L’Argentina non ritirerà la numero 10 di Messi Come già visto con Maradona, lo vietano le regole FIFA

L’AFA, federcalcio argentina, avrebbe voluto concludere la storia della numero 10 insieme alla carriera in nazionale di Lionel Messi, che stasera metterà un punto al suo lungo viaggio con l’Albiceleste nell’amichevole celebrativa contro il Benin in programma all’Estadio Monumental di Buenos Aires. Già nel 2023 il presidente Claudio Tapia aveva espresso l’intenzione di ritirare il suo numero, sostenendo che nessun altro avrebbe dovuto indossarlo dopo l’addio del nativo di Rosario. E non era nemmeno la prima volta: anche al momento del ritiro di Diego Armando Maradona, alla fine degli anni Novanta, aveva avuto luogo la stessa discussione. Già allora il progetto aveva dovuto fare i conti, però, con il regolamento FIFA, e la storia si sta inesorabilmente ripetendo.

Perché la FIFA vieta il ritiro della 10

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Il problema riguarda il modo in cui vengono assegnati i numeri ai convocati per i grandi tornei FIFA. Come si legge nel regolamento degli ultimi Mondiali, l’articolo 29.1 ammette soltanto quelli dall’1, riservato a un portiere, al 26, chiarendo che ogni numero deve essere utilizzato, senza eccezioni o deroghe. E così per l’Argentina viene meno la possibilità di saltare il 10 e sostituirlo con il 27: l’AFA potrà decidere di lasciarlo inutilizzato nelle amichevoli, dove c’è maggiore flessibilità, ma non può garantire che nessun altro lo indossi nei prossimi tornei.

Il vincolo, naturalmente, vale anche per le altre nazionali: un eventuale ritiro della 7 del Portogallo per Cristiano Ronaldo, ad esempio, incontrerebbe lo stesso ostacolo. E non riguarda soltanto gli omaggi al termine di una carriera, come ricorda un precedente del Camerun, che nel 2003 aveva cercato invano di lasciare inutilizzata la 17 di Marc-Vivien Foé dopo la sua morte durante la Confederations Cup.

Il tentativo di ritirare la 10 di Messi ha ribadito dunque quanto già osservato nel 2001, quando l’AFA aveva formalmente chiesto di ritirare la 10 in onore di Maradona, ipotizzando la partecipazione ai Mondiali 2002 con una numerazione fino al 24, ovviamente per escludere il 10. La FIFA non concesse la deroga, e la diez finì sulle spalle di Ariel Ortega.

A posteriori, quel rifiuto avrebbe lasciato aperta la strada a Messi. Dopo Ortega e Juan Román Riquelme, fu infatti Leo a raccogliere l’eredità nel 2009, dopo aver disputato il suo primo Mondiale, nel 2006, con la numero 19. La maglia che l’Argentina voleva consegnare alla memoria di Maradona è diventata così il simbolo di due generazioni, e ha accompagnato un altro grande leader, l’erede designato di Diego, alla conquista della terza Coppa del Mondo.

Perché l’Argentina vuole ritirare la 10

Il ritiro della diez sarebbe stato il riconoscimento di un rapporto irripetibile, quello tra Messi e la Selección. Un legame di oltre due decenni, ricco di momenti iconici impressi nella storia del calcio, ma molto meno lineare di quanto possano suggerire i capitoli finali. Prima delle celebrazioni di questi giorni sono arrivate infatti le sconfitte, le critiche, i paragoni con Maradona e persino un ritiro, annunciato nel 2016 dopo l’ennesima finale persa. Poi però Messi è tornato e, insieme alla nazionale, ha ribaltato la narrativa: la Copa América del 2021 ha interrotto il digiuno, il Mondiale del 2022 ha trasformato la riconciliazione in un trionfo, seguito da un’altra Copa América vinta nel 2024 e da una nuova finale mondiale nel 2026.

Ritirare la sua maglia avrebbe avuto un significato speciale per una nazionale che quella numero 10 l’aveva già vista sulle spalle di Maradona: vorrebbe dire interrompere un’eredità passata da un fenomeno generazionale all’altro e diventata parte integrante dell’identità Albiceleste. Nei prossimi appuntamenti FIFA, in ogni caso, quella 10 dovrà essere sulle spalle di qualcun altro, aprendo una domanda che il calcio argentino conosce da tempo: chi la indosserà, dopo Leo?

 

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