C'è ancora tennis in Italia senza Jannik Sinner? Cosa accadrà ora tra ATP Finals e Coppa Davis?

“Insieme ai medici abbiamo stabilito che ho bisogno di un ciclo di trattamenti al ginocchio, il che significa che la stagione 2026 è ufficialmente finita per me”, questo il messaggio di Jannik Sinner sui propri canali social riguardo al suo infortunio e al suo futuro. Una notizia che arriva ovviamente come una doccia fredda per tutti, dai fan a (soprattutto) la Federazione Italiana Tennis e Padel, che in questo periodo si troverà a collaborare con ATP e ITF in occasione, rispettivamente, delle Finals a Torino e delle Final 8 di Coppa Davis a Bologna. Non proprio le tempistiche migliori, tanto che già nelle immediate ore successive all’annuncio di Sinner ha cominciato a diffondersi il panico sui social, e su più livelli.

Quanto è grave l'infortunio di Jannik Sinner?

Questa è una domanda che ha reso il ginocchio destro di Sinner un’ossessione mediatica ormai da luglio. Le molteplici visite mediche a Milano e al J|medical di Torino, la conversazione con Anna Wintour alla Fashion Week dove aveva anticipato sinistramente che se non fosse tornato a gennaio sarebbe stato “un problema”, adesso questi annunci in serie dell’assenza da Pechino, Shanghai e per il resto dell’anno: tutte tappe di un’escalation che ha portato a esprimere miriadi di opinioni.

Al momento, l’ipotesi più diffusa riguarda la sindrome della bandelletta ileotibiale, anche detta ginocchio del corridore, un infortunio da sovraccarico che non richiede operazioni chirurgiche, ma trattamenti specifici per la correzione. In una recente intervista su fanpage.it, il chirurgo ortopedico e traumatologo Giovanni Di Giacomo ha specificato come l’infortunio non sia grave ma fastidioso e pericoloso a lungo termine se non trattato in maniera adeguata. Nel processo di riabilitazione non basta far scomparire dolore o infiammazione, ma comprendere la causa dei sintomi e agire quindi su “biomeccanica e postura”, in modo da eradicare il problema del tutto.

Questo, ovviamente, sempre che di bandelletta si tratti. Il giocatore e il proprio staff non hanno mai specificato la natura dell’infortunio, pertanto le supposizioni contribuiscono semplicemente alla catalizzazione dei rumors attorno al giocatore. Il fatto stesso che le comunicazioni riguardo alle tappe cinesi siano arrivate separatamente, e che nel mezzo fossero emerse svariate notizie da fonti autorevoli riguardo a un possibile rientro a Shanghai, presuppone o una strategia di comunicazione volontariamente cauta prima della grande decisione di ritirarsi fino al 2027, o una effettiva indecisione sul da farsi. In questi mesi, infatti, Sinner ha effettuato dei test sul campo a Torino e Montecarlo, tanto da far pensare che il giocatore si sentisse a proprio agio, ma che magari non risultasse pronto.

Questo, però, visto dall’esterno non può che generare ulteriore confusione nella testa di chi Sinner vorrebbe vederlo in campo davvero, a partire dalle testate autorizzate. Sul Corriere della Sera, per esempio, è già partito il processo al team per averlo fatto allenare nonostante l’infortunio al ginocchio - del quale, ricordiamolo, non si conosce ancora ufficialmente la natura - e si è già parlato di malumori che filtrano dall’interno. Sebbene il confine tra verità e proiezione delle proprie emozioni per una predizione che potrebbe avere una correlazione logica con i fatti, in questo caso, si faccia sottile, è più che sufficiente ad alimentare una sensazione di vertigine e smarrimento manifestatasi in maniera ben palpabile sui social.

La rivendita dei biglietti delle ATP Finals

Poche ore dopo l’annuncio di Sinner, sono divenuti virali alcuni screenshot e registrazioni dello schermo da parte di utenti privati su X. Alcune istantanee di notifiche dall’app Ticket Swap mostrano la rivendita di biglietti e pacchetti in una forbice di prezzo compresa tra i centocinquanta e oltre cinquecento euro, mentre un video di scrolling sul gruppo Facebook Biglietti ATP FINALS Torino mostra una serie infinita di post di utenti intenzionati a cedere il proprio posto. Facendo un rapido check tanto sul gruppo, aperto a tutti, quanto scaricando l’app, ci si può rendere conto che la situazione è effettivamente questa in vista del torneo che si terrà all’Inalpi Arena di Torino dal 15 al 22 novembre.

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E non potrebbe essere altrimenti. Guardando ai numero forniti dalla FITP dopo l’edizione 2025, rispetto alle prime ATP Finals giocate a Torino nel 2021 c’è stato un incremento nella vendita dei biglietti del +93% - per quasi duecentotrentamila tagliandi venduti e un impatto economico complessivo di oltre cinquecentonovanta milioni di euro, sei volte i guadagni del 2021. In mezzo, è successo semplicemente Jannik Sinner, che ha vinto le ultime due edizioni in back-to-back portando in entrambi i casi a numeri dell’audience da record.

E anche per quest’anno, nonostante interi carnet disperatamente messi in vendita dopo la notizia dell’assenza, non dovrebbero esserci grosse perdite per Torino, dato che su TicketOne risulta quasi un tutto esaurito nella maggior parte delle giornate - soprattutto nella finale, dove è rimasta una manciata di biglietti a partire dalla modica cifra di mille e ventinove euro. Gli unici dubbi riguardano perlopiù i dati televisivi, eccellenti nelle passate edizioni, per i quali una spinta potrebbe comunque arrivare dalla presenza di Flavio Cobolli e da una possibile Last Dance per Novak Djokovic.

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Più problemi, invece, sicuramente per riempire completamente la SuperTennis Arena a Bologna Fiere, che ospiterà le Final 8 della Davis dal 24 al 29 novembre. Anche qui molti biglietti sono stati già venduti, e in più è significativo che l’Italia giochi in Italia, ma il presagio già aleggiante che Sinner non avrebbe partecipato - l’ha già saltata lo scorso anno, quando gli Azzurri hanno completato il tris dopo la doppia edizione a Malaga -, trattandosi di un torneo che non influisce sulla classifica ATP, condizionerà sicuramente le ultime vendite nonostante prezzi logicamente più accessibili.

Sinner perderà il numero 1 del mondo: il soprasso di Zverev

Al dolore dovuto all’assenza di Sinner, nonché al potenziale impatto economico sulle ATP Finals, si aggiunge il malumore per la perdita del primato nel ranking. Il tennista altoatesino, dopo la vittoria di Wimbledon, ha infatti saltato prima i Masters 1000 di Montréal e Cincinnati, oltre allo US Open, poi l’ATP 500 di Pechino e l’ennesimo Masters 1000 a Shanghai, lasciando sul piatto già svariati punti. Punti che lieviteranno ulteriormente nelle prossime settimane, avendone oltre tremilacinquecento da difendere dopo l’enorme successo alla fine dello scorso anno, consegnando di fatto il primato matematico nella classifica ATP per la prima volta nella sua carriera ad Alexander Zverev - resta solo da capire la data, in base alle prestazioni nei prossimi tornei.

Non un boccone semplice da digerire per il pubblico tennistico. In primis, il giudizio su Zverev dipende anche dai fatti di cronaca che lo hanno coinvolto dopo il 2020, quando è stato accusato in occasioni separate da due ex compagne di violenza nei loro confronti. Soprattutto la seconda questione, dove le parti hanno raggiunto un accordo extragiudiziale tra loro e la procura, ha evitato sì a Zverev la condanna definitiva, ma si è chiusa senza verdetto, pesando sulla reputazione e l’immagine del tennista tedesco.

Il quale, a propria volta, non si è mai risparmiato da commenti controversi anche sul campo. Si ricorda, appena un anno fa a Shanghai, la lamentela per la velocità del cemento, accusando l’organizzazione di voler favorire Alcaraz e Sinner. Una questione sicuramente minore rispetto a quelle giudiziarie, ma comunque abbastanza per gettare ulteriore benzina sul fuoco di una faida vivissima sui social tra i fan di Sinner - e Alcaraz, in molti casi - e la figura di Zverev. Lasciare al tedesco il trono della classifica ATP aggiunge ulteriore amaro alla bocca già particolarmente asciutta di una community italiana in questi giorni molto nevrotica.

Sinner è il tennis in Italia

Per quanto a una fetta di pubblico old school possa risultare discutibile che l’assenza di Sinner abbia un enorme impatto sui tornei italiani, i fatti dicono questo e seguono un trend irreversibile, al di là dell’exploit recente della ATP Finals. Google trends non è uno strumento perfetto, ma un’analisi dei dati sulle ricerche correlate al miglior tennista italiano dal 2023 messa a confronto con quelli riguardanti i maggiori tornei dello Stivale - o, nel caso della Coppa Davis prima del 2025, sulle competizioni con una squadra italiana - mostra una perfetta istantanea dell’influenza di Sinner, cresciuta a dismisura ben al di sopra dell’evento stesso.

Gli Internazionali d’Italia a Roma, dopo l’assenza del 2024, sono quelli che hanno risentito maggiormente della sua presenza negli ultimi due anni in termini di popolarità, ma in generale dal 2023 - quando insomma il successo è divenuto una costante - il nome di Sinner nelle barre di ricerca italiane ha fagocitato quello dei tornei in corrispondenza delle date calde.

Insomma, non serve certo indagare a fondo per trovare una correlazione tra la presenza di Jannik Sinner e l’interesse per il tennis in Italia, e questo perché Jannik Sinner è il tennis in Italia. Quello attorno alla sua figura è divenuto quasi un culto, in maniera piuttosto simile a quanto accade con il modello di celebrità negli sport nordamericani. In particolare il paragone è con la NBA, dove saltano alla mente Kobe Bryant e Michael Jordan per quanto riguarda la fidelizzazione degli adepti, LeBron James per l’esaltazione individuale che sposta il supporto in direzione del giocatore e non dell’interesse collettivo.

Facendo gli adeguamenti del caso a uno sport individuale, al pubblico italiano non interessa vedere un bel tennis come ai supporter di LeBron James non interessa vedere un buon basket di squadra (o tifare quest’ultima), perché contano solo e soltanto il rendimento del giocatore e il suo eventuale successo. Se questi vengono a mancare, specialmente in circostanze assolutamente disastrose come quella che coinvolge la sfera Sinner al momento, l’unica apoteosi diviene quella del panico.

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