Il LightSpray di On può funzionare anche nel calcio? Una tomaia quasi invisibile, pensata per avvicinare il piede alla palla

Due codici, due prototipi, due leggende del calcio francese. ON-DCPT-KM010 è quello comparso ai piedi di Kylian Mbappé nella sfida di Nations League tra Francia e Turchia dello scorso 25 settembre, mentre ON-DCPT-KM210 è quello indossato da Thierry Henry al jubilé di Robert Pirès, martedì 6 ottobre allo Stade Saint-Symphorien di Metz. Entrambi sono destinati a entrare nella storia come i primi scarpini da calcio realizzati da On.

A giudicare dalle sigle, il prototipo di Henry sembra rappresentare un'iterazione successiva rispetto a quello di Mbappé, anche se On non ha ancora spiegato ufficialmente il significato della numerazione. In entrambi i casi, però, il debutto è arrivato con un gol: Mbappé ha segnato quello decisivo contro la Turchia, Henry è andato a segno nella serata tributo a Pirès. Due partite con un peso competitivo totalmente diverso - nel secondo caso praticamente nullo - ma abbastanza per chiarire che il progetto On Football è passato dal laboratorio al campo. Con una domanda sullo sfondo: può una tecnologia nata per il running funzionare anche nel calcio?

Come funziona LightSpray?

Per darci una risposta non possiamo che partire da LightSpray. La tecnologia di On cambia completamente il modo in cui viene costruita la tomaia: un braccio robotico spruzza un singolo filamento direttamente sulla forma della scarpa, creando in tre minuti circa la struttura in un unico pezzo, senza cuciture e colla. Nel running il risultato è una tomaia estremamente sottile, leggera e aderente, pensata per ridurre al minimo tutto ciò che può separare il piede dalla scarpa.

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Non è soltanto una questione estetica. Il processo utilizza la quantità strettamente necessaria di materiale, limitando gli scarti e - secondo un'analisi LCA indipendente citata da On - riducendo del 75% le emissioni di CO₂ legate alla produzione della tomaia rispetto agli altri modelli On da gara. Nelle scarpe da running si è passati da una media di 30 componenti a soli 7. Nel calcio, però, c'è un elemento in più da considerare nei test. Anzi, ce ne sono diversi.

Nella corsa il movimento è relativamente prevedibile: si corre in avanti, con una sequenza di appoggi che, per quanto possa differire da un atleta all'altro, segue una dinamica abbastanza costante. La scarpa deve quindi accompagnare la falcata, assorbire gli impatti e garantire stabilità e reattività durante la corsa. Il calcio rende più imprevedibile tutto ciò. Il piede può atterrare in modi completamente diversi, cambiare direzione all'improvviso, fermarsi, ripartire o trovarsi sotto pressione durante un contrasto. Ci sono accelerazioni e decelerazioni continue, tackle, pestoni, contatti con gli avversari e situazioni in cui basta appoggiare il piede con un'angolazione diversa per sottoporre la scarpa a uno stress completamente differente. Non esiste quindi una sequenza di movimenti regolare: ogni azione può cambiare quello che succede al piede un istante dopo.

E poi c'è il protagonista del gioco: il pallone. Lo scarpino non deve soltanto accompagnare il movimento del corpo, ma diventare anche la superficie attraverso cui il giocatore entra in contatto con la palla. Qui la leggerezza e la sottigliezza della tomaia possono diventare un vantaggio, aumentando la sensibilità e la percezione del pallone, ma allo stesso tempo rendono ancora più importante capire quanto questa struttura possa resistere agli urti e alle sollecitazioni di una partita vera.

Quanto può essere sottile uno scarpino?

L'evoluzione recente delle calzature da calcio ha seguito una direzione abbastanza chiara: trasformare una scarpa pesante e protettiva in una seconda pelle sempre più leggera, sottile e aderente. Dal cuoio spesso e rigido degli anni Cinquanta si è arrivati ai materiali sintetici e alle costruzioni knit di oggi, con l'obiettivo di lasciare al piede sempre più libertà e aumentare la sensibilità. On sembra voler spingere questa logica ancora più avanti.

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Nel running, LightSpray ha già ridotto drasticamente la quantità di componenti necessarie per costruire una scarpa, arrivando a una tomaia da un solo filamento, senza cuciture e senza lacci. Nel calcio i lacci rimangono, ma il loro spessore si perde sotto il resto della struttura: la tomaia è talmente sottile da confondersi quasi con il calzettone. Anche l'aspetto dello scarpino restituisce questa idea: il processo robotizzato elimina le cuciture tradizionali e gran parte dei rinforzi strutturali, lasciando una silhouette estremamente essenziale, spogliata di tutto ciò che normalmente associamo a uno scarpino da calcio.

Il punto è: quanto avanti si può spingere ancora la ricerca di leggerezza? Una tomaia più sottile significa potenzialmente maggiore sensibilità, ma anche meno materiale tra il piede e ciò che succede in campo. Nel calcio si tratta di un equilibrio particolarmente delicato.

Il prodotto passa in secondo piano

Nel progetto On Football il focus sembra soprattutto sulla tecnologia. Il branding, almeno per ora, arriva dopo. E in effetti basta guardare i primi prototipi: il logo On è quasi un dettaglio, mentre LightSpray e il codice di sviluppo sono molto più interessanti dal punto di vista narrativo.

Il marchio svizzero non ha una tradizione o un archivio da rispettare, quindi il primo prodotto deve costruire la credibilità del brand direttamente attraverso ciò che è in grado di garantire sul campo. È una scelta coerente con il modo in cui On è entrata nel calcio: prima la tecnologia, poi il prodotto, e successivamente tutto il resto.

Come giocare a piedi nudi

Portata all'estremo, però, la ricerca di leggerezza di On conduce a una sensazione quasi primordiale: quella di avere il piede il più vicino possibile alla palla. È un concetto che, per quanto possa sembrare lontano dall'idea di una tecnologia così avanzata, riporta direttamente alle origini del calcio. La sensazione di avere il piede quasi nudo dentro lo scarpino porta a pensare a come il calcio sia stato giocato per buona parte della sua storia. Molti grandi calciatori hanno iniziato a giocare per strada, scalzi, sviluppando una sensibilità sul pallone che difficilmente può essere replicata con uno scarpino rigido e strutturato. Il principio è semplice: meno è il materiale tra piede e pallone, più diretto può essere il contatto.

On sta cercando di ricreare quel feeling attraverso una tecnologia estremamente sofisticata, eliminando cuciture, strati e strutture superflue. Non sappiamo se Pelé avrebbe apprezzato questi scarpini - ma se l’obiettivo è avvicinare il più possibile il giocatore al contatto diretto con la palla, potrebbero essere uno dei modelli più vicini a quella sensazione che siano mai stati prodotti. Resta da capire se tutto ciò sarà condiviso e apprezzato anche dagli atleti.

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