
Storia ed estetica del curling Lo sport più cool di Milano Cortina 2026
Quando pensiamo ai Giochi Olimpici Invernali, la mente corre subito a velocità, curve, salti e dislivelli: sci alpino, snowboard, biathlon, hockey. E poi c'è il curling, quella disciplina dove atleti con scope e pietre lisce sembrano inchinarsi a un padre nobile di uno sport che in pochi, fino a poco tempo fa, avrebbero definito cool. Eppure nel 2026, mentre il mondo guarda a Milano Cortina, la sua combinazione di storia, estetica visiva e narrazioni pop, sta diventando forse lo sport più sorprendentemente interessante e virale della stagione.
Quando è nato il curling?
Il curling nasce sui laghi ghiacciati della Scozia nel XVI secolo e il primo club ufficiale risale al 1716, stabilendo da subito legami profondi con la cultura nordica del ghiaccio e del gioco d'ingegno. Esistono due dipinti di Pieter Bruegel il Vecchio datati 1565 che ritraggono dei contadini olandesi che praticano tale disciplina.
Non è un caso che la disciplina abbia radici così antiche, non si tratta solo di sport, ma di una forma di strategia lenta e sofisticata. I giocatori avanzano le loro stone su superfici gelate con la stessa mentalità utilizzata per ragionare su una scacchiera. Ogni mossa ha un peso, una conseguenza e un rischio. E nella struttura della competizione olimpica attuale, che include tre discipline (maschile, femminile e doppio misto), la complessità e l'intelligenza tattica stanno conquistando l'attenzione degli spettatori.
Dove vengono prodotte le stone per il curling?
Il curling ha una storia rustica ed estetica che si radica in un luogo molto specifico: Ailsa Craig, una piccola isola al largo della costa scozzese. Qui si trovano i due tipi di granito usati per realizzare le stone olimpiche. Questo granito è impermeabile e resistente, il che lo rende perfetto per resistere agli urti e al gelo intenso. La lavorazione di queste pietre è affidata a una ditta storica, Kays of Scotland, che crea ogni stone a mano e le fornisce ufficialmente alla World Curling Federation per le competizioni internazionali e olimpiche.
Le pietre stesse, lucide, tonde, con maniglie colorate, sono ormai icone visive dello sport. Un design essenziale che comunica eleganza e funzione, leggerezza e potenza. In un'epoca in cui l'estetica conta quanto la performance, il curling ha una forma visiva istantaneamente riconoscibile che lo distingue da altri sport: le sue pedine sono opere di granito dal profilo elegante.
In che materiale sono realizzate scarpe e scope?
Se le stone sono le sculture funzionali del curling, scarpe e scope ad alte prestazioni, aggiungono un livello di design contemporaneo che strizza l'occhio all'abbigliamento tecnico di moda sportiva. Le scarpe da curling non sono solo un supporto tecnico, hanno suole asimmetriche progettate per massimizzare aderenza e scivolamento, o meglio, una suola liscia in teflon per scivolare sul ghiaccio e una suola in gomma per frenare. Non è raro vedere atleti cambiare scarpe durante la partita, come se stessero indossando strumenti musicali più che calzature sportive.
Su una pista sono immediatamente riconoscibili, i curlers indossano soprattutto i modelli BalancePlus e DK Shoes con suole intercambiabili e design su misura. Da considerare che per una scarpa tecnica si possono raggiungere anche i mille euro, stiamo parlando di prodotti di nicchia per atleti o team che vogliono un'identità visiva e una performance unica sul ghiaccio. Oltre all'attrezzatura tecnica, anche i più giovani iniziano a guardare a brand outdoor come Ecco, Salomon, Fila o EA7 per l'Italia, trasformando scarpe e giacche da curling in vere e proprie icone di functional fashion sul ghiaccio.
Le scope, lunghe, sottili ma rigide, sembrano strumenti di uno studio di design minimalista. Fibre di carbonio e materiali sintetici si combinano per creare superfici che autoritativamente dirigono il percorso di una pietra in movimento. Marchi come Goldline e Hardline hanno rivoluzionato il concetto di brush da ghiaccio, combinando materiali high-tech, design minimal e colori riconoscibili che trasformano un gesto tecnico in una coreografia visiva. Le setole sintetiche e i manici in fibra di carbonio non solo migliorano la scorrevolezza della stone, ma aggiungono una componente estetica che gli spettatori più attenti sanno apprezzare.
Dal punto di vista visivo, il curling è diventato uno sport che è immediatamente fotografabile e videogenico. Un mix di artigianato antico, precisione tecnica e strategia mentale, condito da un'estetica sofisticata che può sorprendere chi si avvicina per la prima volta. Non è più solo "quel gioco con le scope", è un'esperienza visiva, tattile e quasi meditativa, dove ogni pietra lanciata racconta una storia di materiali, mani e ghiaccio.
Le star e l'effetto sorpresa
Il curling ha segnato un punto in più, Snoop Dogg è stato una presenza carismatica al Cortina Olympic Curling Stadium. Il rapper è apparso sulla pista olimpica indossando una giacca Columbia personalizzata con la scritta Coach Snoop e sotto una tuta con i volti degli atleti americani. Sì, avete capito bene: Snoop Dogg ha creato una capsula da collezione per la sua partecipazione ai Giochi invernali 2026. Una linea che ha trovato collaborazioni con Barefoot Dreams, Mitchell & Ness e altro ancora, in vendita online nel SnooperMarket. La sua presenza ai giochi e queste idee di marketing incrementano l'attenzione mediatica con l'effetto collaterale che anche chi non conosceva le regole si è fermato a guardare, a capire.
Non si tratta di un fenomeno isolato. Star pop, influencer e celebrità stanno sempre più portando sport di nicchia sotto i riflettori globali e il curling ha trovato un crossover perfetto tra performance atletica e estetica pop. VIP si affiancano alle star dello sport come il canadese Brad Gushue, il norvegese Steffen Walstad o la squadra femminile svedese, rappresentano i volti noti sul ghiaccio con uniformi e accessori che giocano su dettagli cromatici. In Italia, il movimento è ancora piccolo ma ambizioso, le squadre azzurre hanno iniziato a farsi notare nelle competizioni europee. Tra i giovani talenti che uniscono tecnica e look curato, anche gli italiani dimostrano che nel curling si può essere cool senza perdere l'eleganza del gesto. Stefania Constantini e Amos Mosaner sono la coppia azzurra che ha conquistato il primo oro olimpico nella storia italiana.
Quanto guadagnano i giocatori di curling?
Diversamente da discipline come sci o snowboard, dove grandi marchi outdoor e tech investono cifre importanti, nel curling molti atleti dipendono principalmente da supporto federale o partnership tecniche legate ad attrezzatura specializzata. Costantini negli ultimi mesi ha affiancato la sua immagine a quella dei main sponsor di Milano Cortina e precedentemente era diventata ambassador di integratori come Nutripure e Suzuki. Mosaner funge da ambassador del Trentino. Questa nuova visibilità ai Giochi Olimpici potrebbe catturare l’interesse di sponsor tradizionali, attratti da un pubblico outdoor e sportivo più ampio. Sorprende, inoltre, la reazione del pubblico italiano, che in pochissimo tempo è passato dalla curiosità a un vero e proprio tifo per una disciplina fino a pochi anni fa riservata agli appassionati degli sport invernali più tecnici.
Come funziona il curling?
Il curling non è solo chi scivola più veloce o chi punta più forte, ma chi sa posizionare, difendere e anticipare le mosse dell'avversario in uno spazio tridimensionale di traiettorie e pressioni. In un'epoca in cui le discipline sportive vengono consumate non solo come competizioni ma come contenuti visivi, il curling ha dimostrato di poter rientrare perfettamente nella cultura mainstream, trasformando la matematica delle traiettorie in emozione visiva e narrativa. Il curling del 2026 non è più uno sport solo per addetti ai lavori. È diventato un territorio dove storia, design, estetica ed esperienze condivise sui social si intrecciano, creando uno storytelling che va oltre i ghiacci di Cortina.
Se negli sport più visivi conta chi scatta la foto migliore, qui conta chi fa la mossa migliore e spesso i due si sovrappongono. In un momento in cui gli spettatori cercano connessioni più profonde con ciò che guardano, il curling ha consegnato al pubblico non solo un set di regole, ma una cultura visiva da esplorare e condividere. Alla fine, non conta solo chi vince, ma chi riesce a trasformare una pietra che scivola sul ghiaccio in un piccolo capolavoro condiviso con il mondo.
















































