
Storia degli atleti professionisti a WrestleMania Da Muhammad Ali a Jason Kelce
In principio fu Muhammad Ali. Il 31 marzo 1985 al Madison Square Garden di New York, il più grande pugile di tutti i tempi indossò camicia azzurra, papillon nero e pantaloni blu per interpretare il ruolo dell’arbitro per il main event di WrestleMania 1, l’evento firmato WWE che rivoluzionò per sempre il wrestling e che nel 2026 è arrivato alla sua 42esima edizione plasmando intere generazioni di appassionati influendo sui loro ricordi nella stessa maniera dei Mondiali, del Superbowl e delle World Series. WrestleMania 42 è in programma il 18 e il 19 aprile a Las Vegas presso l'Allegiant Stadium e sarà il primo Premium Live Event ad essere trasmesso in streaming in Italia da Netflix.
Lo chiamano The Grandest Stage of Them All e non a caso. Non esiste infatti un evento di sports entertainment più grande di WrestleMania e non è mai esistito un evento così fitto di superstars come WrestleMania 42. Da IShowSpeed che insieme a Logan Paul e Austin Theory affronterà LA Knight, Jey Uso e Jimmy Uso, al coinvolgimento di Jelly Roll e Pat McAfee nel match per l'Undisputed WWE Championship tra Cody Rhodes e Randy Orton. Ma ci sarà anche il ritorno di John Cena nelle vesti di presentatore e l'esibizione di Joe Jonas il quale canterà The Star-Spangled Banner per aprire la seconda serata. Il tutto a corollario di una delle match card più ricca di sempre con CM Punk, Roman Reigns, Rhea Ripley, Jade Cargill, Brock Lesnar, Becky Lynch, Liv Morgan e altre decine delle migliori superstar della WWE.
Ma facciamo un passo indietro. Perché senza quel momento, senza Ali che sale sul ring per alzare il braccio di Hulk Hogan come segno di vittoria nel tag team match vinto insieme a Mr. T contro Paul Orndorff e Roddy Piper, il tutto sotto lo sguardo di un’incuriosita ed entusiasta Cyndi Lauper, il wrestling probabilmente sarebbe rimasto ancora a lungo ancorato alla visione circense che gli veniva affibbiata da chi non era appassionato. WrestleMania 1 segna invece definitivamente l’ingresso del concetto di entertainment nel wrestling, spingendo altri sportivi a prendere in considerazione l'idea di concedersi alla kayfabe e far parte di questo spettacolo.
L’Attitude Era e l’impatto di Mike Tyson
Il ruolo di enforcer è quello più semplice da cucire intorno ad uno sportivo professionista, semplicemente perché può essere parte integrante del racconto di un match senza però dover eseguire delle mosse che mettano in pericola la sua incolumità e quella dei wrestler coinvolti. Nasce così la presenza di Mike Tyson a WrestleMania 14 come special guest referee di quello che è considerato il main event della prima versione Attitude Era dello Showcase of the Immortals.
Era il 1998 e in quel momento storico Tyson si era conquistato l'appellativo di The Baddest Man on the Planet. Un aura da duro che si era costruito sul ring, ovviamente, e che aveva raggiunto il suo culmine quando staccò con un morso un pezzo d’orecchio ad Evander Holyfield nel corso del match valido per l'assegnazione del titolo dei pesi massimi WBA, evento per il quale a Tyson venne ritirata la licenza pugilistica. Il profilo perfetto per quell'epoca storica del wrestling, in cui gli heel e i personaggi senza regole venivano celebrati più dei babyface.
Inserire Tyson nella storyline tra Shawn Michaels e Stone Cold Steve Austin fu una trovata geniale che permise alla WWE di sferrare anche il colpo decisivo alla WCW nel corso delle cosiddette Monday Night War, ovvero la competizione a livello di ascolti televisivi tra le due principali federazioni di wrestling al mondo i cui rispettivi show andavano in onda entrambi di lunedì sera nello stesso slot temporale. La presenza di Tyson fu un attestato di forza da parte della WWE non solo nel mondo del wrestling ma anche nella dimensione dello showbiz.
Il caso Floyd Mayweather Jr. vs Big Show
Se, come detto, il ruolo di arbitro può essere quello più semplice da interpretare, questo non significa che gli sportivi nella storia di WrestleMania non siano mai saliti sul ring. Il primo esempio è la Battle Royal tenutasi a WrestleMania 2 in cui un gruppo di wrestler dell’allora WWF sfidò un gruppo di giocatori professionisti della NFL. La prima edizione in cui invece uno sportivo venne coinvolto in un match 1 vs 1 con un wrestler è WrestleMania XI quando Lawrence Taylor, linebacker per i New York Giants, affrontò e sconfisse Bam Bam Bigelow.
@chris.vanvliet Big Show actually told Floyd Mayweather to break his nose! #wwe #wrestling #bigshow #floydmayweather original sound - Chris Van Vliet
Un altro episodio entrato nella storia di WrestleMania è il match tra Floyd Mayweather Jr. e Big Show, disputatosi a WrestleMania 24. Tecnicamente quel match venne registrato come No Disqualification, inscenando una versione più estrema di un match di boxe così da permettere a Mayweather di vincere per knockout dopo una serie di pugni, replicando quanto avrebbe fatto in un regolare match di boxe, e di difendere la sua etichetta di undefeated. Qualche anno prima, in occasione di WrestleMania 21, Big Show era stato protagonista anche di un match di sumo contro Akebono Tarō, leggenda di questo sport e, ovviamente, vincitore del match.
Più recentemente abbiamo visto Shaquille O'Neal prendere parte all’André the Giant Memorial Battle Royal a Wrestlemania 32 così come Rob Gronkowski partecipò a due edizioni consecutive di WrestleMania, prima aiutando Mojo Rawley a vincere l’André the Giant Memorial Battle Royal a WrestleMania 32 mentre nell’edizione 33 di WrestleMania, quella tenutasi a porte chiuse per via della pandemia da Covid-19, vinse il WWE 24/7 Championship. Anche Jason Kelce ha avuto un suo spot a WrestleMania XL quando, insieme a Lane Johnson, contribuì alla vittoria di Rey Mysterio e Andrade contro Dominik Mysterio e Santos Escobar.
Dalla NBA alla WWE: Trae Young e Tyrese Haliburton
Il confine che separa realtà e kayfabe si è fatto sempre più labile e allo stesso tempo interconnesso. Per questo motivo gli atleti professionisti sono intrigati dall’idea di prendere parte ad uno show di wrestling. Un rapporto che per la verità è reciproco dato che la WWE da anni porta avanti la tradizione di regalare una versione personalizzata della WWE Championship Title Belt ad ogni squadra professionistica che vinca un titolo. Senza dimenticare che la presenza di atleti esterni alla WWE garantisce alla federazione una copertura mediatica da parte di canali che tradizionalmente non coprono il wrestling.
Non più tardi dello scorso marzo abbiamo visto Joe Mazzulla, head coach dei Boston Celtics, mimare una serie di colpi a Derrick White durante un episodio di Raw. Trae Young nel settembre 2021, poche settimane dopo aver eliminato i New York Knicks con i suoi Atlanta Hawks dai playoff NBA, si presentò al Madison Square Garden replicando l’entrata dalla rampa che effettuano i wrestler e, per questo motivo, subire un trattamento da heel con bordata di fischi annessa. Qualche anno dopo furono Jalen Brunson e Tyrese Haliburton, sempre al Madison Square Garden, a portare in WWE il loro feud cestistico, replicando in parte quello che fecero nel 1997 Karl Malone e Dennis Rodman, il quale verrà indotto nella Hall of Fame della WWE con la classe del 2026.
A volte è l’adrenalina a spingere gli atleti sul ring così da replicare, anche solo per un istante, le mosse dei loro idoli da bambini e rivivere le stesse intense emozioni. A volte, il desiderio è semplicemente quello di fare qualcosa di diverso e, allo stesso tempo, con leggerezza, senza prendersi troppo sul serio e senza che ciò interferisca minimamente con il proprio lavoro al di fuori di quello spettacolo. Più in generale c'è l'aspirazione e la soddisfazione di poter partecipare a un evento generazionale come WrestleMania, consolidando così il proprio status di superstar.



























































