
Tutti pazzi per il flag football Dietro l’ascesa della nuova disciplina dei Giohi Olimpici di Los Angeles 2028
In Europa, il grande pubblico è abituato a chiamarlo Football Americano a causa della grande diffusione della disciplina in Stati Uniti e Canada. Il nome originale sarebbe in realtà Gridiron football - o solo Football, definizione che però da questa parte dell’oceano creerebbe confusione con uno sport ben più popolare, il calcio -, appellativo che richiama una griglia da cucina, la cui etimologia deriva dalle linee parallele disegnate sui primi campi da gioco sia in direzione latitudinale che longitudinale, traccianti un intreccio.
Trattandosi, nella versione più popolare a undici giocatori della NFL, di uno sport agonisticamente molto violento e che richiede accessori protettivi specifici, risulta piuttosto difficile praticarlo al di fuori di strutture e contesti precisi, aspetto che ne ha limitato la diffusione globale fino ad ora. Per questo motivo, però, anche in America del Nord sono nate numerose varianti. Amatoriali, come il touch e lo street football, il primo atto a limitare la violenza dei tackle, il secondo a sopperire alla mancanza di strutture o attrezzature. Professionistiche, come l’Arena Football, che si disputa al chiuso.
E poi c’è il flag football, divenuto così popolare da trovare un posto tra le discipline presenti ai Giochi Olimpici di Los Angeles 2028, previo riconoscimento da parte del Comitato Olimpico Internazionale.
Cos’è il flag football?
Questa variante affonda le proprie radici addirittura nella Seconda Guerra Mondiale, come un’attività ricreativa per i soldati, studiata in modo da prevenire infortuni. Il luogo di origine dello sport viene riconosciuto infatti come Fort Meade, in Maryland, installazione strategica impiantata dall’Esercito degli Stati Uniti tra Washington D.C. e Baltimora, sede centrale per l’intelligence e la sicurezza informatica.
La sua natura è anche ciò che differenzia la disciplina dal Gridiron: si tratta di uno sport senza contatto, dove i classici tackle, cioè i placcaggi, vengono sostituiti dalla rimozione da parte dei difensori delle bandierine sulla cintura degli attaccanti, o portatori di palla - da qui, il termine flag, bandiera. Queste sono due, una per fianco e una dietro, e non possono essere protette con le mani da chi attacca.
Il resto funziona grossomodo come il Football Americano. C’è un quarterback, il quale ha il compito di lanciare il pallone verso i ricevitori in corsa diretti verso un obiettivo specifico. Quest’ultimo può essere la linea di metà campo, che può essere superata entro quattro tentativi, definiti down, oppure la linea di meta, o end zone, sempre raggiungibile in quattro possessi una volta superato il primo confine. Il quarterback, rispetto al Football, è solo più limitato palla in mano, può operare in un’area circoscritta a poche yard anziché partire in corsa e può ricevere un blitz da un difensore avversario designato, seppur entro certi limiti di spazio. Una volta che si perde il pallone e si fallisce nel raggiungere un obiettivo, la palla passa all’altra squadra, invertendo attacco e difesa.
La versione più classica si disputa in cinque contro cinque, su un campo lungo 64 metri e largo 27 metri - 70x30 yard secondo il sistema metrico statunitense -, distribuendo l’azione su due tempi da venti minuti ciascuno. In caso di supplementari, vince la squadra che segna, seguendo il metodo del sudden death. Quanto al punteggio, infine, vengono assegnati sei punti quando si supera la linea di meta con un touchdown, offrendo alla squadra che attacca la possibilità di ottenere punti extra - uno, in caso di attacco aggiuntivo completato dalla linea delle cinque yard; due, dalla linea delle dieci yard. Due punti, però, possono essere guadagnati anche dalla difesa in una situazione definita safety, quando cioè si riescono a strappare le bandierine al portatore all’altezza della end zone.
L’importanza del movimento femminile
Lo slancio del flag football deriva dalla sua impostazione capace di prevenire infortuni e costi, ma l’exploit recente negli Stati Uniti - e di conseguenza globale - è figlio di un’enorme diffusione a livello scolastico come sport prevalentemente femminile.
Risale addirittura al 2002 il riconoscimento da parte dello Stato della Florida del flag football come sport femminile nelle high school, un traguardo che in vista della stagione 2026/27 verrà raggiunto da un totale di 22 Stati, mentre altri 19 identificano la disciplina come emergente, inserendola all’interno di programmi appositi per praticarla. Tra le high school, questa è la disciplina maggiormente in crescita nella categoria femminile, con una crescita percentuale del 60% nel 2025 rispetto all’anno precedente registrata dagli organi scolastici ufficiali. Secondo il Times, nell’area di Los Angeles ci sono più squadre di flag football femminili (91) che di football americano maschili (71).
Nel 2020, invece, si sono mossi i primi passi a livello collegiale, quando la NAIA (National Association of Intercollegiate Athletics), in accordo con la NFL, è divenuta la prima federazione universitaria a riconoscere questo sport a livello agonistico. A seguito di svariate campagne promozionali indipendenti da parte di numerosi programmi delle Division universitarie americane, la svolta definitiva è arrivata a gennaio 2026, quando il flag football è stato ufficialmente inserito all’unanimità nel programma Emerging Sports for Women della NCAA.
Si tratta di uno snodo fondamentale per tutto il movimento, dal momento che i requisiti per rientrare nel progetto - il cui fine ultimo è l’istituzione di un campionato collegiale - prevedono la presenza iniziale di almeno quaranta atenei nei quali lo sport venga praticato. Questa sarà la base, mentre le previsioni NCAA stimano un totale di oltre sessanta scuole intenzionate a praticare una promozione del flag football proprio da questa stagione, grazie anche agli incentivi garantiti dall’inclusione nel programma - come borse di studio e un budget per assumere personale specializzato.
Pionieristico in questo senso l’annuncio di Nebraska University riguardo all’inclusione del flag football nel proprio programma collegiale come varsity sport femminile, trattandosi di un ateneo di power conference, cioè tra i più importanti e blasonati in NCAA. La scuola non aggiungeva una disciplina dal beach volleyball nel 2013, a dimostrazione di quanto esclusivo sia questo riconoscimento.
L’investimento della NFL
Trattandosi di uno sport accessibile e inclusivo, è ovvio che rappresenti un investimento ad alto potenziale. Il riconoscimento del flag football a livello collegiale come disciplina agonistica femminile è significativo, sotto questo punto di vista, soprattutto perché la controparte professionistica maschile sta ancora cercando di capire come assemblare una Lega.
La creazione di una American Flag Football League risale in realtà al 2017, ma con un ruolo di competizione semi-professionistica composta perlopiù da atleti di livello amatoriale. Lo sviluppo di questo campionato verso il livello successivo si è rivelato un fiasco, poiché l’annuncio della creazione di una Lega composta da quattro franchigie non ha ricevuto riscontri pratici dal lontano 2024, e non ci sono più stati aggiornamenti se non quello di ritardi logistici che promettevano di risolversi nel 2025.
Una boccata d’aria fresca è arrivata dai molteplici investimenti della NFL, che hanno rappresentato una base finanziaria importante anche per favorire lo sviluppo dei programmi NCAA femminili. Già dal 2020 è stato fondato il programma NFL Flag per una promozione globale a livello giovanile e amatoriale, avviando le campagne per lo sviluppo della disciplina come caposaldo dello sport femminile. L’allora quarterback dei Denver Broncos, Russell Wilson, è diventato presidente e CEO di NFL Flag, prestando un volto molto popolare in quel momento - attualmente un potenziale membro della Hall of Fame - a un’iniziativa in fase embrionale.
A un lustro di distanza, dopo numerosi annunci ma scarsi risvolti pratici, è arrivata finalmente una storica decisione da parte della NFL. Le squadre della Lega americana hanno votato a favore di un finanziamento per il lancio di un campionato professionistico di flag football, per un ammontare di circa trentadue milioni di dollari tramite 32 Equity, il veicolo di investimento collettivo della NFL. Le tempistiche prevedono la nascita di una doppia Lega professionistica di flag football, sia maschile sia femminile, datata alla primavera 2027, alla vigilia dei Giochi Olimpici di Los Angeles.
Come è arrivato il flag football ai Giochi Olimpici?
Il football americano non è mai riuscito a ottenere il via libera da parte del Comitato Olimpico Internazionale per prendere parte ai Giochi, trattandosi di uno sport troppo rischioso e con una diffusione globale limitata. Da questo punto di vista, l’inclusione per la prima volta del flag football tra le discipline olimpiche - insieme a cricket, squash, baseball / softball e lacrosse, con due soli voti contrari su novanta complessivi - è rivoluzionaria. Nonché figlia di un lavoro congiunto pluriennale da parte dei principali organi americani.
Nel 2022, Pierre Trochet, presidente della Federazione Internazionale di Football Americano (IFAF), e Troy Vincent Sr., vicepresidente esecutivo delle football operations della NFL, sono stati nominati CEO del gruppo Vision28, partnership strategica con l'obiettivo primario di includere il flag football nel programma dei Giochi Olimpici di Los Angeles 2028. Il ruolo della NFL è stato cruciale a livello promozionale, puntando su eventi mirati e organizzati tempestivamente per aumentare la popolarità dello sport.
Durante il Super Bowl LVII, sempre nel 2022, i funzionari olimpici presenti allo State Farm Stadium hanno potuto assistere a una partita di flag football tra le rappresentative di Messico e Stati Uniti. Dal 2023, durante il Pro Bowl All-Star Game della NFL, tra le varie prove ed esibizioni è stata creata anche una serie di tre incontri di flag football tra le rappresentative di Conference, giocata nel giorno di punta della domenica. Durante le edizioni 2023 e 2024, inoltre, come parte dell’evento Pro Bowl sono state ospitate anche le world championships organizzate dal programma NFL Flag, massima competizione giovanile del flag football che ospita centinaia di roster giovanili statunitensi e decine di squadre internazionali.
In termini di riconoscibilità globale vera e propria, invece, questo lavoro promozionale ha avuto avvio con e dall’inclusione del flag football nei World Games del 2022 a Birmingham. Si tratta di una manifestazione dove si praticano sport non riconosciuti tra le discipline olimpiche, organizzata ogni quattro anni a partire da quello successivo ai Giochi. In questa sua prima apparizione mondiale al Legion Field Stadium, il flag football è andato in scena con un’edizione maschile e una femminile, rispettivamente a otto e dieci squadre in rappresentanza di dieci Paesi suddivisi in tre Continenti. Nei World Games 2025 di Chengdu, in Cina, si è invece disputato solo il torneo femminile.
Tom Brady è l’ambasciatore globale del flag football
La NFL ha dato il via libera ai propri atleti per prendere parte ai Giochi Olimpici di Los Angeles 2028, seppur imponendo alcune restrizioni relative al numero di partecipanti per ogni Nazionale e aspettando il via libera definitivo della federazione statunitense. Fatto sta che le stelle del flag football non mancano. Il quarterback dei Philadelphia Eagles, Jalen Hurts, è stato nominato ambasciatore di questo sport per le Olimpiadi del 2028 ed è apparso in un video promozionale della NFL in cui accendeva la torcia al Los Angeles Memorial Coliseum lanciando un pallone da football infuocato.
Un’enorme spinta è inoltre arrivata da quello che viene considerato il GOAT del football americano, Tom Brady. Quest’ultimo è stato l’ambasciatore del Flag Football Classic, un triangolare che il 21 marzo 2026 ha visto affrontarsi Team USA Football, cioè la rappresentativa ufficiale maschile IFAF, e altre due squadre composte da stelle ed ex stelle NFL - Founders FFC e Wildcats FFC, la prima capitanata da Brady e da Jalen Hurts, la seconda da Joe Burrow e Jayden Daniels. La nazionale statunitense ha dominato la scena, puntando sulla scarsa familiarità dei giocatori NFL con la disciplina, ma l’atteggiamento delle stelle è rimasto proattivo, sebbene Brady abbia sfruttato l’evento per smentire una sua potenziale partecipazione olimpica.
L’esibizione si è svolta con il solo obiettivo di riunire i volti più popolari del football americano per promuovere la nuova disciplina olimpica, ed è stata organizzata da Fanatics Studios, la joint venture tra Fanatics, OBB Media, Tom Brady e FOX Sports, contando così su un broadcast nazionale e su una ricettività mediatica globale. Si è trattato inoltre di un vero e proprio test dell’ultimo minuto per il BMO Stadium, venue del flag football a Los Angeles 2028 e struttura più recente tra quelle presenti, inaugurata nel 2018, scelta per l’evento a causa delle tensioni geopolitiche nell’area inizialmente designata a Riyadh, in Arabia Saudita.
I VIP del flag football
Il primo showcase internazionale del flag football era comunque già stato messo in atto a ottobre 2025, sfruttando un’altra venue olimpica, solo dei Giochi Olimpici di Londra 2012. Alla Copper Box Arena, all’interno del Queen Elizabeth Olympic Park della capitale inglese, è andata in scena una sfida di esibizione che ha coinvolto numerose celebrità, tra cui le ex stelle della NFL Ryan Fitzpatrick e Chad “Ochocinco” Johnson, fuoriclasse del flag football femminile come Diana Flores e Ashlea Klam, e creator del calibro di Khaby Lame e Deestroying.
L’evento è stato organizzato da NFL e YouTube, che poi hanno replicato il format al Super Bowl LX di febbraio 2026 a San Francisco con un’esibizione tra due squadre, una capitanata dal cantautore J Balvin e l’altra dal creator Druski, che hanno schierato rispettivamente Cam Newton e Michael Vick come quarterback, due leggende NFL. Considerando anche l’edizione 2025 del Super Bowl, che ha visto andare in scena lo scontro tra iShowSpeed e Kai Cenat, si tratta della terza collaborazione tra la Lega americana e YouTube indirizzata alla promozione del flag football in vista di Los Angeles 2028.
Tra i VIP che invece stanno contribuendo alla viralità di questo sport c’è l’ex campione NBA Rajon Rondo, seppur involontariamente. Ritiratosi dalla pallacanestro nel 2022 come uno dei playmaker più celebri e geniali del ventunesimo secolo, è comparso in una serie di video da quarterback nell’atto di effettuare giocate elettrizzanti, diffusi da account sportivi che per aumentare le interazioni hanno diffuso la falsa notizia che si tratti del miglior giocatore degli Stati Uniti nel ruolo. Sebbene nulla di tutto ciò sia vero e le riprese siano ambientate palesemente su campi da gioco amatoriali, anche questo ha contribuito a far impazzire il grande pubblico per il flag football.
Una buona notizia per l’Italia
L’inclusione della disciplina tra quelle olimpiche è una buona notizia per la nazionale italiana, su più fronti. A livello strutturale, la massima competizione internazionale di flag football è il Campionato Mondiale organizzato da IFAF, al quale l’Italia prende parte da tempo, vantando anche un’edizione da Paese ospitante, quella del 2014 a Grosseto, dove è arrivato un bronzo nel maschile - il secondo dopo quello del 2010, che va ad aggiungersi a un ottimo quarto posto recente nel 2021.
A questi traguardi si sommano l’argento maschile ai World Games 2022 e la medaglia d’oro alla competizione europea 2025, IFAF EuroFlag, dopo quattro edizioni di fila al secondo posto. Ma soprattutto la finale conquistata ai Mondiali di Düsseldorf appena conclusi, impresa storica che regala la qualificazione olimpica per Los Angeles 2028, nonostante la sconfitta in finale contro gli Stati Uniti.
Sebbene a questi successi non prenda parte la rappresentativa femminile, ancora a secco nelle competizioni internazionali, la base è solida in entrambe le categorie. La nazionale Under 17 femminile ha infatti vinto la passata edizione dei campionati europei giovanili IFAF, che nel 2026 si terranno nello Stivale per la terza volta consecutiva, a dimostrazione del fatto che si tratti di una disciplina dove l’Italia ha pochi eguali a livello intercontinentale.
Senza ignorare che una delle stelle della Nazionale femminile, Nausicaa Dell’Orto, è stata promossa a Global Ambassador per la disciplina da NFL e IFAF nel 2022, lavorando attivamente nella promozione di flag football e football americano come creator per DAZN e NFL Films. La sua popolarità ha raggiunto il picco massimo proprio negli ultimi mesi, quando è stata selezionata come una delle atlete incaricate di portare la torcia olimpica in occasione dei Giochi Invernali di Milano Cortina.
Risultati e popolarità frutto degli investimenti nella disciplina da parte del CONI, che ha approvato il progetto LA28 avanzato dalla Federazione Italiana di American Football, un piano strategico mirato ad assistere le rappresentative maschili e femminili nel tragitto verso i Giochi Olimpici. Atleti e atlete di punta del flag football italiano, in preparazione delle recenti competizioni, sono stati ospitati dall’Istituto di Medicina e Scienza dello Sport del CONI al Centro di Preparazione Olimpica ‘Giulio Onesti’ di Roma, sottoponendoli a test pionieristici in questo campo.
Si tratta di analisi di tipo neuromuscolare e metabolico, un programma specifico di preparazione che ha già dato i suoi frutti nella competizione europea di Dusseldorf e che punta ad essere replicato in vista ai Giochi Olimpici di Los Angeles tra due anni. L’obiettivo è ovviamente una medaglia, che sarebbe ancora più storica nel panorama dei Giochi Olimpici, trattandosi di una prima assoluta per il flag football.











































