
Il nuovo stadio al centro dello scontro tra Taranto Calcio e Comune A pochi giorni dall’esordio dell’Erasmo Iacovone sono riaffiorate le tensioni
Meno di due settimane dopo la prima partita del Taranto nel nuovo Erasmo Iacovone, l’utilizzo dello stadio è già motivo di scontro tra società e Comune. Al centro delle tensioni c’è la mancata autorizzazione per l’uso dell’area hospitality per un evento dedicato agli abbonati, previsto nel pomeriggio di ieri.
La spiegazione del Comune
L’appuntamento prevedeva la consegna di cento maglie ufficiali ai sostenitori rossoblù, ma a poche ore dall’inizio il Taranto ha annunciato il trasferimento dell’iniziativa allo store Cascarano, per via del “diniego formale ricevuto dal Comune” nella stessa giornata. Nel comunicato comparso sui canali della società si leggono le scuse destinate a tifosi e giornalisti, cui è stato spiegato che lo spostamento è dipeso da ragioni estranee alla volontà del club.
L’amministrazione cittadina ha risposto riconducendo la decisione a ragioni di tempistica, sicurezza e competenza. Secondo il Comune, la richiesta del Taranto Calcio era arrivata soltanto il giorno precedente, senza consentire le verifiche necessarie per accogliere oltre cento persone in uno spazio non compreso tra quelli concessi al club per le partite casalinghe. Alcune porzioni dello stadio sono infatti aree di cantiere ancora in gestione al Commissario Straordinario per la realizzazione degli interventi predisposti per i Giochi del Mediterraneo 2026. Raggiungere l’hospitality, secondo la spiegazione del Comune, avrebbe richiesto l’attraversamento di zone interdette.
La risposta del club
La replica del presidente Sebastiano Ladisa, intervenuto a Canale 7, è stata particolarmente dura. Il dirigente ha accusato il sindaco Piero Bitetti di essere “mal consigliato” e il Comune di “star mettendo i bastoni tra le ruote” e di aver inviato “lettere che percepiamo come intimidatorie”, contestando anche l’assenza dei rappresentanti comunali alla partita inaugurale contro il Novoli. “Stiamo pagando interamente di tasca nostra gli interventi e la manutenzione dello stadio”, ha aggiunto, “e abbiamo la sensazione che sia in atto una vera e propria politica di mobbing nei nostri confronti”. Ha quindi concluso annunciando che lui e il fratello Vito d’ora in avanti non andranno più allo Iacovone, “perché non ci sentiamo a casa: seguiremo la squadra solo in trasferta”.
È l’ultimo episodio di un rapporto già teso sotto le precedenti gestioni societarie e amministrazioni cittadine. Nel 2024, con Massimo Giove alla guida del club e Rinaldo Melucci sindaco, i lavori dello Iacovone e la disponibilità di un campo su cui giocare avevano già alimentato lo scontro; oggi, sullo sfondo di queste nuove tensioni, resta il braccio di ferro per la futura gestione dello stadio.
Tutto questo accade con la città reduce dai Giochi del Mediterraneo del mese scorso e dal ritorno del calcio in uno degli stadi più belli d’Italia, con gli investimenti della proprietà e le ambizioni di campo ad accendere l’entusiasmo dei tifosi. In pochi giorni, però, il clima è cambiato: prima il 3-0 subito a Canosa, poi la polemica sull’hospitality e la dura presa di posizione di Ladisa. Non la settimana che Taranto - squadra, amministrazione e città - si augurava dopo la festa del 27 settembre.




























































