
Il legame speciale tra la vela e la Sardegna La prima America's Cup italiana partirà da Cagliari
Mare, vento, vele, il trofeo sportivo più antico del mondo. E sullo sfondo, due golfi italiani - quelli di Napoli e Cagliari - destinati a diventare il centro di gravità della vela mondiale. Nel 2027, per la prima volta, l’America’s Cup sbarcherà in Italia, e si porterà dietro tutto ciò che la renda unica: un insieme di tradizione e avanguardia, rituali da grande classica e innovazione estrema, identità territoriali e audience globale; in un equilibrio tra tecnologia, estetica, performance e agonismo che oggi, dopo un secolo e mezzo di vita della competizione, la rende un oggetto sportivo-culturale davvero senza eguali.
Nell’estate 2027 tutto ciò avrà come epicentro il Golfo di Napoli, teatro della 38esima Louis Vuitton America’s Cup. E se il countdown è puntato al 10 luglio dell’anno prossimo, e cioè alla parte più attesa dell’evento, il viaggio della Coppa nel nostro Paese inizierà molto prima, e altrove. Nel Golfo degli Angeli, a Cagliari, è in programma tra meno di due mesi - dal 21 al 24 maggio - la prima regata preliminare del nuovo ciclo, con cui la Road to Naples uscirà dalle intenzioni e dalle presentazioni ai media, prendendo finalmente forma. Con i primi verdetti sportivi e organizzativi, in quello che per la Sardegna - reduce da una serie di grandi occasioni sfumate - è un cerchio che si chiude, ma anche un banco di prova e un crocevia per il domani della vela in queste acque.
Storia della vela in Sardegna
La Preliminary Regatta di Cagliari rappresenta più di un evento di apertura. Tanto per chi partecipa, quanto per chi sta davanti e dietro le quinte. Sarà la prima occasione per vedere in acqua i team e farsi un'idea di equilibri e gerarchie in vista del 2027; e allo stesso tempo per stressare un sistema che in futuro potrebbe, e vorrebbe, essere chiamato a reggere su scala più ampia. La tappa di Cagliari rappresenta infatti il punto in cui una traiettoria ideata negli ultimi anni prova finalmente a prendere slancio. Perché la centralità della Sardegna nella geografia della vela internazionale non nasce oggi, ma è il risultato di una serie di tentativi e occasioni mancate che hanno consolidato la sua candidatura. L’isola è stata più volte a un passo dal diventare hub per competizioni di primo livello: dalla candidatura olimpica di Roma (2024), che fino al suo naufragio individuava proprio queste acque come sede delle regate, fino ad alcune tappe e progetti legati al circuito dell’America’s Cup, sfumati prima per la pandemia (2020) e poi per un’inversione a U organizzativa (2023).
La Preliminary Regatta arriva quindi come un primo, attesissimo punto di svolta. Perchè ognuna di queste delusioni ha contribuito ad alimentare l’attesa, ma anche la solida reputazione dell’isola come sede naturale per ospitare eventi del genere. Un nomea dovuta ai legami con la tradizione velistica italiana, alla crescente capacità di dialogare con questo ambiente, e soprattutto alle condizioni meteomarine tra le migliori in Europa. "I nostri alleati più importanti? Eolo e Nettuno, e infatti stiamo pensando di contrattualizzarli", ha detto il sindaco di Cagliari, Massimo Zedda, scherzando con entusiasmo sulle "incredibili giornate di vento nel Golfo degli Angeli. (...) Se altrove le regate vengono sospese per bonaccia, qui la natura ci regala caratteristiche straordinarie. Ed è questo il nostro asso nella manica per diventare una capitale mondiale della vela".
Per l’evento del prossimo maggio la Regione Sardegna ha investito 7 milioni di euro, "e riteniamo che la nostra isola avrà un ritorno economico diretto e immediato intorno ai 50 milioni", ha spiegato l'assessore del turismo Franco Cuccureddu. Le sue parole, le infrastrutture temporanee e permanenti in allestimento, la trasformazione del waterfront e la macchina organizzativa messa in piedi per l’evento raccontano una volontà di ampio respiro: quella di utilizzare l’America’s Cup 2027 come leva per un posizionamento globale. Magari per la candidatura ai Giochi Olimpici 2040, di cui dopo Milano Cortina 2026 non ha fatto mistero neanche l'ex presidente del CONI, Giovanni Malagò.
Il regolamento della Preliminary Regatta
Nel Golfo degli Angeli le imbarcazioni AC40 - una velocissima versione monotipo più compatta degli AC75 - e i loro equipaggi maschili, femminili e giovanili si sfideranno dunque in una serie di regate di flotta, che porteranno alla finale tra i due migliori equipaggi. Fino all’ultimo atto, winner takes all. Il format è parte del circuito America’s Cup, ma non incide in alcun modo sull’evento del 2027 - piuttosto, tratteggia i rapporti di forza e l’atmosfera. Sarà infatti il primo confronto diretto tra i protagonisti della 38esima edizione: i campioni in carica di Emirates Team New Zealand, Luna Rossa, i britannici di Athena Racing, il team francese K-Challenge e gli svizzeri di Alinghi Red Bull Racing. Ogni squadra potrà schierare due imbarcazioni: una guidata dal proprio team dell'America's Cup, e una seconda per mettere in vetrina i team giovanili e femminili.
Accanto alla dimensione sportiva, poi, si muove quella che negli anni è diventata parte integrante dell’America’s Cup: la costruzione dell’evento come piattaforma territoriale. Perché la Road to Naples non è solo una preview, ma un percorso di posizionamento, un primo passaggio del racconto, un vero evento nell’evento. Lo confermano i tanti spazi che verranno adibiti a Cagliari: dal “Race Village” affacciato sul porto alle fan zone, dai maxischermi allestiti lungo il waterfront agli spazi dedicati a partner e attivazioni, con intorno aree hospitality, media, merchandising, e via dicendo.
Così la città misurerà la propria capacità di accogliere l’evento, integrarlo nel tessuto e rispondere alle polemiche, immancabili - alle nostre latitudini e non solo - quando un evento del genere bussa alla porta. Da mesi il dibattito pubblico si è acceso intorno alle tematiche tipiche di questi frangenti: fondi e finanziamenti, ritardi sui cronoprogrammi, gestione degli spazi pubblici, stato delle infrastrutture. Un documento firmato da Roberto Mura (Alleanza Sardegna) ha parlato di "una percezione diffusa di impreparazione", descrivendo una Cagliari "in affanno" tra condizioni delle strade e dell’urbanistica, e ottimizzazione dell’accoglienza. Il sindaco Zedda ha risposto che i piani hanno subito qualche ritardo per "imprevisti meteorologici", ovvero i danni del Ciclone Harry "che ha creato non pochi problemi proprio nelle zone costiere da cui il pubblico osserverà le regate". Allo stesso tempo, il primo cittadino cagliaritano ha pubblicamente rassicurato il pubblico sullo stato di avanzamento lavori, lanciando anche un monito di chiara ispirazione olimpica: "non vogliamo assolutamente cattedrali nel deserto. La vera sfida per noi è capire come useremo questi luoghi riqualificati il giorno in cui andrà via l’evento".
Perché Luna Rossa è legata alla Sardegna
Se Cagliari è il punto di partenza della Road to Naples, per Luna Rossa Prada Pirelli è infatti qualcosa di vicino a un ritorno a casa. Negli ultimi anni il team ha scelto la Sardegna come base operativa, trasformando il capoluogo sardo nel proprio quartier generale e laboratorio. È qui che ha costruito una parte importante delle sue ultime campagne, lavorando su materiali, configurazioni e assetti, testati proprio nel Golfo degli Angeli. "Siamo i padroni di casa, siamo felici e onorati che il primo evento dell’America’s Cup sarà in Sardegna", ha sottolineato Max Sirena, skipper e team director. "Continueremo a lavorare ogni giorno per arrivare più pronti possibile e fare un errore meno degli altri". Conoscenza del campo, dunque, ma anche il dovere di rispondere a un’attenzione diversa. "Regatare in casa sarà una bella responsabilità", conferma Sirena, "un grande stimolo in più per fare bene".
Al fianco della dimensione agonistica c’è anche la relazione più ampia che coinvolge istituzioni e tessuto locale. La presenza di Luna Rossa infatti ha portato visibilità, competenze e un indotto che va oltre il perimetro della vela, contribuendo a posizionare la Sardegna come uno dei poli emergenti di tale sport. È anche per questo che la tappa di Cagliari è un momento simbolico, in cui il rapporto tra Luna Rossa e il suo territorio si espone su scala globale. Il primo snodo di una mappa che ha Napoli come approdo finale, e in mezzo tutto un Paese che prova a trasformare l’evento in un sistema. E soprattutto un’isola che, tra vento e mare, ha finalmente l’occasione che aspettava da tempo.
























































