Il folle collezionismo dietro le spille delle Olimpiadi Una moda dilagante che resiste al tempo

Può essere considerato lo sport non ufficiale dei Giochi Olimpici, è portatore dei suoi valori ed è un simbolo di condivisione umana. C’è addirittura una puntata dei Simpson in cui Lisa ne diventa una collezionista, a tal punto da esserne dipendente. Stiamo parlando dello scambio delle spille olimpiche, una tradizione longeva che ogni due anni, in concomitanza delle Olimpiadi estive ed invernali, raccoglie un numero enorme di appassionati e collezionisti da ogni angolo del mondo. L’accessibilità dei prezzi e il repertorio infinito delle diverse pins han fatto sì che ciò diventasse un fenomeno di massa sempre più popolare, di cui si sentirà parlare anche in occasione di Milano Cortina.

Le origini delle spille olimpiche

L’origine delle spille olimpiche risale al 1896, anno dei primi Giochi dell’era moderna, disputati ad Atene. Qui nascono come dei cerchi di legno colorato, destinati a fungere da badge di riconoscimento. Erano rispettivamente blu per i giudici, rosa per gli atleti delle diverse delegazioni e rossi per gli addetti ai lavori. Nel 1904 a Saint-Louis questi distintivi vengono prodotti in metallo, a Londra quattro anni più tardi 8 delegazioni presentano le prime spille personalizzate. Queste ultime vengono lanciate sul mercato durante i Giochi Olimpici di Stoccolma del 1912 mentre è intorno al 1924 che gli atleti, soggiornando per la prima volta tutti insieme nel villaggio olimpico, iniziano a scambiarle, come segno di amicizia internazionale. A Berlino nel 1936 il numero di spille prodotte tocca il milione di esemplari, che verranno poi vendute per rientrare nei costi dell’organizzazione.

La svolta di Los Angeles

Tuttavia, fino al 1974 questa tradizione viene circoscritta ai soli atleti e agli organizzatori olimpici, iniziando ad essere sdoganata alla gente comune con le edizioni di Montréal '76 e Mosca '78. Una nuova sterzata la diedero i Giochi Olimpici Invernali di Lake Placid due anni dopo ma è con Los Angeles 1984 che la passione arriva ad un altro livello. Da allora, gli sponsor ufficiali come Budweiser e Coca-Cola iniziano furbescamente ad allestire degli spazi appositi per lo scambio di spille, con molte compagnie ed aziende che si buttarono sul mercato producendo le proprie spille con grandi riscontri.  Oggi la fama di questa moda inossidabile ha fatto sì che le spille siano diventate potenti prodotti di merchandising entrate di diritto nel mercato del mainstream, una sorta di token della competizione.

Chi le produce?

Il mercato delle spille olimpiche è diventato estremamente vasto. Si dice che per ogni rassegna a cinque cerchi vengano prodotte tra le 5 e le 6 mila nuove spille. Proprio in virtù dell’incredibile varietà nella scelta, ognuna deve avere la sua identità per distinguersi dal resto. Così facendo vengono realizzati degli autentici pezzi d’arte, ciascuno con un design accattivante e dalle fantasie più svariate. A mettere le spille sul mercato sono in primis gli enti organizzatori dei Giochi e i rispettivi Comitati Olimpici Nazionali. Vi sono poi quelle prodotte dai media nazionali e dalla stampa dei paesi ospitanti, dove troviamo molto attivi e reattivi quelli cinesi e giapponesi, a cui si aggiungono media statunitensi come NBC, CBS e New York Times. Gli sponsor più svariati come Alibaba fanno altrettanto e ancor di più quelli storici come Coca-Cola. Non mancano le pins delle varie polizie nazionali ed internazionali come l’FBI, a cui si aggiungono poi la moltitudine di spille non ufficiali, ma altrettanto affascinanti, che vanno a comporre un catalogo sconfinato.

Chi le colleziona?

@ilonamaher @Simone Biles my christmas gift @Olympics @Team USA @paris2024 original sound - Ilona Maher

A collezionare le spille olimpiche sono davvero tutti. Gli atleti sono probabilmente i più privilegiati, avendo una facilità di accesso e scambio alle spille delle differenti delegazioni. Proprio questa è una delle attività preferite da molti all’interno dei Villaggi Olimpici, con migliaia di atleti che barattano i propri pezzi con altri. Un bel modo per mantenere vive le relazioni umane, la solidarietà olimpica e mettere tutti al pari livello. Come testimoniato da alcuni atleti attraverso dei vlog, si può tranquillamente scambiare la propria spilla con campioni maggiormente affermati come Nole Djokovic, Simone Biles, Naomi Osaka o Andy Murray.

Si passa poi alle migliaia di appassionati che, con la scusa della competizione sportiva, presenziano alle Olimpiadi per barattare le pins. Collezionisti da ogni parte del mondo si muovono per tali eventi, con alcuni di loro che possono mostrare orgogliosamente le loro collezioni da migliaia di pezzi. Il modus operandi per lo scambio è molto semplice e parla la lingua universale delle spille. Un incrocio di sguardi per capire chi si ha davanti prima di passare alla fatidica proposta ed intrattenere belle conversazioni. Un buon pinhead, così si chiamano i collezionisti in questione, porta con sé dei doppioni delle spille che già possiede, appositamente funzionali al trading. Avere la data dell’edizione dei Giochi Olimpici e l’attacco sul retro sono gli unici due requisiti che devono avere le spille. Spesso gli atleti le attaccano ai cordini dei propri badge ed accrediti, altri collezionisti le portano sui cappelli, vestiti, zaini oppure c’è chi le custodisce gelosamente in teche e cornici.

Le pins più rare e quelle di quest’anno

Avendo un bacino d’utenza così ampio e una fruibilità enorme, come in ogni collezione vi sono pezzi più o meno rari. Il prezzo medio di una spilla appena messa in vendita si aggira su un prezzo base di 10-15 euro ma è in siti di vendita come eBay che i prezzi possono schizzare alle stelle. Le spille più rare sono quelle realizzate in tiratura limitata oppure risalenti alle prime edizioni dei Giochi Olimpici. Nei villaggi olimpici le più ambite sono quelle delle delegazioni più piccole che, portando meno atleti alla competizione, avranno meno spille da scambiare.

A Parigi 2024 una delle più ricercate è stata quella di Snoop Dogg, dove il rapper californiano è riprodotto mentre espelle fumo dalla bocca formando cinque cerchi con i colori olimpici. Assieme ad essa c’è stata quella delegazione olandese, formata da due scarpette orange, e quella giamaicana, già nota per la spilla con la bandiera nazionale e la scritta ragamuffin per Albertville 1992. Una spilla ritraente Pikachu per i Giochi parigini arriva a 2600 dollari mentre due diverse spille di Atene 2004 sono in vendita a 2500 euro l’una: la prima ritrae la mascotte Athena con la città di Samos e la scritta See you in Greece, l’altra celebra un tedoforo arrivato a Città del Capo durante il viaggio della fiamma olimpica prima dell’inizio della competizione.

@ilonamaher Thank you to these lovely Dutch ladies for their pins @paris2024 @Olympics original sound - Ilona Maher

Altre molto preziose sono quelle della Mascotte Izzy di Atlanta 1996, quella della medaglia d’oro del Dream Team statunitense di basket a Barcellona 1992, quelle dei media asiatici e della Nike realizzate per Rio 2016. Tra le composizioni più ambite spiccano i puzzle a forma di bottiglia di Coca-Cola, formati da più spille hanno un valore complessivo di oltre 2 mila euro.

Le spille di Milano Cortina

Per l’imminente edizione di Milano Cortina sono già state lanciate collezioni molto interessanti. Una serie prodotta da YesMilano si compone di 12 design differenti per 14 spille che raccontano la città di Milano tra quartieri (Brera, Sarpi–Chinatown, Isola, NoLo, Porta Romana, Porta Venezia, Navigli) e simboli meneghini quali Duomo, Castello Sforzesco, Torre Velasca, San Siro e il panettone. Sul sito olimpico si trova una vasta selezione di spille dedicate alle mascotte, ai loghi ufficiali ed alle 17 discipline disegnate con pittogrammi. Altre sono invece più particolari, come quelle ritraenti i Looney Tunes con uniformi della delegazione italiana o quelle dedicate alla tradizione culinaria nostrana, con la pin della pizza, della mozzarella, degli spaghetti, del tiramisù e dell’aperitivo italiano.

A Milano sarà inoltre presente un Pin Trading Centre aperto tutti i giorni, sponsorizzato da Warner Bros, che avrà sede in zona Porta Garibaldi. Il partner olimpico Alibaba farà altrettanto, presentando un Pin Trading Center intelligente all’interno del Villaggio Olimpico meneghino. L’Alibaba Cloud, grazie ad un sistema di AI, avrà delle funzioni interattive a contatto con gli atleti. Tra le più entusiaste ci sarà sicuramente dell’atleta olimpica Sophia Kirkby. La slittinista statunitense, che sui social si autodefinisce la Pin Trading Queen, crea delle spille handmade che sono in vendita in un negozio di Cortina. I volontari giapponesi che prenderanno parte alla competizione a cinque cerchi hanno realizzato delle spille ricche di particolari che sponsorizzano sui gruppi Facebook per facilitare lo scambio, con i primi collezionisti che hanno iniziato ad approdare nelle varie località.