Storia ed estetica delle maglie da hockey Tra sport, design e moda

L'hockey su ghiaccio è uno sport particolare. È veloce, caotico, violento. Non sempre è possibile capire l'evoluzione di un'azione di gioco a meno che un giocatore non venga lanciato contro una balaustra. Gli stessi giocatori in campo cambiano continuamente perché le sostituzioni non richiedono un'interruzione e avvengono in media ogni 60 secondi. Le dimensioni ridotte del puck rendono difficile la lettura delle traiettorie e capiamo se un tiro è finito in rete solo dal suono della sirena che annuncia il gol. Eppure, questo sport complicato è caratterizzato da un'estetica fatta di maglie oversize e colorate che ha catturato l'attenzione anche di chi non è appassionato.

Le origini: perché le maglie da hockey erano sweaters

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Le prime divise da hockey su ghiaccio non erano maglie, bensì veri e propri maglioni. Il motivo è presto detto: in origine le partite di hockey si disputavano all’aperto, esponendo i giocatori al freddo e alle intemperie, necessarie per mantenere intatta la superficie di gioco ovvero il ghiaccio. E per questo motivo i giocatori indossavano dei capi in lana spesso a tinta unita o con fantasie molto semplici, per mantenersi al caldo. Questa eredità storica ha generato una spaccatura: i puristi insistono nel chiamare le divise sweaters, mentre coloro che riconoscono l'evoluzione stilistica e tecnologica, coincisa con l'introduzione di nuovi materiali e design, le considerano delle jerseys, equiparandole di fatto alle divise di altri sport.

Il passaggio indoor e l’evoluzione dei materiali

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Il passaggio ai palazzetti, e quindi con una nuova natura indoor, è inevitabilmente coinciso con un’evoluzione dei materiali così da rendere le divise più leggere. Abbandonata la lana, c’è stato un primo passaggio alle maglie di cotone e successivamente adottando soluzioni in poliestere che garantivano una maggiore traspirazione che ancora oggi rappresentano la soluzione adottata da qualsiasi squadra professionistica. Inoltre con l’evoluzione dei materiali, è cambiata anche la vestibilità delle maglie. Questa è una conseguenza diretta dell’equipaggiamento dei giocatori, in particolare delle protezioni per spalle e gomiti che hanno gonfiato la figura costringendo i designer a realizzare dei modelli molto più larghi così da garantire la massima funzionalità.

Nike, Reebok e adidas: la rivoluzione tecnica

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Il design che oggi vediamo è figlio di una competizione, naturale, tra brand. Il primo stravolgimento del paradigma estetico venne firmato da Nike con l’introduzione del Nike Swift Hockey Jersey and Sock ovvero una soluzione tecnologica introdotta per i Giochi Olimpici Invernali del 2006 di Torino che oltre a ridurre il peso delle divise, con la conseguenza di migliorare la mobilità e quindi la velocità dei giocatori, per la prima volta ragionava anche sulla termoregolazione grazie ad un sistema che garantiva un flusso di aria verso il corpo. Volendo estremizzare si tratta di un primo prototipo delle holey t-shirts oggi in voga nel running.

Il secondo brand che ha contribuito alla rivoluzione estetica delle maglie da hockey fu Reebok, incaricata dalla NHL di disegnare delle nuove divise che venissero incontro alle esigenze dei giocatori e della lega. Anni di ricerche e sperimentazioni nel 2007 portarono all'introduzione del Rbk Edge Uniform System, ovvero un layout che andava ad eliminare completamente le maglie baggy che avevano preso piede nella NHL per via di protezioni sempre più grandi. Le nuove maglie garantivano una vestibilità più attillata e anche in questo caso venne introdotto un sistema di ventilazione. Infine l’ultimo brand ad aver contribuito all’evoluzione delle maglie da hockey per come le conosciamo oggi è adidas, che nel 2017 prese il posto di Reebok come fornitore ufficiale delle divise della NHL. Adizero è il modello sviluppato dal brand tedesco in cui sono stati rifiniti alcuni elementi visti con Edge Uniform System, nel dettaglio un nuovo colletto ma soprattutto l’utilizzo di un tessuto di ultima generazione che garantiva una maggiore permeabilità all’aria.

L’esplosione cromatica nella NHL

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A livello estetico le maglie da hockey, in particolare quelle della NHL che sono le più conosciute al mondo, hanno vissuto periodi di grande evoluzione a partire dal 1967 ovvero da quando la lega abbandonò il formato Original Six, il periodo in cui la stagione NHL veniva disputata dalle sei squadre fondatrici della lega, per aprirsi ad un periodo di espansione che durerà sino al 1991. In questo lasso di tempo si assistette ad un’invasione cromatica con colori come il viola, l'arancione e il verde che sino a quel momento non si erano mai visti nell’hockey. Ad esclusione di qualche variazione, i colori ufficiali e il layout delle divise sono rimasti invariati sia per proteggere la tradizione sia perché i regolamenti NHL sono molto stringenti in termini di variazioni. Le eventuali richieste devono essere vagliate dalla lega e devono essere presentate con largo anticipo.

La stagione 2025/26 sta però portando con sé una nuova rivoluzione cromatica ovvero il ritorno delle cosiddette color vs. color games, ovvero partite in cui entrambe le squadre indossano maglie colorate a tinta unita. Per comodità, la maggior parte delle franchigie NHL sviluppano una maglia da trasferta bianca per rispettare il capitolo 9.1 del Rulebook in cui viene segnalato che: "ogni club membro deve progettare e indossare divise distintive e contrastanti per le partite in casa e in trasferta". La conseguenza diretta di questa regola è che nella maggior parte delle partita NHL si sfidano una squadra con una maglia colorata ed una con la maglia bianca. Questa combinazione permette alla squadra con la maglia colorata di indossare la Home oppure la Third jersey. Ora però, prendendo spunto dai New York Rangers che in più di un'occasione nel corso di questa stagione hanno indossato la loro Home jersey blu anche in trasferta, la NHL sta valutando di aumentare il numero di color vs. color games. Come riferito a ESPN da Brian Jennings, chief branding officer e senior executive vice president della NHL, il 57% delle partite di regular season in calendario per questa stagione non avrebbe creato un kit clash e quindi entrambe le squadre avrebbero potuto indossare una divisa colorata.

Maglie da hockey, streetwear e fascino vintage

Nella sfera fashion le maglie da hockey non sono mai state realmente un must né hanno mai rappresentato un trend. Ciò nonostante ci sono sempre state. Inizialmente appartenevano ad una dimensione street, vicino all'ambiente hip-hop. Tupac Shakur il 5 luglio 1994 si presentò al tribunale distrettuale di Manatthan indossando una maglia dei Detroit Red Wings. Snopp Dogg nel video ufficiale di Gin and Juice indossa una divisa dei Pittsburgh Penguins e degli​​ Springfield Indians. Oggi quelle stesse maglie vengono indossate in contesti differenti, dai concerti ai tunnel fit e sono protagoniste di centinaia di video su TikTok in cui si spiega quali soluzioni adottare per abbinarle con stile a scarpe e pantaloni.

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La loro diffusione è in crescita e una motivazione è legata senza dubbio all'estetica vintage che queste maglie riescono a conservare perché, come detto in precedenza, i design e i colori delle franchigie sono rimasti praticamente invariati dal loro debutto. Un'estetica impreziosita da un dettaglio, ovvero che su alcune maglie compare in maiuscolo la lettera C oppure la lettera A. Si tratta di una convenzione con cui ogni squadra segnala il proprio capitano, C, e gli eventuali vice-capitani, A dall'inglese Alternate. Un’altra caratteristica che le rende differenti dal resto del panorama sportivo è il fatto che sul fronte della divisa compare il logo della franchigia di riferimento. Non accade con le maglie da gioco NFL sulla cui parte frontale compare il numero del giocatore a cui quella maglia appartiene. Non accade per la NBA oppure per la MLB, in cui compare il nome della franchigia. Non accade per il calcio dove l’elemento distintivo sono i colori sociali. L’utilizzo del logo come aspetto principale è il tocco di coolness che rende le maglie da hockey così speciali. Inoltre, complice i Giochi Olimpici Invernali di Milano Cortina, sempre più brand seguiranno l'esempio di ACG con l’Hafro Cortina Hockey e di Saison con gli Spartiates de Marseille realizzando delle maglie speciali che ridefiniranno ulteriormente l'estetica.