
Perché Andrea Pirlo è già un caso per la Nazionale italiana Come Fonbet ha trasformato la scelta del nuovo CT in un caso politico
Sports
27 Luglio 2026
27 Luglio 2026
Il nuovo corso della Nazionale italiana è già in crisi, prima ancora della nomina del CT e della ripartenza sul campo. La scelta con cui si aprirà l’era della FIGC targata Giovanni Malagò, con Paolo Maldini e Leonardo in regia per la ricostruzione azzurra, è passata in una manciata di giorni da un viaggio a Barcellona reso inspiegabilmente un affare di stato e il no di Pep Guardiola, a un caso politico e d’immagine ancora più delicato, e altrettanto evitabile. Quello che ha travolto Andrea Pirlo, designato come prossima guida tecnica, ma finito in una tempesta mediatica per la collaborazione con Fonbet, agenzia russa di scommesse.
La collaborazione con Fonbet mette in difficoltà la FIGC
Per quel che vale, la candidatura di Pirlo come CT non metteva tutti d'accordo, anzi, già da prima che uscisse dalla sfera sportiva. Nei giorni scorsi su La Gazzetta dello Sport è comparso un articolo che parla del "commissario tecnico accolto peggio" e di "un'ondata di scetticismo, per essere generosi, che difficilmente si ricorda". Pur avendo rappresentato una delle icone globalmente più riconoscibili del calcio italiano, il suo viaggio da allenatore - l'esperienza alla Juventus conclusa dopo un anno, poi Turchia (Karagumruk), Serie B (Sampdoria) ed Emirati Arabi Uniti (United FC, attuale incarico) - non lo ha reso un profilo capace di ispirare fiducia. La decisione della FIGC era comunque avviata verso l'ufficialità, con "Maldini pronto a metterci la faccia". Poi la situazione è precipitata.
Le cronache hanno riportato in superficie il rapporto tra Pirlo e Fonbet, bookmaker russo con cui collabora dal 2025. Sono riemerse le immagini del suo viaggio a Mosca e le prese di posizione, tra gli altri, di Andriy Shevchenko, ex compagno di Pirlo, Maldini e Leonardo al Milan, oggi alla guida della federcalcio ucraina. In una recente intervista aveva parlato di alcuni ex calciatori italiani - oltre a Pirlo, anche Francesco Totti e Marco Materazzi - e delle loro scelte di associarsi a bookmakers russi, nel contesto geopolitco attuale. “Ho parlato con loro, ma a volte non c’è stata nemmeno una risposta. Ho espresso la mia insoddisfazione per quello che fanno (…), perché siano consapevoli della situazione, del fatto che la guerra continui e che la Russia uccida quotidianamente bambini e cittadini ucraini”.
Nel giro di poche ore la vicenda si è trasformata in palcoscenico politico. Tra gli altri si sono esposti Carlo Calenda, leader di Azione, che ha escluso ogni margine di ambiguità: "chi fa o ha fatto propaganda per la Russia dopo il 2022 non dovrebbe ricoprire cariche nazionali"; Mauro Berruto, responsabile Sport nella segreteria del PD ed ex CT dell’Italvolley, che ha evidenziato la doppia natura del problema: “non sarò mai d’accordo con nessun compromesso riguardo le scommesse e la loro pubblicità nello sport”, e il fatto che "l’agenzia sia russa è un'aggravante”; e Pina Picierno, vicepresidente del Parlamento Europeo, che ha accusato Pirlo di aver "deliberatamente e ripetutamente prestato il proprio prestigio a un’operazione di normalizzazione del regime di Putin".
Cos'è Fonbet e perché il suo nome è così controverso
Per capire come una sinergia commerciale sia diventata un caso istituzionale, bisogna fare un passo indietro e allargare la prospettiva. Fondata nel 1994, Fonbet è una delle principali società di scommesse in Russia, partner di diverse federazioni nazionali, tra cui quella calcistica. Nell’ottobre 2025 Pirlo ne è diventato global ambassador, affiancando Materazzi tra i volti internazionali del marchio: una scelta che ha permesso all’agenzia di associare la propria immagine a due simboli del calcio europeo, in una fase in cui lo sport russo vive una condizione di isolamento rispetto all’Occidente.
L’episodio che ha attirato più attenzioni risale allo scorso 24 maggio, quando Pirlo e Materazzi hanno partecipato a Mosca ad alcuni eventi promozionali organizzati da Fonbet in occasione della finale di Kubok Rossii, la Coppa di Russia. Le immagini hanno fatto il giro di web e social, anche perché scattate mentre l’Ucraina denunciava uno dei bombardamenti più pesanti degli ultimi mesi. La valanga di polemiche dei giorni successivi avrebbe dovuto essere un monito.
Intorno a Fonbet ruotano inoltre diversi elementi che alzano, se necessario, il livello di controversia. La società è diventata nel corso degli anni uno dei principali finanziatori dello sport russo, ha partnership attive con diverse competizioni nazionali e sponsorizza anche tornei dedicati ai veterani della cosiddetta operazione militare speciale, l’espressione con cui il governo continua a definire l’invasione dell’Ucraina. Alcune di queste manifestazioni sono state organizzate insieme a un fondo statale, Difensori della Patria, istituito nel 2023 da Vladimir Putin, e hanno coinvolto rappresentative provenienti dalle regioni occupate di Donetsk e Luhansk.
Anche il capitolo proprietà, infine, restituisce un quadro torbido. Tra le figure coinvolte nell’assetto societario di Fonbet compare Sergey Aleksandrovich Lomakin, che qualcuno potrebbe ricordare per i rumors sulla possibile acquisizione dell’Udinese. Lomakin è un oligarca moscovita, residente a Cipro, con un patrimonio di oltre un miliardo di dollari, che ha costruito le sue fortune nella grande distribuzione e che, tra i vari asset, controlla un club calcistico di Dubai: lo United FC, allenato proprio da Pirlo. E il puzzle si completa con Umar Kremlev, presidente dell’IBA (International Boxing Association) e uomo vicino ai vertici del Cremlino. Un’inchiesta del media investigativo indipendente Proekt sostiene che Kremlev eserciti il controllo effettivo di Fonbet attraverso una rete di prestanome, e lo descrive come una sorta di collaboraore del governo nel tessere relazioni internazionali attraverso lo sport.
La FIGC può ancora confermare Pirlo come CT?
Secondo le ultime ricostruzioni, la FIGC conosceva il rapporto tra Pirlo e Fonbet, ma quello che evidentemente ha colto tutti di sorpresa è stata la forza con cui si è trasformato, nel giro di poche ore, in un caso politico nazionale. Mentre Malagò seguiva da Sabaudia l’evolversi della faccenda, Pirlo nel weekend è rimasto in ritiro con lo United FC a Geinberg, in Austria. Secondo La Gazzetta dello Sport, sarebbe “infastidito dalle polemiche strumentali” che lo hanno investito, e attraverso un lungo post su Instagram nella serata di ieri e una lettera dei propri legali avrebbe chiarito che il contratto con Fonbet è strettamente collegato all’incarico negli Emirati, destinato quindi a cessare con la conclusione di quell'esperienza; e che la collaborazione “è esclusivamente di natura commerciale e sportiva”, a scanso di qualsiasi interpretazione politica del rapporto. Malagò avrebbe chiesto di visionare il contratto prima di prendere una decisione, ma secondo Sky Sport la nomina sarebbe seriamente in bilico, mentre Maldini starebbe “valutando un passo indietro” in caso di definitivo dietrofront.
E così la nuova FIGC si sta trovando a fare i conti, precocemente, con la prima crisi del suo corso. Perché al di là dell’accordo Pirlo-Fonbet e dei suoi termini, è il modo in cui ha gestito tutto ciò a lasciare più di un interrogativo. Quel rapporto commerciale era di dominio pubblico, e in caso di incompatibilità con la guida della Nazionale, avrebbe dovuto pesare durante il processo di selezione. Ed essere maneggiato, eventualmente, anche a livello comunicativo. Invece è diventato un problema solo a giochi fatti, quando politica e media hanno reso necessario affrontare il tema.
Dal 2018, peraltro, il Decreto Dignità vieterebbe nello sport italiano la pubblicità di gioco d'azzardo e scommesse sportive, anche se deroghe e aggiramenti sistematici ne hanno lasciato in piedi solo l’impianto formale. Il contratto di Pirlo con Fonbet non violerebbe il Decreto, riguardando attività svolte all'estero, ma rimane il paradosso di una federazione che, in questo quadro normativo, ha individuato come CT il testimonial di un bookmaker. Se si aggiunge il contesto geopolitico legato alla Russia, che la scelta potesse diventare pubblicamente scomoda era quantomeno prevedibile.
Qualunque sarà la decisione, una prima conseguenza è sotto gli occhi di tutti. La FIGC avrebbe voluto inaugurare il nuovo corso parlando di progetto tecnico, principi di gioco, rilancio del movimento. Mostrandosi coesa, unita da idee chiare. Invece si è mostrata nell’ambiziosa trattativa per Guardiola, rendendo automaticamente tutti gli altri candidati un piano B, e ora si trova a discutere di scommesse, Russia, geopolitica e reputazione, con un piano C dietro l’angolo e il rischio di incrinare gli equilibri interni prima ancora di completare l’assetto. Un inizio che il calcio italiano, nella drammatica crisi di identità che sta attraversando, e in disperata ricerca di serenità, non poteva permettersi.