Tutte le proprietà americane nel calcio italiano Come i fondi d’investimento d’oltreoceano sono diventati di casa nei nostri campionati

Il 60% delle quote di maggioranza dei club di Serie A appartiene a proprietà straniere. Di queste dodici, ben undici provengono da Canada e soprattutto Stati Uniti. L’influenza americana sulle società calcistiche italiane, però, non si ferma alla massima serie, ma include casi anche in Serie B e Serie C.

Si tratta di un trend iniziato lo scorso decennio, quando i primi fondi d’investimento e altre entità americane si sono affacciati sul mercato italiano, interrompendo una secolare tradizione, tipicamente nostrana, delle proprietà a conduzione familiare. Ricordiamo tutti l’epopea dei grandi patron, con i vari Moratti, Berlusconi, Sensi, Della Valle e Preziosi a signoreggiare nel panorama calcistico, e fa strano pensare a come la mappa societaria della Penisola, in relativamente poco tempo, si sia trasformata. Avventure fallimentari e scetticismi da una parte, importanti investimenti ed entusiasmi dall’altra: l’America nel calcio italiano continua a essere al centro dei dibattiti.

I fondi delle milanesi: RedBird e Brookfield

La prima proprietà americana del Milan è la Elliott Management Corporation, meglio nota nella stampa nazionale come Fondo Elliott, che rileva il club nel luglio 2018 succedendo all’imprenditore cinese Li Yonghong, protagonista dello storico acquisto del club ai tempi di Silvio Berlusconi. Il fondo newyorkese, figurante tra le principali società di gestione degli investimenti al mondo, subentra nel momento in cui Li non riesce a rimborsare il prestito concesso, dando avvio a un quadriennio che termina con la vittoria dello Scudetto nel 2022.

Dal 31 agosto dello stesso anno un’altra società del settore, la RedBird Capital Partners di Gerry Cardinale, acquista i rossoneri con un accordo vendor loan, in cui il venditore stesso finanzia l’acquirente con un prestito per finalizzare il deal. Di origini abruzzesi ma nato a Philadelphia, Cardinale ha da subito preso decisioni forti all’interno del board, soprattutto sul piano sportivo, innescando il malcontento di buona parte del tifo milanista, manifestato con importanti contestazioni. Da gennaio scorso, inoltre, RedBird ha anticipatamente estinto il debito residuo, sancendo la completa uscita di scena di Elliott dalle dinamiche societarie.

In maniera analoga ai cugini, anche l’acquisizione dell’Inter da parte di una società d’investimenti statunitense è avvenuta a seguito del mancato rimborso del prestito triennale concesso alla famiglia Zhang, allora proprietaria del club. È in questo modo che nel maggio 2024 Oaktree Capital Management, fondo con sede a Los Angeles, è diventata la nuova proprietaria per il 99,6%, nominando immediatamente Beppe Marotta alla presidenza. In seguito è subentrata Brookfield Corporation, multinazionale canadese tra le maggiori società d’investimento al mondo, che ha recentemente acquisito il 100% di Oaktree ed ereditato quindi la gestione dell’Inter.

Le emiliane: Krause e Saputo

Tuffandoci in Emilia, bisogna menzionare il Parma, che dal 2020 è in mani statunitensi. Al timone del club c’è Krause Group, holding guidata dall’imprenditore dell’Iowa con origini siciliane Kyle Krause, operante in più settori. Il club crociato era stato acquistato per il 90% in Serie D, dopo la rifondazione condotta dalla società Nuovo Inizio, che ha ceduto un ulteriore 9% nel 2024. Nei sei anni di gestione, Krause ha investito mezzo miliardo di euro, con la squadra che ha alternato stagioni in massima serie e in Serie B.

A Bologna, invece, nell’autunno 2014 il gruppo di investimenti nordamericano guidato dall’avvocato Joe Tacopina, nativo di Brooklyn con discendenze romano-palermitane, e finanziariamente sostenuto dall’imprenditore italo-canadese Joey Saputo, acquista il Bologna. Un anno dopo, a seguito di divergenze, Tacopina esce dalla società, di cui Saputo assume il controllo totale. Proprietario dell’omonimo gigante dell’industria casearia, l’imprenditore di Montréal ha portato stabilità economica al club, ma soprattutto storiche qualificazioni in Champions League ed Europa League e la vittoria della Coppa Italia 2025. Dopo un ridimensionamento delle spese sul mercato estivo, il prossimo obiettivo è quello di avviare il restyling dello stadio Dall’Ara.

Il resto del Nord Italia: Atalanta, Venezia e Genoa

Tornando a Tacopina, il suo addio al Bologna non è coinciso con il suo abbandono del mondo del calcio: nello stesso anno ha infatti acquistato le quote di maggioranza del Venezia, salvato da una cordata americana guidata dall’imprenditore James A. Daniels e ripartito dalla Serie D. Nel suo quinquennio di presidenza Tacopina ha centrato due promozioni consecutive nelle prime stagioni, per poi consolidare la squadra in Serie B e dare avvio all’esposizione internazionale societaria grazie a importanti investimenti nell’immagine del club. Nel febbraio 2020 il Venezia viene interamente acquistato da un altro consorzio statunitense, guidato da Duncan Niederauer, ex AD della Borsa di New York. Nell’estate del 2024 il club viene salvato dal fallimento da una rete di investitori nordamericani riuniti nientemeno che da Drake, artefice di un cambio d’immagine della società e della partnership commerciale con NOCTA. Lo scorso maggio l’artista canadese è stato ancora una volta fondamentale per l’arrivo di nuovi importanti soci come il businessman missouriano Tim Leiweke, con la figlia Francesca Bodie diventata la prima presidentessa donna degli arancioneroverdi, subentrando a Niederauer.

Nel 2021 si è conclusa a Genova, sponda rossoblù, l’era di Enrico Preziosi dopo ben diciotto anni. Un momento accolto come una vera e propria liberazione dal tifo genoano, giunto a un punto di non ritorno nel rapporto con l’imprenditore italiano. Ad acquistare il club è stato il fondo d’investimento 777 Partners per circa 150 milioni, debiti della precedente gestione inclusi. L’avventura della holding si è bruscamente arrestata nel 2024, a seguito del collasso finanziario del fondo e del suo principale creditore, indagati per frode. L’ingresso di nuovi soci e l’acquisizione nel novembre dello stesso anno da parte dell’imprenditore rumeno Dan Șucu hanno scongiurato il fallimento del Genoa, ponendo fine a un triennio turbolento.

Nel 2022 l’Atalanta della famiglia Percassi è da sette stagioni una delle realtà più luminose del calcio italiano, grazie a una società solida e a risultati sportivi mai raggiunti prima di allora. Eppure, per trovare nuove energie e risorse economiche, nel mese di febbraio il 55% del club viene acquistato da un gruppo di investitori americani con a capo Stephen Pagliuca, investitore di private equity e co-presidente di Bain Capital. Di origini abruzzesi ma di formazione totalmente newyorkese, è stato anche comproprietario dei Boston Celtics, prima della cessione record da oltre sei miliardi di dollari. A Bergamo i ruoli di presidente e CEO rimangono ad Antonio e Luca Percassi, con Pagliuca a occuparsi delle competenze finanziarie e commerciali.

Roma a stelle e strisce

Un altro storico passaggio di proprietà avviene a Roma nell’agosto 2011, quando la società giallorossa, da diciotto anni nelle mani della famiglia Sensi, viene ceduta a una cordata statunitense guidata da Thomas DiBenedetto. James Pallotta, nativo del Massachusetts ma con origini nel centro e sud Italia, diventa presto il presidente e viene preso di mira da buona parte della tifoseria, insoddisfatta della sua gestione. Durante i suoi nove anni la Roma ha raggiunto una semifinale di Champions League e ha subito una bruciante sconfitta in un derby nella finale di Coppa Italia, mentre due leggende come Francesco Totti e Daniele De Rossi hanno dato l’addio al club.

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Difficoltà finanziarie e blocco del progetto stadio hanno comportato, nell’agosto 2020, la cessione a un’altra proprietà statunitense: The Friedkin Group, guidata dal miliardario texano Dan Friedkin, che rileva il club per 591 milioni di euro. L’attività di questo consorzio privato spazia in molteplici settori, dall’automotive all’ospitalità di lusso, passando per intrattenimento e cinema, allargando poi la sua influenza nel calcio con il successivo acquisto di Everton e Cannes. L’ingaggio di José Mourinho come allenatore e la vittoria in Conference League avevano infiammato il popolo giallorosso, eppure non sono mancate critiche per una presenza e una vicinanza dei Friedkin alla squadra giudicate troppo esigue, ma anche per alcune scelte controcorrente come l’esonero di De Rossi. Gli attuali risultati sportivi con Gasperini in panchina stanno mantenendo la situazione più tranquilla.

La Fiorentina targata Commisso

È il giugno 2019 quando a Firenze, in una piazza ormai in rotta di collisione con i fratelli Della Valle, Rocco Commisso acquista la Fiorentina attraverso la Columbia Soccer Ventures, appartenente alla holding finanziaria JMCC Corporation, allora proprietaria anche dei New York Cosmos. Italo-americano nato a Marina di Gioiosa Ionica e trasferitosi a dodici anni con la famiglia nella Grande Mela, Commisso è fondatore di Mediacom, gigante statunitense del settore delle telecomunicazioni. È stato innamorato della Fiorentina e della città dal primo giorno fino al momento della sua scomparsa, nel gennaio 2026.

Della sua gestione è rimasto l’amaro in bocca per i risultati sul campo, con i viola che hanno raggiunto tre finali - Coppa Italia 2023, Conference League 2023 e 2024 - senza mai riuscire ad alzare il trofeo; ma anche la costruzione del modernissimo centro d’allenamento Viola Park e gli sforzi profusi insieme al suo braccio destro Joe Barone, improvvisamente scomparso nel 2024, hanno composto un’eredità significativa per il club. La storia della famiglia con la Fiorentina, comunque, non finisce qui: il figlio Giuseppe Commisso ha tenuto fede alla promessa di proseguire il lavoro iniziato dal padre, presentandosi con un’importante campagna acquisti e un soggiorno fiorentino da assoluto protagonista della scena.

Gli ingressi più recenti: Monza, Cagliari, Frosinone

A Monza, nel settembre 2025, è stato perfezionato il closing della vendita del club da Fininvest alla società di venture capital Beckett Layne, con sede nello Stato di New York. Il suo fondatore, Brandon Berger, è un esperto di marketing sportivo nato in Kentucky, acquisitore dell’80% delle quote del Monza per circa 45 milioni di euro e del restante 20% lo scorso giugno. La squadra è stata scelta per la sua prossimità a Milano e per il potenziale commerciale della città, sede del famoso Gran Premio di Formula 1. Alla prima stagione al timone del club, con Paolo Bianco allenatore, i biancorossi hanno centrato la promozione in Serie A. Nei prossimi mesi scopriremo come proseguirà l’avventura dopo l’arrivo in panchina, l’estate scorsa, di Ivan Jurić.

Quanto al Cagliari, a fine 2025 il 20% delle quote societarie è passato sotto il controllo del fondo americano Praxis Capital Management, in cui spiccano le figure del Managing Director sardo Maurizio Fiori e dell’imprenditore chicagoano Prashant Gupta. A febbraio la cordata acquisisce ulteriori quote arrivando al 49%, fino a detenere il 90% a partire dal luglio 2026, con Tommaso Giulini che mantiene il 10% e la carica di presidente.

A luglio 2026 anche la piattaforma di investimento sportivo Clara Vista Investment Partners ha mosso passi importanti nel calcio italiano, acquisendo l’80% del Frosinone per una quarantina di milioni. Già azionista dell’Ipswich Town, il gruppo newyorkese ha rilevato inoltre le quote di maggioranza della società che gestisce lo stadio Benito Stirpe, capostipite della famiglia che è stata proprietaria dei frusinati dal 2003. Maurizio Stirpe mantiene il 20% della proprietà e il mandato da presidente per un biennio.

I casi in Serie B

Anche la serie cadetta è terreno fertile per gli investimenti americani. Il Palermo, ad esempio, rientra nell’universo di multi-ownership del City Football Group, che fa capo allo sceicco Mansour, ma il cui 14,54% è detenuto da Silver Lake, società californiana tra le più importanti nel private equity internazionale.

Nel gennaio 2021, invece, il 75% del Pisa è stato rilevato per circa dodici milioni di euro dal magnate anglo-statunitense Alexander Knaster, tramite la AK Holdings, con il restante 25% posseduto dalla famiglia Corrado. Da allora i nerazzurri hanno centrato una storica promozione in Serie A, ristrutturato l’Arena Garibaldi e avviato i lavori per il nuovo centro sportivo nel quartiere Gagno. Il fondo di private equity texano Presidio Investors ha acquistato invece il 100% dell’Hellas Verona nel gennaio 2025, per una cifra stimata intorno ai 120-130 milioni di euro. Nonostante ciò, nella stagione successiva è arrivata la retrocessione.

La lista è ancora lunga. Una compagine americana con a capo la JRL Investment Partners LLC di New York e la holding di Mike Melby Sunday Ventures ha acquistato nel dicembre 2021 il 60% delle quote del Cesena, dando un nuovo slancio ed entusiasmo - pur con qualche errore di valutazione - a una società che ha ritrovato la Serie B dopo sei anni d’assenza. Più breve, invece, l’esperienza del North Sixth Group ad Ascoli, dov’era entrato con il 31% delle quote azionarie nel 2021. Neanche un anno dopo il gruppo ha ridotto al 19% la propria partecipazione, per poi uscire definitivamente nel maggio 2024, al termine di una stagione conclusa con la retrocessione in Serie C.

Ancor più corta l’avventura alla guida della Juve Stabia di Brera Holdings, fondo quotato al Nasdaq entrato nel giugno 2025 con il 52% delle quote del club, cedute già nell’aprile 2026 alla cifra simbolica di un euro. Nel mezzo, un terremoto societario che ha condotto il club a un’amministrazione controllata a seguito di infiltrazioni mafiose. Infine, l’Empoli della famiglia Corsi, che pare in trattativa avanzata con un fondo d’investimento newyorkese: nulla è stato ancora definito e formalizzato, e sembra comunque probabile la permanenza parziale della storica proprietà, che cercava nuovi capitali per le strutture sportive in cantiere.

Serie C e serie minori

Scendendo ulteriormente nelle categorie, anche in Serie C c’è spazio per interessanti proprietà americane. Lo stesso North Sixth Group guidato da Matt Rizzetta, già ex comproprietario dell’Ascoli, ha acquistato nel 2022 il Campobasso che, con una formidabile scalata dall’Eccellenza, è tornato nella terza divisione grazie a due promozioni consecutive. Già socio di minoranza nel precedente assetto societario, Rizzetta ha risollevato il club del capoluogo molisano e ha contribuito all’ingresso minoritario in società degli attori Kelly Ripa e Mark Consuelos, investitori nella holding.

Nel 2021 il patron Volpi cede invece lo Spezia alla famiglia statunitense Platek, specializzata nell’amministrazione di fondi e nell’analisi finanziaria. Rimane in Liguria fino al 2025, quando cede a un gruppo australiano di transizione, prima che nel mese di aprile l’intero capitale sociale venga rilevato dalla RAM Spezia Holdings LP di Thomas Roberts, investitore di Boston attivo nel private equity.

Tra le proprietà mordi e fuggi troviamo anche quella a Reggio Emilia dell’ex giocatore di MLB Mike Piazza, proprietario di maggioranza della Reggiana dal 2016 al 2018. Un biennio turbolento, tra entusiasmi, scetticismi e mancati risultati, terminato con strascichi giudiziari. A Lecco, invece, nel 2012 l’imprenditore Joseph Cala comprava il 79% delle azioni del club, ma la sua esperienza finiva in un mese e mezzo, dopo soli quarantadue giorni. Non abbastanza, comunque, per battere il suo record dell’anno precedente con la Salernitana: undici giorni. I fatti di cronaca riporteranno d’attualità il nome di Joseph Cala nel 2016, quando è stato arrestato per possesso di banconote false in un trolley.

Vi ricordate di Tacopina? Dal 2021 al 2025 è stato ancora protagonista in Italia, al comando della SPAL, che ha tragicamente portato al fallimento a seguito di una profonda crisi societaria. Di ben altro spessore, invece, le proprietà che hanno acquistato il Ravenna e il Picerno. I romagnoli sono stati rilevati nel 2024 dal newyorkese Ignazio Cipriani, figlio del fondatore dell’omonimo gruppo dominante nel settore della ristorazione; insieme a lui, come partner, ci sono Black Duck, un fondo di investimento anglo-internazionale, e dallo scorso agosto anche l’imprenditore canadese Basil Bouraropoulos, entrato con il 5,2%. Sotto la loro guida il club ha ritrovato la Serie C e ha attirato la curiosità internazionale dopo l’ingaggio di Ronaldinho.

Concludiamo infine con la storia più romantica tra quelle raccontate: quella di Donato Curcio e del suo Picerno. Nato nel 1942 nel piccolo comune del potentino, Curcio emigra a 19 anni, accasandosi in diversi Paesi europei, prima di salpare verso gli Stati Uniti per vivere l’American dream. Stabilitosi a Buffalo, fonda un’azienda che progetta e produce macchine per la decorazione su plastica, che cresce esponenzialmente; fatta fortuna, nel 2007 diventa patron dell’AZ Picerno e dona un milione per la realizzazione del nuovo stadio del paese, a lui intitolato. Dall’Eccellenza porta la squadra all’impensabile traguardo della Serie C, dove milita tuttora. Per lui il Picerno è esclusivamente una questione di cuore, un atto di restituzione al suo paese d’origine, dove tutto è cominciato.

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