deve strapparsi alla prima caduta, però allo stesso tempo deve essere elastico perché ci deve permettere dei movimenti con un range ampio. Invece nella parte superiore i vestiti di gara di solito tendono ad essere più leggeri, perché noi dobbiamo anche saltare. Noi regolarmente ci alleniamo con delle maglie, maniche corte o maniche lunghe in sintetico, leggere. C’è chi applica degli Swarovski ma pesano tantissimo. Io le ho inserite per la prima volta quest’anno ma ne utilizzo veramente poche, perché vanno ad appesantire molto il vestito. Il nostro è uno sport dove saltiamo tanto, anche cambiare di due o tre centimetri l'altezza di un salto cambia tutta l'economia della coreografia".

Rimaniamo sorpresi dalla competenza e dalla passione con cui Matteo ci descrive ogni passaggio creativo a cui deve sottoporsi prima di scendere sul ghiaccio. Ne manca uno, la gestione del tempo libero. E qui le cose prendono una svolta inaspettata, non tanto per la sua passione per la Formula 1 figlia del rapporto con il nonno e di anni trascorsi nella casa di Maranello, sede di Ferrari. Quanto per come si è evoluta questa passione: "Io guido tanto al simulatore a casa con i miei amici, facciamo anche delle gare endurance nei weekend - ci confida Matteo -. Nell'ultimo anno abbiamo giocato tantissimo al gioco principale del Mondiale Endurance, quindi con macchine diverse da quelle di Formula 1. Io mi trovo molto molto bene sul tracciato di Portimao, è una pista molto particolare con sali e scendi, curve in frenata, è molto particolare. Io ci gioco regolarmente. Alla vigilia dei campionati europei, due giorni prima di partire, ho fatto una gara di quattro ore con il mio amico dove ci alternavamo alla guida facendo circa due ore a testa di guida. Per me è un momento di vero relax. Mi appassiona e cercherò di farlo anche prima dell'Olimpiade. Purtroppo non penso che ne troverò uno al Villaggio Olimpico".